martedì 14 marzo 2023
Con l'aumento dell'età pensionabile viene meno la loro capacità di fornire aiuto ai genitori anziani. Mentre sono assenti politiche pubbliche di assistenza
Lavoratrici penalizzate nell'assistenza ai genitori con l'aumento dell'età pensionabile

Lavoratrici penalizzate nell'assistenza ai genitori con l'aumento dell'età pensionabile - Archivio

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Una ricerca svolta nel Regno Unito da un team di ricercatori - tra cui l’italiano Ludovico Carrino, ricercatore dell’Università di Trieste e del King’s College di Londra - e pubblicato su Journal of Policy Analysis and Management ha indagato l’impatto dell’aumento dell’età pensionabile delle donne sulle attività di cura delle persone fragili, spesso a carico di figure femminili all’interno della famiglia. Lo studio - condotto su dati inglesi - ha analizzato l'impatto dell'aumento dell'età pensionabile per le donne sulla loro capacità di fornire aiuto ai genitori. I risultati evidenziano l'importanza di tenere conto dell'assistenza intergenerazionale nella riforma delle politiche pensionistiche. I ricercatori hanno messo in evidenza come l’aumento dell’età pensionabile delle donne nel Regno Unito ha generato a una diminuzione del tempo che le donne britanniche dedicano all’assistenza degli anziani. Per esempio, per le donne che hanno proseguito a lavorare 30 ore alla settimana, il tempo dedicato all’assistenza agli anziani si è ridotto in media di sei ore alla settimana. Con tariffe di dieci euro all’ora, servirebbero almeno 3mila euro all’anno per recuperare questa riduzione di assistenza. Alcune donne sono più colpite di altre. Le donne che svolgono lavori impegnativi dal punto di vista fisico o psicosociale e le donne della cosiddetta “generazione sandwich”, che hanno cioè sia un nipote che un genitore in vita, registrano la riduzione maggiore. Allo stesso tempo, i ricercatori hanno riscontrato che i genitori anziani hanno subito una riduzione significativa della quantità di cure ricevute dalle figlie. Questa riduzione non è stata compensata da un aumento dell’assistenza da parte di professionisti o di altre fonti di supporto. È quindi probabile che questi cambiamenti nelle politiche pensionistiche influiscano sul benessere della società, riducendo la copertura dell’assistenza agli anziani vulnerabili. Per i ricercatori, questi risultati hanno importanti conseguenze per le politiche sociali. Nonostante sia noto che un aumento dell’età pensionabile porti alcuni benefici alla società, l’impatto di queste politiche sulla popolazione potrebbe essere meno positivo del previsto a causa di costi sociali molto rilevanti per gli individui. Le riforme pensionistiche dovrebbero essere disegnate di concerto ad altre politiche sociali (dapprima quelle per l’assistenza agli anziani) per ridurre l’impatto sulle generazioni di caregiver e su quelle degli anziani. Secondo Carrino, «questi risultati hanno una grande rilevanza per l’Italia, dato che l’importanza economica e sociale dell’assistenza familiare è molto simile tra Italia e Regno Unito. Le politiche pensionistiche e di assistenza agli anziani dovrebbero tenere maggiormente conto delle necessità delle persone di far convivere in maniera virtuosa la vita lavorativa con la vita in famiglia. È evidente dai nostri dati che la popolazione femminile si trova tra l’incudine e il martello: da un lato le donne, che devono avere la libertà di scegliere se e quanto a lungo lavorare, vengono incentivate a prolungare le proprie carriere lavorative; dall’altro si verificano spesso situazioni per cui, se la donna interrompe la propria attività di cura (ad esempio perché lavora di più), nessun altro interviene per compensare l’assistenza venuta meno. Questo paradosso va a discapito della qualità della vita delle donne e dei loro genitori, e rischia di ripercuotersi sui futuri costi della sanità e dell’assistenza».

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