mercoledì 5 luglio 2023
Crescono del 10% le opportunità per tutti i professionisti che, a vario titolo, hanno a che fare con le attività legate alla sostenibilità, in particolare Esg Consultant e di Esg Governance
Un impianto di riciclo dei rifiuti

Un impianto di riciclo dei rifiuti - Archivio

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Per garantire la transizione verso un’economia circolare l’Italia sta affrontando importanti riforme strutturali nel settore ambientale, anche grazie alle risorse aggiuntive del Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tuttavia restano ancora alcune criticità da risolvere - soprattutto in termini di completamento della governance locale e di soluzione del divario infrastrutturale - che potrebbero aumentare nel prossimo futuro le distanze tra Nord e Sud. Questa la fotografia scattata dal Green Book 2023, il rapporto annuale sul settore dei rifiuti urbani in Italia, promosso da Utilitalia e curato dalla Fondazione Utilitatis, realizzato in collaborazione con Ispra e con la partecipazione di Enea e Ancitel Energia e Ambiente. Nel 2021, il fatturato di settore (considerando un campione di 534 aziende) ha raggiunto circa 13,5 miliardi di euro, pari a circa lo 0,8% del Pil nazionale, occupando circa 100mila addetti diretti che costituiscono lo 0,4% del totale degli occupati in Italia e circa l’1,7% degli occupati del settore industriale. L’analisi delle gare per l’affidamento dei servizi (pubblicate nel periodo 2014-2022) conferma le difficoltà e i ritardi nella standardizzazione delle dimensioni e delle tempistiche di affidamento dei servizi di gestione del ciclo integrato dei rifiuti a livello nazionale. Oggi la maggior parte delle gare (l’87% di 2.499 analizzate) viene bandita per affidamento del servizio a un solo Comune; inoltre l’85% delle gare per l’affidamento dei servizi di gestione ha una durata pari o inferiore a cinque anni. La maggior parte delle gare (il 67%) è localizzata al Sud, per effetto della ridotta presenza di gestioni industriali in questa parte del Paese. Proprio il Mezzogiorno continua a presentare un significativo deficit impiantistico che non consente la corretta chiusura del ciclo dei rifiuti, contribuendo al differenziale di spesa per il servizio di igiene urbana. A causa del maggiore costo sostenuto per il trasporto dei rifiuti verso impianti fuori regione, infatti, il Sud registra la Tari più alta del Paese, con 368 euro/abitante nel 2022, staccando Centro (335 euro) e Nord (276 euro). Con il 60% destinato alle regioni del Sud e le azioni di riforma messe in campo, il Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza può offrire una spinta importante a colmare il service divide che caratterizza il Paese. Le linee di investimenti programmate mirano a incentivare la circolarità delle risorse e, nello specifico, a migliorare i sistemi di raccolta e gestione dei rifiuti in tutto il territorio nazionale. Per questi interventi sono stati stanziati 2,1 miliardi di euro a fronte di progetti candidati dalle imprese per circa sette miliardi di euro: si tratta quindi di risorse che agiscono da propulsore per gli investimenti delle aziende, ma non sufficienti a colmare il fabbisogno nazionale di settore. Secondo una stima di Utilitalia del 2023 che non tiene conto degli interventi finanziati dal Pnrr, per rispettare gli obiettivi Ue il fabbisogno impiantistico al 2035 è stimato in 4-5 miliardi di euro per il trattamento della frazione organica e per il recupero energetico delle frazioni non riciclabili; a questi vanno sommati 1,2 miliardi di euro per l’incremento della raccolta differenziata, 600 milioni di euro di investimenti finalizzati a mettere in servizio le strutture dedicate al fabbisogno residuale di discarica del 10% e infine altri 300 per l’implementazione della tariffa puntuale

