giovedì 12 novembre 2020
Tra queste: capacità di risolvere problemi, collaborare e lavorare in gruppo, comunicare in modo efficace, resistere ai fattori ambientali come stress
Gli studenti possono acquisire le competenze utili per le professioni future

Gli studenti possono acquisire le competenze utili per le professioni future - Lapresse

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Le non cognitive skill, aspetti della personalità di natura socio-emozionale alla base delle competenze trasversali, migliorano le performance degli studenti e possono essere potenziate con opportuni programmi scolastici. Questo è quanto emerso dall’incontro Non cognitive skill: la "materia oscura" che muove lo sviluppo, promosso da Fondazione per la Sussidiarietà con il contributo di Nestlé Italiana e Accenture Italia, tenutosi oggi nell’ambito dell’edizione 2020 della Vet Week, la Settimana Europea della Formazione Professionale. Al dibattito, finalizzato ad approfondire il ruolo della scuola nell’accrescimento di competenze trasversali - sempre più richieste nel mondo del lavoro - hanno preso parte: Anna Ascani, viceministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e sottosegretario di Stato per l’Istruzione; Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e Professore ordinario di Statistica presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca; Francesco Pisanu, responsabile Ufficio Valutazione Politiche Scolastiche, Provincia autonoma di Trento; Damiano Previtali, dirigente Sistema Nazionale di Valutazione, Miur; Marco Travaglia, presidente e amministratore delegato del Gruppo Nestlé Italia e Malta; Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato Accenture Italia.

La ricerca e i principali risultati
Il mondo del lavoro, grazie anche alle nuove opportunità offerte dalla tecnologia, sta cambiando rapidamente. Si stima che, da qui ai prossimi cinque anni, circa un terzo delle competenze richieste in ambito lavorativo sarà legato ad abilità che oggi sono ritenute ancora marginali. Interessanti anche le prospettive riguardo alle nuove professioni: si calcola che oltre la metà dei lavori che saranno svolti tra 20 anni devono essere ancora inventati e che il 50% di quelli esistenti verrà automatizzato. Le professioni del futuro richiederanno in particolar modo competenze trasversali, denominate Non Cognitive Skill (qualcuno le chiama anche soft skill o character skill), come la capacità di risolvere problemi o conflitti, di collaborare e lavorare in gruppo, di comunicare in modo efficace, di resistere ai fattori ambientali come stress e, magari, un cattivo ambiente di lavoro. Queste capacità, che appaiono nei primissimi anni di vita, condizionano l’apprendimento e le abilità lavorative e possono cambiare in maniera significativa nel corso dell’esistenza di un individuo. Per questo motivo, è importante studiare e analizzare quanto le Non Cognitive Skill possano essere educate e potenziate in ambito scolastico, sociale e lavorativo. Con queste premesse è stata condotta una ricerca , commissionata dalla Provincia autonoma di Trento e coordinata da Giorgio Vittadini, professore di Statistica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Presidente di Fondazione per la Sussidiarietà e Giuseppe Folloni, Professore di Economia presso l’Università degli Studi di Trento, per indagare il legame fra Non Cognitive Skills e interventi educativi mirati e finalizzati al loro potenziamento.

Dallo studio sono emerse alcune evidenze particolarmente interessanti
In primo luogo, riguardo al nesso fra Non Cognitive Skill e Cognitive Skill (le abilità cognitive) e, specificatamente, sulle caratteristiche legate al carattere degli studenti. Per quanto concerne la stabilità interiore (coscienziosità e apertura all’esperienza), all’incremento di un punto nel punteggio fattoriale corrisponde un aumento di 12 punti sul voto Invalsi; all’incremento di un punto della stabilità emotiva corrisponde un aumento di tre volte sul voto Invalsi; di contro, all’incremento di un punto del “locus of control” (non sentirsi responsabili dei propri risultati) corrisponde un aumento di cinque volte (in negativo) sul voto Invalsi. Anche alcune variabili del capitale sociale hanno chiari effetti sui risultati scolastici: leggere un libro produce un incremento di tre punti del voto Invalsi, fare i compiti porta a un incremento di due punti, mentre il background socio-economico familiare può determinare un’oscillazione di due punti sui risultati del test. Infine, un’impostazione didattica che stimola l’iniziativa e la creatività può portare a un incremento fino a quattro punti. Inoltre, è stato dimostrato anche che programmi educativi ad hoc, volti a migliorare le Non Cognitive Skill, abbiano effetti su stabilità emotiva e relazionale, nonché su ottimismo e autoefficacia.

