sabato 21 maggio 2011
L’agenzia Fitch abbassa di tre gradini il giudizio sul debito. Il ministro francese: bancarotta vicina. Fmi: la Ue aiuti anche l’Irlanda o non ce la farà.
L'INTERVISTA «Gotti Tedeschi: Borse in mano a chi specula»
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La medicina è amara, la prognosi riservata: se la Grecia non riceverà presto nuovi aiuti internazionali fallirà. In gergo tecnico «default». Detto in soldoni farà «crac». Per questo l’agenzia Fitch ha tagliato di tre «gradini» il rating sul debito pubblico ellenico portandolo a «B+» dal precedente «BB+». Non solo: Atene è «sotto osservazione» per possibili nuove bocciature. A quel punto sarebbe praticamente impossibile trovare cure alternative per evitare il fallimento.Insomma, il paziente è in condizioni disperate. Tanto che gli ispettori del Fondo monetario internazionale, dell’Unione europea e della Bce, la cosiddetta "troika", avrebbero deciso di sospendere la missione ad Atene. Chiedendo nuove misure di austerity e un’accelerazione alle privatizzazioni. Il taglio del rating da parte di Fitch, risponde il ministero delle Finanze ellenico, indica che l’agenzia «ha ignorato i nuovi impegni già presi dal governo per rispettare gli obiettivi fiscali del 2011 e accelerare il proprio programma di privatizzazioni». Il "downgrade", aggiunge la nota ufficiale, appare piuttosto influenzato dalle «intense voci» di stampa. Proprio ieri il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, in una intervista al quotidiano austriaco Der Standard, ha dichiarato che «la Grecia è a rischio bancarotta. Lunedì – ha aggiunto, riferendosi al vertice Ecofin – abbiamo espresso le nostre preoccupazioni circa la lentezza del processo» di privatizzazione in corso. In effetti, anche il ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, ha ribadito ieri l’intenzione di velocizzare il programma da 50 miliardi di euro, per il quale è stata fissata una scadenza al 2015. Ma i 60 miliardi del nuovo prestito a cui starebbero lavorando Ue e Fmi servono subito.A non tornare sono dunque «i tempi». Quelli della speculazione sono decisamente più veloci. E continuano infatti a prendere di mira il debito di Atene. Il differenziale fra titoli di Stato decennali greci e i bund tedeschi è salito di 30 punti a quota 1.344, mentre i rendimenti sono schizzati al livello record del 16,55%. Il nuovo balzo è stato registrato dopo che la proposta del presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, di rivedere la maturazione dei titoli del debito pubblico di Atene, è stata bocciata dalla Bce. Francoforte ha minacciato di «bloccare i prestiti alla Grecia» se questa «ristrutturazione soft» del debito fosse passata. Ecco perché, messa da parte (per ora) la strada della ristrutturazione, i leader europei pensano a un’intesa con le banche che hanno in portafoglio i titoli di Stato greci: incentivandole a non venderli e a sostituirli alla loro scadenza con nuovi bond. «Qualunque cosa che si basi su una intesa volontaria da parte delle banche è bene accetta», ha confermato la stessa Lagarde.Se la Grecia versa in condizioni disperate, l’Irlanda non è certo guarita. Per il Fmi l’Europa deve mettere a punto un piano «più ampio» in modo da gestire i rischi dei Paesi periferici. Altrimenti Dublino non riuscirà a riguadagnare l’accesso ai mercati: le prospettive restano deboli e i rischi sono aumentati a causa di una crescita limitata e dell’elevata disoccupazione. Inoltre le difficoltà di Grecia e Portogallo, gli altri «Paesi periferici», stanno complicando un cammino verso il risanamento dei conti pubblici «iniziato con slancio». Anche le Borse hanno manifestato ieri segnali di nervosismo, soprattutto dopo il taglio di Fitch. Tra le principali, la peggiore è stata Milano, che ha perso un punto percentuale e mezzo, seguita da vicino da Madrid e Francoforte. Tornata una forte tensione sui titoli di Stato portoghesi, Lisbona ha chiuso in calo dello 0,41%, mentre Atene ha perso l’1,88% con molti titoli bancari in consistente ribasso.
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