martedì 8 agosto 2023
Le sale sembravano spacciate tra concorrenza dello streaming ed eredità della pandemia. Ma arriva una pellicola da record di incassi e le major capiscono: senza grande schermo il settore non regge
La locandina del film Barbie a Tokyo

La locandina del film Barbie a Tokyo - Reuters

COMMENTA E CONDIVIDI

Ci voleva la Barbie per ridare slancio ai cinema, che ancora non si erano ripresi dalla batosta della pandemia. Domenica il distributore Warner Bros ha annunciato che gli incassi mondiali del film sulla più famosa delle bambole, uscito il 21 luglio, hanno superato il miliardo di dollari.

La regista Greta Gerwig, che venerdì scorso ha compiuto quarant’anni, è la prima donna a entrare nel ristretto club di chi fatto un film da oltre un miliardo di incasso, che finora contava ventotto uomini, con al primo posto – naturalmente – Steven Spielberg: un ingresso che ha rafforzato nel mondo reale il principale messaggio di fondo del film, cioè l’emancipazione delle donne. «Come responsabili della distribuzione raramente rimaniamo senza parole davanti alla performance di un film, ma Barbillion (gioco di parole tra Barbie e billion, che significa “miliardo”, ndr) ha spazzato via anche le nostre più ottimistiche previsioni » hanno ammesso Jeff Goldstein e Andrew Cripps di Warner Bros. Il grosso degli incassi del caso cinematografico dell’estate è arrivato naturalmente dagli Stati Uniti, dove fin qui il film ha conquistato il primato per tre settimane consecutive, generando 460 milioni di dollari di introiti. Festeggiano però anche i cinema italiani, dove il film ha prodotto incassi per 24,6 milioni di euro.

Solo nell’ultimo fine settimana le famiglie italiane hanno speso 3,1 milioni per andare a vedere il film di Barbie, con un incasso medio di 7.423 euro per ognuno dei 424 schermi su cui è stato proiettato. Un successo che ha permesso alle sale di chiudere il miglior luglio da oltre dieci anni, con 5,5 milioni di spettatori. Più precisamente, è stato il secondo miglior luglio dal 1995, anno di inizio delle rilevazioni di Cinetel, dopo quello del 2011, quando uscì la seconda parte di Harry Potter e i Doni della Morte. Gli spettatori di luglio sono stati il 127% in più rispetto allo scorso anno e il 67% rispetto alla media del 2017-2019, cioè prima della pandemia.

Merito di Barbie, ma non solo: in queste due settimane il film di Gerwig ha fatto 2,5 milioni di spettatori in Italia, ma hanno dato un contributo a questo luglio da record anche i nuovi episodi della saga di Indiana Jones (625mila spettatori) e di Mission Impossibile (538mila). Ha aiutato anche il film d’animazione Elemental, l’ultima produzione di Disney Pixar (425mila spettatori).

«Barbie ha fatto la differenza nei cinema di tutto il mondo con un successo travolgente – ha commentato Mario Lorini, presidente dell’associazione di settore Anec –. I dati dell’Italia dimostrano che il mercato è vivace, confermando la ripresa in atto sin dalla scorsa primavera, con un deciso recupero anche sugli anni precedenti al 2020».

Il merito, ricorda il rappresentante dei cinematografi, è anche di Cinema Revolution, la campagna promozionale lanciata all’inizio dell’estate con il sostegno del ministero della Cultura per proporre biglietti a 3,5 euro. L’uscita di altri ambiziosi film in arrivo – come Oppenheimer di Christopher Nolan, che debutterà in Italia il ventitré agosto, mentre è uscito a luglio negli Stati Uniti e in diversi Paesi – lascia sperare in un’ottima annata per il settore. Già il 2022 aveva dato segni di ripresa, con incassi a 306,6 milioni di euro, in aumento dell’81% sul 2021, anno in cui le restrizioni per il Covid avevano tenuto chiuse le sale fino ad aprile. I livelli prepandemia però restano lontani: l’incasso medio annuo tra il 2017 e il 2019 è stato di quasi 600 milioni di euro.

Le rilevazioni di Cinetel lasciano capire che le chiusure forzate degli anni scorsi hanno fatto le loro vittime imprenditoriali: i cinema censiti nel 2022 erano 1.121, con 3.412 schermi, cioè 65 cinematografi e 94 schermi in meno rispetto alla media pre-Covid. A soffrire sono naturalmente soprattutto i cinema più piccoli, che hanno un incasso medio annuo per schermo di circa 43mila euro contro gli oltre 125mila dei multisala più grandi.

Il settore sembra però avere superato la fase più critica e forse anche il rischio maggiore, quello della concorrenza dello streaming. Sembrava che la diffusione della tv on demand e di piattaforme controllate direttamente dalle grandi case di produzione di Hollywood potesse segnare la fine dei cinema, sostituiti dai grandi schermi delle televisioni. Tanto che Disney nel 2009 per la prima volta aveva lanciato una sua grande produzione, il film d’animazione Soul, direttamente sulla sua piattaforma di streaming, Disney+. Come ha ricordato ancora Lorini in una polemica lettera al Corriere della sera di pochi giorni fa, l’esperienza di questi anni sta dimostrando che senza la vendita dei biglietti delle sale difficilmente le grandi produzioni cinematografiche sono economicamente sostenibili. All’industria servono gli spettatori.

E gli spettatori stanno tornando. Gli incassi dei cinema, secondo le ultime previsioni dell’ultimo Media & Entertainment Global Outlook della società di consulenza Pwc, raggiungeranno quest’anno i 33 miliardi di dollari, recupereranno nel 2025 i livelli pre-pandemia (40 miliardi di dollari) per superare i 48 miliardi nel 2027.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: