mercoledì 11 novembre 2020
I giovani si rapportano al loro futuro lavorativo con un atteggiamento curioso, interessato, fiducioso e positivo (circa il 40% del campione), anche se permane un fondo di preoccupazione (20%)
I giovani continuano a sperare nel loro futuro

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Informazione, prospettive professionali e opportunità lavorative dei giovani. Sono questi i temi trattati da Simone Taddei, responsabile Gestione e Selezione del personale Credem e Maria Luisa Bionda, docente dell’Università Cattolica e owner di 2B Research & Analysis durante il webinar Ambienti di lavoro per la generazione Z organizzato dall'Università Cattolica in collaborazione con Credem per gli studenti della laurea magistrale Cimo (Comunicazione d’Impresa, i Media e le Organizzazioni complesse) e master Almed (Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo). L'incontro rientra in un ciclo seminariale dedicato alla generazione Z per conoscere in maniera approfondita le aspettative dei giovani nati tra il 1995 e il 2010, attraverso lo studio delle loro abitudini e prospettive, a partire da ricerche empiriche e da testimonianze di esperti e professionisti.

Durante l'incontro, al quale hanno partecipato 200 studenti, sono stati presentati i dati di una ricerca Almed sulla generazione Z e il mondo del lavoro condotta pre-lock down da 2B Research & Analysis, su un campione di 800 intervistati, e in larga parte confermati post-lockdown da una ricerca svolta da University Box su un panel di 492 ragazze e ragazzi. Tali ricerche sono state realizzate nell’ambito del progetto editoriale Libro Bianco delle professioni della comunicazione, volume in uscita nei prossimi mesi, edito e promosso da Almed.

In particolare nel confronto tra i relatori sono state analizzate le aspettative dei giovani riguardo aziende e manager che potranno rappresentare i loro futuri referenti professionali: alle aziende si richiede trasparenza e capacità di creare un clima collaborativo, mentre le skill maggiormente richieste ai manager sono la competenza e l'attenzione all'aspetto umano. Appare superata l’ottica autoritaria che ha lasciato spazio all’ideale di un capo determinato, carismatico e simpatico. La ricerca di un manager “umano” appare ancor più valorizzata dai dati raccolti dopo il blocco della primavera 2020.

I giovani si rapportano al loro futuro lavorativo con un atteggiamento curioso, interessato, fiducioso e positivo (aggettivi citati da circa il 40% del campione), anche se permane un fondo di preoccupazione (20%), legato anche all'attuale emergenza sanitaria. Altro elemento rilevante è la prospettiva di un’ampia flessibilità tra vita privata e vita lavorativa: il 45% del campione è disposto a sacrificare aspetti della propria vita privata per raggiungere obiettivi lavorativi e il 35% non divide nettamente vita privata e lavoro, perché si prefigura una professione che sia fonte di soddisfazione e mezzo di espressione del sé. Nei confronti dello smartworking si nota un'ampia apertura, anche se si vorrebbe alternare con la presenza in ufficio.

«Stiamo vivendo una fase di svolta profonda del mondo del lavoro, di come lo pensiamo, del significato che gli diamo - ha spiegato Bionda -. Questi cambiamenti impattano, anche se paradossale, in modo ancora più forte sulle generazioni che si affacciano ora a questa dimensione di vita. La centralità dei valori come linee guida che definiscono un percorso, che emerge costantemente nei dati raccolti, è il più importante capitale che la generazione Z può portare al mondo del lavoro, attualizzandolo e spingendolo verso il futuro».

«Penso che parlare ed ascoltare i giovani sia uno degli investimenti più lungimiranti che un'impresa ed più in generale la società possa realizzare - ha dichiarato Taddei -. Approfondire ed ascoltare gli obiettivi e le aspettative di questa generazione permette di tracciare le future evoluzione del contesto sociale e di conseguenza progettare le opportunità per i giovani nell’ambito aziendale che siano meglio in grado di interpretarle. Questo incontro ha dato l'opportunità di confrontarsi sui valori richiesti dai giovani e sulle loro aspettative all'interno dell'ambiente lavorativo che è uno stimolo di cui faremo tesoro per rendere ancora più efficace il nostro modo di lavorare».

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