giovedì 16 gennaio 2020
La proposta lanciata Cgil, Cisl e Uil è che le assunzioni dovrebbero oltrepassare del 30% i pensionamenti. Treu: non fare imbarcate generiche
Sindacati e Cnel chiedono più ingressi che uscite
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I sindacati chiedono un piano straordinario di assunzioni nel pubblico impiego che superi gli steccati del turnover. Gli ingressi dovrebbero oltrepassare le uscite del 30%, è la proposta lanciata Cgil, Cisl e Uil. Il ministero della Pubblica amministrazione ha già messo a punto un meccanismo che a livello locale permette di portare dentro più di quanti vanno in pensione. Ma i sindacati ora alzano la posta. Una mossa che arriva proprio nel giorno in cui la titolare della Funzione pubblica, Fabiana Dadone, apre a un confronto per stilare un memorandum d'intesa sul pubblico impiego. Un tavolo si dovrebbe tenere «nelle prime settimane di febbraio», annuncia la ministra. Le sigle sindacali però non si accontentano. Inizialmente si era parlato di un incontro a gennaio. «Il tempo passa e i lavoratori sono in attesa di risposte. Per questo proseguiremo con assemblee e iniziative di mobilitazione e saremo disposti a intensificare l'azione sindacale se non riceveremo a breve un riscontro concreto su assunzioni, risorse e contratti», dicono
in coro Cgil, Cisl e Uil. Lo svuotamento degli uffici e l'invecchiamento del personale sono fenomeni che anche il governo ha presenti. Stanno per lasciare in 500mila e l'età media di chi resta supera i 50 anni. Per questo il ministero punta a 150mila assunzioni l'anno. Il problema è che per entrare nella Pa di norma occorre, lo prevede la Costituzione, un concorso. Solo che oggi da quando viene pubblicato il bando a quando esce l'elenco dei vincitori trascorre in media «un anno e mezzo». Tempi, dice la stessa Dadone, «troppo lunghi». Il ministero infatti sta lavorando a velocizzare le procedure. E già qualcosa si è fatto con il Milleproroghe, dando il via libera a "bandi-tipo", per agevolare le amministrazioni alle prese con i concorsi dopo un decennio di blocchi.

Cnel: i cittadini chiedono servizi pubblici simili a piattaforme digitali
«Il personale della Pa è stato ridotto in modo pesante e reggere i servizi ora è dura. L'appello non è fare a imbarcate generiche ma assunzioni mirate». Così il presidente del Cnel, Tiziano Treu, in occasione della presentazione della relazione sui servizi pubblici. Il presidente ha messo poi l'accento sui «divari territoriali ancora gravi, per esempio sulle sanità». Sui servizi pubblici, inoltre, cittadini e imprese si aspettano esperienze simili a quelle offerte dalle grandi piattaforme digitali con cui interagiscono quotidianamente. È questo uno dei dati che emerge dalla Relazione 2019 al Parlamento e al governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini, realizzata dal Cnel e presentata a Roma nella sala del Parlamentino a cui sono intervenuti, tra gli altri, Fabiana Dadone, ministro Pa; Gianna Fracassi ed Elio Catania, vicepresidenti Cnel; Efisio Gonario Espa, relatore; Mauro Orefice, consigliere Corte dei Conti; Alessandro Faramondi, Istat; Enzo Bianco, Anci; Monica Gabrielli, Sogei; Enrico Deidda Gagliardo, Università di Ferrara; Emanuele Padovani, Università di Bologna.

La citizen experience reale, soprattutto a livello locale, è molto diversa da quella attesa nonostante i costi a carico del cittadino continuino a crescere. Nel 2018 (ultimi dati disponibili), infatti, il costo a carico di ogni cittadino per i servizi pubblici locali è stato di 350 euro. La cifra è la somma dei costi per i servizi amministrativi (205 euro con un aumento del +0,6%), la polizia locale (37,50), territorio e ambiente (32), i servizi sociali (77), gli unici che registrano un calo (-1%). A questi vanno aggiunti servizi che è difficile contabilizzare pro-capite come quelli di istruzione che impegnano mediamente 681 euro per ciascun residente tra 3 e 14 anni; la viabilità (640 euro per km di strada comunale anche se con differenze notevoli fra i vari territori e il servizio Rifiuti che costa 337 euro per tonnellata di rifiuto raccolto e smaltito, in contrazione del -4,4%, ma a fronte di un aumento della raccolta differenziata del +11,3%, giunta mediamente (media semplice) al 55,6%.
Sul fronte della salute, nel 2017 sono state 150 milioni le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli italiani nel per una spesa complessiva di 39,7 miliardi di euro, e con un aumento tra il 2013 ed il 2017 del 9,6% (Rbm-Salute-Censis). Il fenomeno riguarda oltre 44,1 milioni di persone (due italiani su tre) con un esborso medio di circa 655 euro per cittadino per anno. La spesa privata per la sanità interessa tutte le fasce di reddito, ivi compresi i redditi inferiori a 15.000 (Istat). Servizi pubblici erogati da ben 12.874 istituzioni pubbliche nelle quali prestano servizio quasi 3 milioni e mezzo di lavoratori, compresi i dipendenti pubblici in servizio all’estero (ambasciate, consolati, istituti di cultura eccetera) e le forze armate e di sicurezza (pari a quasi 500mila unità).

