venerdì 20 maggio 2011
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Dal carcere di Manhattan è arrivata la lettera tanto attesa. Dominique Strauss-Kahn si è dimesso dalla direzione generale del Fondo monetario internazionale (Fmi), aprendo ufficialmente una frenetica corsa per la successione. La favorita ora sembra una donna: la sua connazionale Christine Lagarde. «È con infinita tristezza che presento le mie dimissioni», scrive il politico francese nella missiva datata 18 maggio. In questo momento, aggiunge, «voglio proteggere un’istituzione che ho servito con onore e devozione» e «soprattutto impegnare tutta la mia forza, tutto il mio tempo e tutta la mia energia a dimostrare la mia innocenza», difendendosi dalle accuse di stupro e sequestro di persona formulate dal tribunale newyorchese. La guida del Fondo è stata confermata ad interim all’americano John Lipsky, ma si ritiene che il suo incarico durerà poco. È soprattutto l’Europa a premere per un rapido avvicendamento, nel tentativo di conservare un posto che finora ha ricoperto «per tradizione» e di bruciare la concorrenza, per ora disorganizzata, delle economie emergenti. Tanto più che l’Unione Europea è oggi il più autorevole «cliente» e collaboratore del Fondo, nel quadro dei prestiti concessi in tandem a Grecia, Irlanda e Portogallo.Per questo gli Stati della Ue, insolitamente compatti, avrebbero già trovato una convergenza sul nome del ministro francese delle Finanze Christine Lagarde, mentre dall’eterogeneo blocco degli emergenti si è fatta avanti una pletora di potenziali candidati. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha spiegato ieri che «naturalmente i Paesi emergenti rivendicano il diritto alle posizioni più elevate del Fmi o della Banca Mondiale, ma la situazione attuale richiede un candidato europeo, tenuto conto dei considerevoli problemi dell’euro». Dal momento che il mandato di Strauss-Kahn scadeva a settembre 2012, sostiene la Merkel, fino ad allora il posto dovrebbe essere occupato da un europeo. Pure Sarkozy vuole una candidatura di «grande qualità. L’Europa deve fare la scelta dell’unità», mentre per Tremonti ci sono «ottime ragioni» per sostenere Lagarde.Alcuni giornali americani hanno scritto che gli Stati Uniti sarebbero pronti ad appoggiare la candidatura di Lagarde, che si è guadagnata un’ottima fama come presidente di turno del G20. Altri però hanno messo l’accento su un’inchiesta che la riguarda in Francia per abuso d’ufficio. Dalla Cina la portavoce del ministero degli Esteri, Jiang Yu, ha detto che «le economie emergenti dovrebbero essere incluse tra i vertici del Fmi». Concetto ribadito dal governatore della Banca del Popolo, Zhou Xiaochuan, lui stesso indicato fra i favoriti. Resta in piedi l’ipotesi di compromesso sul turco Kemal Dervis, già ministro ad Ankara e inseritissimo a Washington, dove è vice presidente della Brookings Institution. Altri candidati, per quanto «emergenti», appaiono troppo vicini agli Stati Uniti, come il banchiere centrale messicano Agustin Carstens e il brasiliano Arminio Fraga, addirittura inviso al proprio governo.
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