martedì 14 marzo 2023
Secondo l'istituto, «lo scenario internazionale resta caratterizzato da un elevato grado di incertezza»
Inflazione, per l'Istat il rientro sarà «più lungo del previsto»

Reuters

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"Lo scenario internazionale resta caratterizzato da un elevato grado di incertezza e da rischi al ribasso. Si inizia a profilare un percorso di rientro dell'inflazione più lungo di quanto inizialmente previsto”. Ad affermarlo è l’Istat in una nota sull’andamento dell’economia italiana. L’istituto rileva inoltre che “il Pil italiano, nel quarto trimestre 2022, ha segnato una lieve variazione congiunturale negativa a sintesi del contributo positivo della domanda estera netta e di quello negativo della domanda interna al netto delle scorte".

A gennaio, l'indice destagionalizzato della produzione industriale, dopo il forte rialzo del mese precedente, è diminuito in termini congiunturali dello 0,7% con segnali discordanti tra i principali raggruppamenti di industria. Il mercato del lavoro si è invece confermato in miglioramento anche a gennaio. Il numero dei lavoratori dipendenti ha oramai superato i livelli pre-pandemia mentre gli indipendenti restano ancora al di sotto dei valori medi del 2019.

A febbraio, in base alla stima preliminare, ''l'inflazione al consumo ha continuato a rallentare'', scrive l'Istituto. Il differenziale per l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (ipca) tra Italia e area euro, ''pur rimanendo positivo, si è ridotto ulteriormente. Il clima di fiducia dei consumatori a febbraio è tornato a migliorare mentre quello delle imprese, dopo essere aumentato per tre mesi consecutivi, si è stabilizzato, conclude l'Istat.

La crisi innescata dal crollo di Silicon Valley Bank negli Usa sta insinuando dubbi sulla politica degli aumenti del costo del denaro adottata per rallentare l’inflazione. Anche se la crisi è partita dagli Stati Uniti, il dilemma non attanaglia solo la Fed, con i mercati che già la vedono dismettere i panni del falco fin dalla prossima riunione del 22 marzo. Sempre se il nuovo dato sull'inflazione Usa, in arrivo proprio oggi, non costringa ad altre riflessioni. Anche la Bce è chiamata, se non ad un cambio di rotta, quantomeno ad un supplemento di riflessione, tanto che il mercato non dà più per certo nemmeno il rialzo da 50 punti atteso per questo giovedì e annunciato dalla stessa presidente Christine Lagarde nella riunione di febbraio.

Con la crisi della SVB, l'ala delle colombe ha ora una nuova, solida argomentazione per chiedere un percorso più morbido verso l'obiettivo, che resta sempre far calare l'inflazione. Il problema è che il dato di partenza non aiuta le loro intenzioni: l'inflazione core, cioè al netto degli elementi più volatili come alimentari ed energia, ha accelerato al 5,6% a febbraio, segnalando che l'aumento dei prezzi non solo si è esteso a tutti i settori, ma sta proseguendo senza ostacoli. Per questo la presidente Lagarde non aveva escluso rialzi successivi, che per il mercato - fino alla settimana scorsa - avrebbero potuto portare fino ad un tasso terminale del 4%, dal 2,5% attuale. Ieri, per la prima volta da un mese, le attese sul picco dei tassi si sono abbassate sotto il 3,70%. E per i trader c'è solo il 50% di possibilità che giovedì la Bce decida una stretta da 50 punti. Secondo alcuni analisti potrebbe limitarsi a 45 punti. Sarebbe un segnale forte, la svolta delle colombe, o la paura che il sistema finanziario europeo non sia poi così immune al contagio come i suoi ministri affermano.

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