giovedì 9 novembre 2023
Una posizione morbida su Euro7, nuovo standard europeo sulle emissioni dei veicoli, è stato approvato dal Parlamento europeo. Le nuove regole ora andranno negoziate con la Commissione
Auto incolonnate su via Strada di Settimo, a Torino

Auto incolonnate su via Strada di Settimo, a Torino - Ansa

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Il temuto arrivo dell’Euro7 si profila meno traumatico per l'industria dell'auto. Il nuovo standard europeo è particolarmente temuto dai costruttori che non volevano investire in un’innovazione meccanica costosa e destinata a durare poco e allo stesso tempo spendere soldi nell’elettrico per non favorire i competitor cinesi. Ed è già qualcosa nella situazione normativa del futuro delle automobili, perché si allontana l’accantonamento dei motori termici. Che comunque dovranno essere più puliti.

Va letta in quest’ottica l’approvazione di ieri, da parte della plenaria del Parlamento europeo (con 329 sì, 230 no, 41 astensioni) del testo sull’Euro7 che, inevitabilmente, va verso una stretta sulle emissioni ma con tempi che si dilatano e danno respiro al comparto produttivo, questione questa di grande importanza per il nostro Paese considerando l’alta specializzazione e presenza di industrie specializzate nella componentistica meccanica ma non solo.

Ieri, di fatto, i deputati hanno sposato la posizione negoziale del Consiglio, salvo piccoli cambiamenti. La speranza delle parti ora è giungere a un rapido accordo su un testo legislativo che sarà annacquato rispetto alla proposta della Commissione.

​Che cosa prevedono le nuove regole

Le nuove norme andranno a “limare” le emissioni dei gas di scarico quali ossidi di azoto, particolato, monossido di carbonio e ammoniaca, ma interverranno anche su altre tipologie di emissioni come gli inquinanti rilasciati dagli pneumatici e dai freni e “punteranno” pure la durata delle batterie (il problema dello smaltimento è stato posto solo pensando all’avvento dei veicoli elettrici, con colpevole ritardo quindi), andando così a irrigidire quelle norme Euro 6 che erano entrate in vigore dal 2017.

La proposta della Commissione prevedeva l’entrata in vigore delle nuove normative a metà 2025 per le autovetture ed a metà 2027 per i mezzi pesanti. Il Consiglio ed il Parlamento hanno preferito invece che i nuovi modelli di macchine e di furgoni vengano adeguati alle nuove regole 24 mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento. Per i nuovi autobus e gli autocarri (in questo caso superiori alle 3,5 tonnellate) ci saranno 48 mesi di tempo.

Le reazioni

“Abbiamo raggiunto con successo un equilibrio tra gli obiettivi ambientali e gli interessi vitali dei produttori”, ha detto il relatore del provvedimento Alexandr Vondra (gruppo Ecr). “Sarebbe controproducente attuare politiche ambientali che danneggiano sia l’industria europea che i suoi cittadini. Attraverso il nostro compromesso – ha aggiunto – serviamo gli interessi di tutte le parti coinvolte e ci allontaniamo da posizioni estreme”.

Una decisione che, in linea di massima, piace nel nostro Paese, proprio perchè dà tempo ai produttori di pensare ad una riconversione, non facile, della produzione. Di “successo per l’Italia” ha infatti parlato il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso che vede nella scelta una “svolta netta e significativa” visto il testo “profondamente migliorato” e rispondente ad “una visione concreta e pragmatica”. Non dello stesso avviso i rappresentanti dei gruppi Verdi che hanno visto nella scelta solo un “aggiornamento minimo dell’Euro6” mentre cautela è la parola d’ordine nell’industria automobilistica che ha ribadito concetti noti, l’Euro7 “ha ancora un prezzo elevato e si colloca in una fase molto critica per la trasformazione del settore”.


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