giovedì 7 dicembre 2017
Nel 2017 le esportazioni sono cresciute del 7,3%, più della media europea. La Cina cresce del 25% ma gli Usa sono il mercato principale
Quello della moda è uno dei settori del made in Itlay più apprezzato all'estero

Quello della moda è uno dei settori del made in Itlay più apprezzato all'estero

L’inversione di tendenza c’è. E questa volta sembra andare oltre le più rosee aspettative. Le esportazioni volano e l’Italia si ritrova per una volta a fare la prima della classe in Europa. I dati sull’andamento del 2017 sono molto positivi: un 7,3% in più rispetto all’anno scorso (dati relativi al mese di settembre). Un patrimonio di 330 miliardi che dimostra come il made in Italy, dall’alimentare al design, dalle auto alla moda, sia sinonimo di qualità. In una congiuntura mondiale comunque favorevole (con l’export globale al 4,6%) l’Italia per una volta supera i due giganti europei, Francia e Germania che si fermano rispettivamente a +4,1% e +6,4% ed incalza da vicino la Spagna che ha performance migliori (+8,2%) perché partiva da un livello molto più basso. A fare luce sull’andamento e le tendenze per il futuro il Rapporto Ice-Prometeia presentato ieri a Milano su «Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori» alla presenza del sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto. Nell’ultimo triennio gli scambi mondiali sono cresciuti in media del 5% ogni anno ha spiegato il presidente dell’Agenzia Ice Michele Scannavini.

La crisi insomma sembra essere alle spalle e si può guardare al futuro con maggior ottimismo anche perché la rivoluzione digitale ha avuto un effetto moltiplicatore sull’internazionalizzazione delle imprese e sulle vendite on-line. Per l’export italiano, il mercato che cresce di più è quello cinese, salito del 25,4%. Un vero e proprio boom. Seguono quelli russo (+23,1%) e dell’America latina (+16,3%). Il mercato chiave in termini assoluti resta comunque quello americano. Le esportazioni «crescono di più nei Paesi extraeuropei (+ 8,4%), che in quelli europei (+6,4%) - ha detto il presidente di Ice, Michele Scannavini. - Colpisce l’aumento dell’export in Cina, anche se la quota di mercato resta bassa. Il merito è di un approccio più intraprendente delle imprese e di una presenza più marcata delle attività del governo». Vanno bene quasi tutti i settori ma in particolare quello della meccanica, quello chimico-farmaceutivo e dell’alimentare mentre sulla moda, ha sottolineato Alessandra Lanza, partner di Prometeia, «possiamo fare di più».

A fare da traino alla ripresa delle esportazioni, mai così effervescenti da cinque anni a questa parte, anche le risorse messe in campo dal governo per attività promozionali: quasi 200 milioni di euro, tre volte di più rispetto al 2014. «Il piano straordinario del made in Italy è stato uno sforzo di sistema - ha ricordato Scalfarotto - Il piano puntava a un incremento dell’export e sulla capacità del Paese di attrarre investimenti. Quello che è stato fatto è una macchina che funziona e che lasciamo funzionante a chi viene dopo di noi». Positive anche le previsioni per il futuro: per la meccanica, primo settore di esportazione dell’Italia, si stima che la domanda mondiale di importazioni chiuderà il 2017 con una crescita del 4,2% ed è prevista in ulteriore accelerazione nel 2018. Nei beni di consumo, sia il sistema moda sia l’arredo potranno contare su tassi di crescita delle importazioni mondiali tra il 6,5 e il 7% nel prossimo biennio. Rimane più lenta la domanda internazionale dell’alimentare, ma in questo settore le prospettive dell’Italia passano soprattutto da un aumento della penetrazione commerciale. Le imprese italiane anche in tempi di crisi hanno saputo difendere le proprie posizioni, aumentando anzi il posizionamento in alcuni mercati chiave (come gli Stati Uniti). La sfida è oggi passare dalla difesa all’attacco, muovendosi con una maggior velocità e su mercati meno congeniali.

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