giovedì 3 febbraio 2011
Nel periodo più grave della crisi economica che stiamo tuttora attraversando, dopo alcuni anni di crescita rallentata, il reddito degli italiani ha fatto registrare una flessione, la prima dal 1995 a questa parte. Sacconi: necessario favorire il riequilibrio demografico Santolini (Udc): servono misure mirate e concrete come il "fattore famiglia".
- Fare i tedeschi. Ma in tutto di Luigi Campiglio
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Nel 2009, ossia nel periodo più grave della crisi economica che stiamo tuttora attraversando, dopo alcuni anni di crescita rallentata il reddito degli italiani ha fatto registrare una flessione, la prima dal 1995 a questa parte. La caduta rispetto al 2008 è stata del 2,7% e l’impatto più forte, secondo l’Istat che ieri ha diffuso i dati sul reddito disponibile delle famiglie italiane tra il  2006 e il 2009, lo ha subito il Nord (-4,1% nel Nord-Ovest e -3,4% nel Nord-Est), mentre hanno contenuto le perdite il Centro (-1,8%) e soprattutto il Mezzogiorno (-1,2%) dove si trovano anche le uniche due regioni che hanno fatto rilevare un incremento seppure lieve del reddito, la Sicilia e la Calabria.La nuova certificazione sulla "stretta" che la crisi ha inflitto ai nuclei italiani ha rilanciato subito il dibattito sull’urgenza di interventi a tutela delle famiglie e del loro tenore di vita. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi non ha commentato direttamente i dati, ma intervenendo al question time a Montecitorio ha sottolineato la necessità di favorire il riequilibrio demografico anche attraverso la promozione della famiglia. Più diretti, e molto allarmati, i giudizi di esponenti politici come Luisa Santolini (Udc) e le senatrici Emanuela Baio e Maria Pia Garavaglia (Pd): la prima ribadisce l’urgenza di «misure mirate e concrete come il "fattore famiglia"», le seconde parlano di «una situazione insostenibile che sta generando uno stato di paura e di insicurezza».In generale la caduta del reddito, osservando il dettaglio dei dati, è da attribuire alla decisa contrazione dei redditi da capitale, ma pure al rallentamento dei redditi da lavoro dipendente, soprattutto al Nord dove tagli all’occupazione e cassa integrazione hanno intaccato i salari di numerosi lavoratori. Esempi efficaci, con riferimento all’area settentrionale, arrivano dalla Lombardia, che sconta la battuta d’arresto degli utili distribuiti dalle imprese a seguito della diminuzione del valore aggiunto, e dal Piemonte dove si è verificata una sensibile contrazione dei redditi da lavoro dipendente.Invece l’area meridionale sembra aver subito in misura minore l’effetto della crisi, a partire dalle citate Calabria e Sicilia, grazie ad una migliore dinamica del Prodotto interno lordo e alla tenuta degli interessi netti ricevuti dalle famiglie, spiegata in parte dalla minore propensione delle famiglie del Sud agli investimenti rischiosi, come ad esempio i depositi postali.Nonostante gli scossoni dovuti alla recessione, però, la torta del reddito disponibile delle famiglie italiane appare tagliata sostanzialmente sempre alla stessa maniera. Nel periodo 2006-2009 la fetta maggiore appartiene per circa il 53% alle regioni del Nord, per il 26% circa al Mezzogiorno e per il restante 21% al Centro. Per la precisione, comunque, nel periodo indagato tale distribuzione ha evidenziato alcune piccole variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, area che ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1% del 2006 al 30,5% nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle famiglie del Nord-est è invece rimasta invariata al 22 per cento. Fino al 2008 le famiglie residenti nel Nord-ovest hanno fatto registrare il più elevato reddito disponibile per abitante, ma nel 2009 il primato è passato al Nord-est, dove Bolzano (il regolamento europeo riconosce alle due province autonome di Trento e Bolzano il rango delle altre 19 regioni italiane) ha guadagnato la testa della graduatoria, scavalcando l’Emilia Romagna. Sempre nel 2009, inoltre, il reddito disponibile per abitante nel Mezzogiorno è diminuito meno che nelle altre ripartizioni e quindi si è avvicinato alla media nazionale, anche se il divario nei livelli di reddito procapite rimane ancora significativo.
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