martedì 19 gennaio 2016
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Pensionati senza aumenti per quest’anno. A spiegarlo è l’Inps in una circolare (n. 210/2015), confermando le anticipazioni seguite alla pubblicazione del consueto decreto annuale che ha fissato i tassi per la cosiddetta perequazione automatica. La notizia, tutto sommato, non è cattiva, perché in realtà i pensionati avrebbero dovuto rimborsare all’Inps la rivalutazione che hanno ricevuto in più durante l’anno 2015, operazione che la legge di Stabilità 2016 ha deciso di rinviare a gennaio 2017. Era già successo l’anno scorso, senza tuttavia conseguenze per le tasche dei pensionati perché il debito fu assorbito dall’aumento del 2015. Ora le cose sarebbero andate diversamente senza l’intervento della legge di Stabilità, perché c’è solo il debito e nessun aumento di perequazione per il 2016: oltre al danno (zero aumenti), i pensionati avrebbero avuto la beffa di dover restituire all’Inps il debito creatosi per la rivalutazione definitiva delle pensioni tra il 2014 e 2015. Vediamo di capirci meglio.La 'perequazione automatica' è il vecchio automatismo della scala mobile, in virtù del quale le pensioni sono adeguate ogni anno all’aumento del costo della vita calcolato dell’Istat, allo scopo di salvaguardarne il potere d’acquisto. La perequazione è applicata una volta l’anno, a dicembre, e prevede innanzitutto l’individuazione dei 'tassi' (di rivalutazione) ufficializzati con decreto (in genere durante il mese di novembre) che, oltre a fissare quello valido per l’anno successivo (c.d. “tasso provvisorio”), determina anche il tasso definitivo per l’anno in corso. Per esempio a novembre 2015 sono stati definiti i due tassi: provvisorio per l’anno 2016 e definitivo per il 2015. È chiaro che da un anno all’altro possono verificarsi degli scostamenti di valore tra i due tassi, provvisorio e definitivo: ciò comporta un “conguaglio” da parte dell’Inps che può essere: a) a credito del pensionato se il tasso definitivo è maggiore di quello provvisorio; b) a debito del pensionato, se il tasso definitivo è minore di quello provvisorio (è successo per l’anno 2014 e la storia si è ripetuta per il 2015). Quest’anno i pensionati non ricevono alcun aumento di pensione, perché il consueto decreto ha fissato un tasso provvisorio (appunto per il 2106) pari a zero. Lo stesso decreto, però, ha fissato anche il tasso definitivo per l’anno 2015 (0,2%), risultato inferiore a quello provvisorio (0,3%) applicato durante tutto l’anno 2015: la differenza (0,1%) è un credito a favore dell’Inps. Tirando le somme, al 2016 i pensionati hanno un “saldo” a debito nei confronti dell’Inps dal momento che: a) l’aumento attribuito in via provvisoria a gennaio 2015 (più 0,3%) è risultato inferiore al dato definitivo fornito dall'Istat (0,2%); e ciò vuol dire che i pensionati devono rimborsare all’Inps il conguaglio negativo dello 0,1%;b) nessun aumento gli è dovuto a titolo di perequazione 2016 (perché il tasso provvisorio è pari a zero).Ma qui entra in gioco la legge di Stabilità 2016: stabilisce che le operazioni di conguaglio, in negativo, non vanno effettuate limitatamente ai ratei corrisposti nel 2015 “in sede di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2015” (gennaio 2016) “e vengono effettuate in sede di rivalutazione delle pensioni per l’anno 2016” (gennaio 2017). Ciò significa, quindi, che quanto hanno incassato in più nel 2015 (0,1%), i pensionati dovranno restituirlo all’Inps a gennaio 2017. A questo punto ai pensionati non resta che sperare in un tasso di rivalutazione provvisorio per il 2018 non “a zero”, così da neutralizzare gli effetti reali sulle tasche.
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