«Lo sviluppo della personalità dei giovani, attraverso l’apprendimento, il sapere e il sapere agire, è lo scopo della scuola ed è la miglior risposta a qualunque trasformazione del mondo economico, produttivo e sociale. La velocità dei cambiamenti, unita alla difficile congiuntura, metterà sempre più al centro la capacità di “imparare a imparare”. Le qualità legate alla personalità sono e saranno una parte decisiva – ha spiegato Vittadini –. Per questo, l’indagine sulle character skill fornisce un’indicazione chiara che insegnare le sole nozioni non basta ad introdurre alla conoscenza e alla competenza, ma occorre la riscoperta di persone, relazioni, valori, per affrontare con vigore, intelligenza ed entusiasmo il cambiamento imposto dalle circostanze in cui viviamo».

Gli impegni delle aziende partner dell’Alliance4YOUth
Alliance4YOUth è un importante progetto avviato da Nestlé nel 2014 che riunisce aziende e multinazionali, fra cui anche Accenture, che si impegnano ad aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro. Nell’area Emena (Europa, Medio Oriente e Nord Africa), l’iniziativa finora ha offerto oltre 450mila posti di lavoro o esperienze formative. Per i prossimi cinque anni i membri dell’alleanza si sono impegnati a creare altre 300mila opportunità.

«La situazione che stiamo vivendo ha già cambiato radicalmente il modo di lavorare di tutti noi. La presenza fisica negli uffici si ridurrà inevitabilmente e questo porterà a un ripensamento delle modalità lavorative a cui eravamo abituati. L’ufficio non sarà più un posto in cui svolgere il proprio lavoro, ma soprattutto un luogo in cui ricevere competenze sempre meno tecniche - ha commentato Travaglia –. Il tema delle soft skill è sempre più importante per il mondo del lavoro: è impensabile non avere qualità come la capacità di relazionarsi con l’altro in maniera costruttiva, di saper ascoltare e lavorare in gruppo, di affrontare razionalmente le criticità o di adattarsi al cambiamento. Molto è in mano alla scuola, ma credo che noi di Nestlé – così come altre aziende – abbiamo un ruolo ugualmente importante nella crescita umana e professionale dei nostri collaboratori».

Fabio Benasso, presidente e amministratore delegato di Accenture Italia ha affermato: «Il momento storico che stiamo vivendo ormai da diversi mesi ha confermato la centralità del capitale umano come elemento capace di garantire, insieme alla tecnologia, la tenuta del nostro paese. Quale leader nello scenario dell’innovazione, Accenture costruisce la propria offerta sulla combinazione tra tecnologia e ingegno umano, binomio imprescindibile per una crescita sostenibile e un valore condiviso tra tutti gli stakeholder. Crediamo e investiamo da sempre nella valorizzazione di caratteristiche quali creatività, curiosità, empatia, agilità, ascolto, inclusione: non cognitive skill ancora più preziose in un contesto come quello attuale dove il virtuale predomina sul fisico. Il nuovo modello di lavoro che stiamo promuovendo presso il nostro ecosistema, basato su elementi come collaborazione e co-creazione, job rotation, ricerca di competenze diversificate, contaminazione costante con realtà distanti dal nostro core business, rappresenta un volano unico per lo sviluppo di queste abilità “soft”, su cui è necessario continuare ad investire per affrontare con fiducia le sfide del futuro».

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