giovedì 1 giugno 2023
La sperimentazione in 21 istituti tecnici e professionali sta avendo ripercussioni positive. Due gli obeittivi: sviluppare il senso critico e arricchire il vocabolario
Lo studio della Filosofia aiuta i giovani a trovare lavoro
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In un mercato del lavoro in continua evoluzione, con nuove professioni che nascono e richiedono competenze finora sconosciute, sarà sempre più importante avere uno «sguardo critico» sulla realtà e l’abilità di “maneggiare” le parole, arricchendo un vocabolario, ancora piuttosto povero per troppi giovani. A questo obiettivo punta il programma sperimentale dell’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa), che in 21 istituti tecnici e professionali ha introdotto l’insegnamento della Filosofia durante le lezioni di Educazione civica.

I risultati di questo primo anno di sperimentazione, che ha coinvolto scuole di Toscana, Piemonte, Molise e Alto Adige, sono stati presentati ieri mattina durante un webinar, che ha coinvolto filosofi, insegnanti e studenti, tutti concordi nel ritenere lo studio della Filosofia «fondamentale affinché lo studente possa acquisire una crescita di tipo personale, utile per l’inserimento nell’attuale mondo del lavoro». Insomma: probabilmente Kant ignorava il funzionamento del tornio, ma l’esperienza di questo anno di sperimentazione insegna che, leggere la Critica anche negli Istituti tecnici e professionali, oltre a far crescere la personalità degli studenti, li favorisce nell’approccio al mondo del lavoro. E, altro particolare non secondario, aumenta la capacità di attrazione di queste scuole, che raccolgono poco più del 40% degli iscritti, rispetto ai licei che sfiorano il 60%. Con il risultato che le imprese fanno sempre più fatica a reperire le figure professionali di cui hanno bisogno: soltanto nel mese di maggio, secondo Unioncamere, la difficoltà di reperimento ha riguardato il 46% del personale che le imprese ricercano. Un allarme raccolto dallo stesso ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha puntato sull’orientamento alla scelta della scuola superiore degli studenti e delle loro famiglie.La sperimentazione dell’Indire si basa sull’approccio filosofico Paths (A Philosophical approach to thinking skills) – già adottato da 1.700 docenti di 1.100 scuole italiane - con l’obiettivo di «insegnare la filosofia in modo che possa fare la differenza ed essere per tutti». Anche per chi, come gli studenti degli Istituti tecnici e professionali, potrebbe pensare di non essere “portato” per una materia che, nel discorso comune, mai o quasi mai viene associata a questa tipologia di scuola.

Dopo un primo momento di smarrimento («La filosofia ci inquieta», ha candidamente ammesso uno studente), i ragazzi si sono via via appassionati alla “novità”, tanto che, i promotori della sperimentazione adesso vogliono riproporla anche per il prossimo anno scolastico, con l’ambizione di staccarla dall’Educazione civica, facendola diventare materia curricolare a tutti gli effetti.«Non si tratta di mera conoscenza teorica, ma dell’esercizio dello sviluppo del pensiero», ha sottolineato Elena Cappai dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte. Mentre Andrea Felis, dell’Usr di Bolzano, ha ricordato come l’introduzione della Filosofia, abbia, appunto, «aumentato l’appeal dell’istruzione tecnica» sul territorio altoatesino.L’educazione al «pensiero critico» è stato il filo conduttore del progetto, intesa come «capacità di interrogarsi sul mondo» e «imparare a domandare». Sviluppando una sana curiosità molto utile nel contesto mutevole del mercato del lavoro attuale, così come la capacità di «confrontarsi con il pensiero degli altri», dote anch’essa molto richiesta nell’era del “lavoro collaborativo”. Infine, arricchendo il proprio vocabolario, grazie alla lettura di testi filosofici, gli studenti eviteranno di «cadere in trappole logiche o essere ingannati da discorsi manipolativi», scrivono Matteo Borri e Samuele Calzone, ricercatori Indire, in La filosofia come risorsa educativa. Due pericoli sempre in agguato in un mondo, anche del lavoro, iper-connesso e in perenne cambiamento.

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