venerdì 26 febbraio 2021
Per Iacci, «laddove il Paese ricomincia a ragionare in famiglia, nelle scuole, sui luoghi di lavoro, nella società civile, tra i giovani si riscopre il valore del merito, della professionalità»
Paolo Iacci, autore di "Sotto il segno dell'ignoranza"

Paolo Iacci, autore di "Sotto il segno dell'ignoranza" - Archivio

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Merito e competenza sono diventate le parole d’ordine per un Paese in cui spesso vige la dittatura dell’ignoranza. I problemi sono sotto gli occhi di tutti: debito pubblico, disuguaglianza sociale, scarsa competitività del sistema produttivo, evasione fiscale, disoccupazione giovanile. Sono solo alcune delle questioni più pressanti. Eppure, proprio in questo momento di estrema complessità, la fetta della classe dirigente più colta e preparata non riesce a riscuotere la fiducia dei concittadini e l’astio verso i tecnici e gli esperti è ormai culturalmente maggioritario. ​

Secondo Paolo Iacci – autore di Sotto il segno dell’ignoranza, Egea, pagine 183, euro 22 - l’affermarsi di questo modello diseducativo è dovuto a diversi elementi. Innanzitutto, la trasformazione della famiglia, che da tradizionale-normativo (la relazione affettiva era il mezzo con cui i genitori trasmettevano ai figli i limiti e le responsabilità del mondo adulto, come il lavoro, il dovere e la competenza) passa a materno-relazionale. A questo si collega anche il ruolo della scuola, che da anni vive un processo di lento, ma progressivo degrado. Incapace di produrre istruzione (basti vedere ai risultati dei test Invalsi) e ancor più scarsa educazione, essa sta perdendo anche la tradizionale capacità di garantire opportunità occupazionali e di funzionare come strumento di avanzamento sociale: l’ascensore sociale si è fermato, l’aver studiato non paga più in termini occupazionali e allora a che serve faticare sui libri? Lo strapotere dell’ignoranza e dell’incompetenza è poi strettamente connesso con la mancanza di desiderio e con l’assenza di un’idea forte di futuro. La voglia di crescere e di migliorarsi è sempre stata una caratteristica fondante dell’essere umano, ma oggi sembra essersi persa. Il futuro non ci appartiene, si cerca di vivere al meglio il presente, unico ambito che ci è dato. Un altro elemento fondamentale è infine rappresentato dall’enorme e repentina diffusione di internet: se da un lato la rete offre un’enorme opportunità di sviluppo culturale, aggiornamento, comunicazione, dall’altro favorisce un’informazione veloce e superficiale, che induce alla massima semplificazione del ragionamento. Il saggio si conclude con un dialogo tra l’autore e Umberto Galimberti, che offre la sua visione sui temi trattati nel libro.

«Laddove il Paese ricomincia a ragionare in famiglia, nelle scuole, sui luoghi di lavoro, nella società civile, tra i giovani – sostiene Iacci - si riscopre il valore del merito, della professionalità e del sapere». L'autore è presidente di Eca Italia, società di consulenza sulle tematiche relative alla mobilità internazionale delle risorse umane, presidente nazionale di Aidp Promotion, docente di Gestione delle risorse umane all’Università degli Studi di Milano, presidente del Comitato scientifico di Parks – Liberi e Uguali, direttore responsabile del web magazine Hr On Line, collaboratore di Harvard Business Review e direttore scientifico del trimestrale Direzione del Personale. È inoltre direttore scientifico del master Hr Executive della Business School 24.

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