«Tutte le rilevazioni hanno dimostrato come nel corso dell’ultimo decennio il blocco del turn over abbia determinato un abbassamento della forza lavoro disponibile, un innalzamento dell’età media anche a discapito delle nuove competenze che occorrerebbero. A questa situazione si sommano gli effetti di quota 100 - ha affermato Treu - Una situazione che ha messo in grave difficoltà anzitutto gli enti di prossimità, i Comuni, che hanno dovuto fronteggiare, negli anni della crisi, un impoverimento di risorse umane con conseguenze inevitabili anche in termini di servizi erogati ai cittadini. Per questo consideriamo indispensabile, come annunciato dal ministro Dadone, la ripresa di una fase assunzionale nella Pa, che avvenga in modo mirato sulla base dei reali fabbisogni come previsto dalla normativa ormai vigente. Oltre a ciò sarebbe importante accompagnare un piano di investimenti nella formazione e nell’aggiornamento delle competenze del personale in servizio che supporti, lo dico al Ministro ben conoscendo le difficoltà in tal senso perché la coperta è sempre corta e gli faccio in tal senso i miei in bocca al lupo».

I livelli dei servizi sono quantitativamente più elevati nei grandi centri del Nord, e più bassi nei comuni del Sud e nei piccoli comuni del Nord-Ovest. Per poter adeguatamente interpretare tali differenze geografiche andrebbero approfondite più nel dettaglio le modalità organizzative inter-istituzionali fra le diverse forze dell’ordine, poiché gran parte degli indicatori su cui si fonda l’analisi sono indicatori di processo influenzabili da situazioni contingenti territoriali. Potrebbe essere opportuno estendere alle Regioni, alle Città metropolitane e ai Comuni l’introduzione di indicatori di benessere equo e sostenibile anche al fine di consentire ai cittadini la valutazione delle relative politiche in una moderna ed effettiva adozione di sistemi di accountability.

I servizi amministrativi delle 8mila amministrazioni comunali sono con 205 euro pro-capite medi i costi maggiori sostenuti dai cittadini e dalle imprese, con punte di 305 euro in Liguria e valori minimi in Puglia, con 137 euro con un aumento dello 0,6%. I Comuni di piccole dimensioni territoriali sono generalmente molto più costosi, fenomeno che dovrebbe portare a realizzare con urgenza Unioni di Comuni. L’indice di spesa pro capite, che in prima battuta approssima l’efficienza degli enti sui servizi amministrativi, pone Puglia, Veneto ed Emilia-Romagna a livelli elevati, mentre Liguria e Abruzzo ai livelli peggiori; i Comuni di piccole dimensioni si confermano quelli maggiormente esosi, con quote pari a circa il doppio dei Comuni medi e più del doppio rispetto a quelli grandi.

La Relazione 2019 del Cnel sulla qualità dei servizi offerti dalle Pa per la prima volta analizza la performance delle amministrazioni comunali delle regioni a statuto ordinario, sia sotto il profilo dell’impegno finanziario delle amministrazioni comunali (il livello di spesa per unità di servizio o pro capite), sia sotto il profilo della quantità e qualità del servizio erogato alla cittadinanza attraverso i dati disponibili sulla piattaforma Opencivitas di Sose Spa, società del ministero dell’Economia e delle Finanze e da Banca d’Italia.

«La Relazione del Cnel è foriera di spunti importanti per il mio mandato e per l’azione di tutto il governo che tiene molto alla valorizzazione delle pubbliche amministrazioni - ha dichiarato Dadone -. Stiamo lavorando con l'obiettivo primario di sfruttare al meglio la stagione di rilancio concorsuale che abbiamo avviato. Recluteremo giovani e daremo spazio a profili innovativi che possano accompagnare gli uffici pubblici sul cammino ormai imprescindibile della digitalizzazione. Semplificazione vera e formazione continua sono due stelle polari della nostra azione per aprire davvero la macchina dello Stato alla società civile e rendere più efficienti, con più valore aggiunto, i servizi in favore della collettività».



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