Opportunità di lavoro in crescita

Crescono del 10% le opportunità di lavoro per tutti i professionisti che, a vario titolo, hanno a che fare con tutte le attività legate alle tematiche Esg. In questo momento, in particolare, le aziende stanno cercando Esg Consultant e di Esg Governance Manager. «Da qualche tempo, e sempre con maggiore insistenza negli ultimi anni – spiega Claudia Meazza, manager della divisione Banking & Real Estate di Hunters Group – l’impegno etico e morale di un’azienda verso l’ambiente, la società e l’etica gestionale è diventato un asset strategico in grado di incidere direttamente sui risultati di business delle aziende e, di conseguenza, di incrementarne il valore. I criteri Esg (legati alla sostenibilità ambientale, sociale e di governance) sono dei veri e propri indicatori pratici che permettono di classificare e selezionare le imprese che davvero perseguono la sostenibilità con progetti e soluzioni e rappresentano anche i tre indicatori chiave utilizzati per misurare le realtà virtuose. Non è strano, dunque, che non solo le aziende quotate, ma anche le pmi, inizino a cercare professionisti che siano capaci di guidarle in questo viaggio verso la sostenibilità». L’Esg Consultant, a diretto riporto dell’Esg Manager, si occupa di supportare la divisione Sustainability nelle attività di analisi e implementazione di strategie di sostenibilità, cambiamento climatico e stakeholder engagement, supporto metodologico alla redazione di bilanci di sostenibilità, verifiche di conformità a principi e linee guida internazionali in ambito di sostenibilità, revisione di bilanci di sostenibilità, due diligence Esg. Per questo professionista la Ral-Retribuzione annua lorda media è di 35mila euro. L’Esg Governance Manager, oltre a coordinare il Consultant nelle sue specifiche attività, si concentra sull’analisi di rischi di sostenibilità, dell’impatto economico, sociale e ambientale; supporta la compilazione di indici di sostenibilità e si occupa della definizione di sistemi di misurazione nell’ambito di progetti di impact investing, dello sviluppo di politiche di sostenibilità nella supply chain e della definizione di policy e sistemi di gestione in riferimento a tematiche quali diritti umani, ambiente, lotta alla corruzione e diversity. Per questo professionista la Ral media è di 50mila euro. «È una tendenza – aggiunge Meazza – che riguarda tutte le tipologie di impresa. Anche le pmi, infatti, devono essere green compliant, soprattutto per non perdere competitività sui mercati esteri. Fino a qualche tempo fa si appoggiavano a commercialisti o consulenti esterni, ma ora è arrivato il momento di puntare a competenze altamente qualificate e iper-specializzate sui temi Esg. È difficile che queste realtà, spesso medio-piccole, possano assumere questi professionisti, quindi, nella maggior parte dei casi, si tratta di consulenti esterni (che arrivano da big corporate o da società di consulenza) che lavorano per più società». L’attenzione alle tematiche Esg, infine, fa crescere le aziende più velocemente e le rende più redditizie: si registra, in tre anni, una crescita di fatturato fino al 5% in più rispetto a quelle con dipendenti meno soddisfatti. Oltre ai principi fondamentali di una retribuzione equa e alla garanzia di un ambiente di lavoro sicuro, i benefici possono includere la formazione professionale, la salute mentale e fisica, l’assistenza all’infanzia e le opportunità di istruzione, tutti fattori che aumentano la soddisfazione dei dipendenti e, di conseguenza, la produttività e la fidelizzazione.

