mercoledì 10 agosto 2011
È quanto emerge da un indicatore studiato dal centro di ricerche Datagiovani sulla condizione lavorativa al di sotto dei 35 anni.
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Oltre 427mila giovani nel 2010 hanno perso un posto di lavoro che avevano nel 2009. E nel Nord Italia si registra il trend peggiore, con solo il 12% di nuove assunzioni sul totale per i giovani. È quanto emerge da un indicatore studiato dal centro di ricerche Datagiovani sulla condizione lavorativa al di sotto dei 35 anni, dal 2009 al 2010. Secondo l'indagine, quasi il 20% dei disoccupati nel 2010 lavorava nel 2009, e circa il 60% è disoccupato da più di un anno. Quasi due giovani disoccupati su dieci lavoravano nel 2009. Si tratta di poco meno di 210 mila giovani che hanno perso un posto di lavoro. Ad essi vanno però aggiunti i quasi 218 mila ragazzi che sono passati dalla condizione di occupato a quella di inattivo, o perché si sono rimessi a studiare o perché sono scoraggiati nella possibilità di trovare un altro posto di lavoro. Da rilevare poi che sono circa 686mila gli under 35 che cercano lavoro da oltre un anno. L'indice di evoluzione del mercato del lavoro giovanile 2010 mostra come rispetto alle tendenze medie nazionali, come era avvenuto del resto anche nel 2009, siano le regioni del Sud Italia a reagire meglio. In testa troviamo Molise e Campania, con venti punti in più della media nazionale, mentre il terzo gradino del podio è occupato dalla Calabria. L'ottimo posizionamento di questi tre regioni è da addebitare alla creazione di nuovi posti di lavoro (oltre il 20% degli occupati del 2010 non aveva un lavoro nel 2009) e al basso rischio di perdita del lavoro (meno del 12% dei disoccupati del 2010 erano occupati nel 2009, contro una media nazionale del 18%). Tra le regioni del Nord tengono solo Liguria e Trentino - Alto Adige, grazie soprattutto a buone capacità di stabilizzazione contrattuale (lavoratori i cui contratti sono divenuti a tempo indeterminato mentre nel 2009 erano instabili). Le altre regioni settentrionali si posizionano in coda essenzialmente per la combinazione di pochi posti di lavoro nuovi creati per i giovani (meno del 12%) e per un elevato rischio di cessazioni di rapporti esistenti (un quarto ed oltre dei disoccupati del 2010 è rappresentato da ragazzi che nel 2009 lavoravano). Nonostante le regioni del Nord Italia nel 2010 abbiano mostrato tendenze peggiori rispetto alla media nazionale in termini di evoluzione complessiva del mercato del lavoro giovanile, le cose stanno andando un po' meglio di quanto verificato nel passaggio dal 2008 al 2009: molte recuperano terreno, in particolare la Liguria (nove punti in più nell'indice) e il Veneto (otto punti in più, con un indice 2010 quasi a livello medio nazionale). Bene anche l'Emilia Romagna (tre punti in più), più stabili le altre, mentre solo il Friuli Venezia Giulia appare in netta difficoltà (dieci punti in meno). A parte la Toscana, poi, tutto il Centro Italia mostra dinamiche migliori rispetto al 2009, con l'Umbria a segnare addirittura un incremento di dieci punti, passando dal 12esimo al quarto posto in classifica generale. Discorso totalmente diverso invece per il Sud, il cui mercato del lavoro giovanile nel 2009 si era comportato in maniera decisamente migliore rispetto alle regioni del Nord: perdono terreno in particolare la Sicilia (-25 punti, passata dal terzo all'11esimo posto) e la Puglia (che perde sei posizioni).«Anche se vi sono alcune eccezioni - sottolineano i ricercatori di Datagiovani - in generale la tendenza negativa del Mezzogiorno è da attribuire a una crescita del rischio di perdita del posto di lavoro e a un aumento della disoccupazione oltre 12 mesi: sembra dunque che l'onda lunga della crisi occupazionale stia facendo sentire maggiormente ora i suoi effetti nel Sud Italia rispetto al 2009».
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