mercoledì 17 novembre 2021
Aumenta il gender gap: per le donne l'orario ridotto e i contratti a termine sono la regola, soprattutto al Sud
La pandemia ha acuito il gender gap sul lavoro

La pandemia ha acuito il gender gap sul lavoro - Reuters

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Contratti a termine a singhiozzo e part time involontario caratterizzano il mercato del lavoro al femminile nel difficile periodo post-pandemia. Il gender gap quando si parla di occupazione continua ad essere una montagna difficile da scalare. Le donne hanno pagato il prezzo più alto durante l’emergenza sanitaria, in base ai dati Istat nel 2020 su quattro posti di lavoro persi, tre erano di donne, e adesso faticano a riconquistare terreno. A fare il punto della situazione, analizzando i dati del primo semestre del 2021 che dopo oltre un anno e mezzo segnalano una ripartenza delle assunzioni, è l’Inapp (Istituo Nazionale per le analisi delle politiche pubbliche) nel rapporto «Una ripresa.. a tempo parziale». Sugli oltre 3,3 milioni di contratti attivati da gennaio a giugno di quest’anno quasi 1,2 milioni (il 35,7%) sono part-time. Con delle differenze significative: per le donne si tratta di una regola non scritta, riguarda la metà delle assunzioni spesso con la scusa della "conciliazione", mentre solo ad un lavoratore su quattro viene proposto l’orario ridotto. Stessa disparità per i contratti a termine o saltuari: rappresentano il 22% per gli uomini e il 42% per le donne. Essere giovane e vivere al Sud rappresenta una ulteriore condizione di svantaggio.

Ma il dato che preoccupa di più è la disparità di possibilità a monte: meno del 40% delle nuove assunzioni riguarda le donne, più del 60% gli uomini. Un fenomeno che si registra in tutti gli ambiti con l’eccezione delle pubblica amministrazione e dei settori finanziario-assicurativo ed immobiliare. A livello territoriale le regioni del Centro Nord hanno uno squilibrio di genere minore rispetto a quelle del Sud dove il part-time per le donne è una prassi consolidata con soglie al di sopra del 70% in Sicilia, Calabria e Molise. Quasi nullo l’effetto degli incentivi alle assunzioni, che non cambiano il ricorso massiccio al part-time imposto per le lavoratrici.

«La ripresa dell’occupazione in Italia rischia di non essere strutturale perché sta puntando troppo sulla riduzione dei costi tramite la riduzione delle ore lavorate – ha sottolineato il presidente dell’Inappa Sebastiano Fadda – la "prudenza delle imprese" rischia di incrementare la fascia di lavoratori poveri e il gap di partecipatione e reddito esistente tra umoni e donne. Il traino del Piano di ripresa e resilienza dovrebbe essere invece l’occasione per spingere sulla creazione di lavoro stabile».

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