Economia circolare, l'Italia resta leader

Nonostante gli allarmi sulle crisi ambientali si rincorrano, il tasso di circolarità nell’economia mondiale sta diminuendo: in cinque anni siamo passati dal 9,1% al 7,2%. In altre parole, il Pianeta ricicla e riusa di meno. Tra le prime cinque economie dell’Unione Europea l’Italia rimane il Paese più circolare del Vecchio Continente, anche se negli ultimi cinque anni perde posizioni, mentre altri Stati accelerano. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia è al 18,4%, resta più alto della media Ue (11,7%) nel 2021, ma eravamo al 20,6% nel 2020 e al 19,5% nel 2019. Per la produttività delle risorse siamo, assieme alla Francia, davanti alle altre principali economie europee con 3,2 euro generati per ogni chilogrammi di materiale consumato e anche nella percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti, speciali e urbani, siamo in testa con il 72%. Nella classifica complessiva della circolarità delle cinque principali economie dell’Ue (Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia) restiamo dunque leader, ma nella tendenza degli ultimi cinque anni perdiamo posizioni: la Spagna ci segue a ruota e sta tenendo un ritmo di cambiamento più veloce dell’Italia. Sono questi alcuni dei dati della V edizione del Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzata dal Circular Economy Network in collaborazione con Enea e con il patrocinio della Commissione Europea, del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il dato da cui parte l’analisi è preoccupante: l’economia globale brucia oltre 100 miliardi di tonnellate di materiali l‘anno. Accelerare la transizione all’economia circolare, dunque, contribuirebbe a migliorare le condizioni del Pianeta perché l’estrazione di materiale vergine potrebbe diminuire di oltre un terzo (-34%) e le emissioni di gas serra potrebbero essere ridotte contenendo l’aumento della temperatura globale entro i 2°C, salvaguardando insostituibili ecosistemi fondamentali per la vita del nostro Pianeta. Ma ci sarebbero anche consistenti benefici economici. A partire da un importante contributo alla lotta contro l’inflazione che viene alimentata dai rincari del costo dei materiali e dell’energia: le strategie mirate al recupero di materia ed energia hanno un evidente effetto deflattivo. La percentuale di riciclo dei rifiuti nel 2020 è stata del 53% in Europa e del 72% in Italia, uno dei tassi di riciclo più alti nell’Ue. Rispetto alle altre principali economie europee, l’Italia nel 2020 ha consolidato il suo primato, superando di circa 17 punti la Germania. Il tasso di crescita negli ultimi dieci anni è invariato per l’Ue, mentre è salito dell’8% in Italia e del 3% in Spagna. Per quanto riguarda i valori pro capite, è prima l’Italia con ben 969 kg/abitante l’anno avviati a riciclo, seguono Germania (921), Polonia (726), Francia (625) e Spagna (472). Meno positivo per il Belpaese l’andamento del tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo (il rapporto tra l’uso circolare di materia e l’uso complessivo, cioè da materie prime vergini + materie riciclate). Nell’Ue nel 2021 questo valore è stato in media dell’11,7%, - 0,1% rispetto al 2020. Nel 2020 l’Italia, con quasi 24mila aziende che svolgono attività di riparazione, è al terzo posto tra le cinque economie più importanti d’Europa, dietro alla Francia (35.300 imprese) e alla Spagna (29.100). Negli ultimi dieci anni, però, le nostre aziende sono diminuite: 2.622 in meno rispetto al 2011, quasi -10%. Calano anche in Polonia, mentre crescono in Spagna, Francia e Germania. Se si considera il valore della produzione generato dalle aziende, in Italia supera i 2,1 miliardi di euro (+122 milioni circa rispetto al 2011). Siamo dietro alla Francia (4,5 miliardi), a pari merito con la Spagna e davanti alla Germania (due miliardi). Gli addetti alle imprese di riparazione operanti in Italia nel 2020 sono quasi 10.800 (in calo di circa 1.500 rispetto al 2019 e di 2.300 circa sul 2011), mentre Germania, Spagna e Francia impiegano un numero di addetti più che doppio rispetto all'Italia.

Carta, cartone, vetro, rifiuti elettrici e tessili: si può fare meglio

Secondo un’indagine realizzata da Cen e Legacoop in collaborazione con Ipsos, su un campione rappresentativo di cittadini, si conferma l’interesse degli italiani per l’economia circolare. Negli ultimi tre anni, infatti, quasi un italiano su due (il 45% degli intervistati) ha acquistato un prodotto usato e uno su tre (il 36% del campione) un prodotto ricondizionato o rigenerato. Oltre l’80% delle persone intervistate pensa che ridurre il packaging sia importante. Leasing, noleggio e sharing sono utilizzati più della media (+ 10-11%) dalla fascia di popolazione di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Gli under 30, però, sono i più scettici circa le proposte per incentivare un approccio più circolare alle scelte d’acquisto, hanno poca fiducia nella capacità di migliorare la governance del settore. Intanto potenziamento e riammodernamento dell’impiantistica esistente, incremento della capacità di trattamento dei rifiuti cellulosici con conseguenti benefici per l’ambiente, il territorio e l’occupazione italiana saranno i principali risultati dei 70 progetti della filiera cartaria finanziati dal Pnrr. I vantaggi al centro di uno studio promosso da Comieco-Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi cellulosici e ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e realizzato da Nomisma. Sono oltre 128 i milioni di euro che, grazie al Pnrr, si aggiungeranno agli investimenti previsti dalla filiera cartaria, per un totale di oltre 466 milioni di euro, con un notevole apporto in termini di ammodernamento e implementazione di nuove strutture. È previsto infatti il finanziamento di 46 progetti relativi a impianti di trattamento dei rifiuti cartacei (22 nuovi e 24 progetti di miglioramento e ampliamento); 22 progetti di miglioramento e ampliamento delle cartiere (due nuovi impianti e 20 progetti di miglioramento e ampliamento); due nuovi progetti per il trattamento finale degli scarti pulper. I progetti sono suddivisi tra 25 strutture nel Nord Italia, 18 nel Centro e 27 nel Sud Italia con l’obiettivo di ridurre il divario infrastrutturale fra il Nord e il Centro-Sud del Paese, aree più indietro sul fronte della raccolta differenziata e del riciclo. Grazie agli investimenti sugli impianti di trattamento dei rifiuti cartacei, lo studio stima un incremento della capacità di trattamento della filiera di oltre 700mila tonnellate di carta e cartone che sommato all’aumento della capacità produttiva delle cartiere consentirà di migliorare la qualità della carta recuperata e gestire maggiori volumi di raccolta differenziata che i Comuni italiani possono ancora raccogliere. «Uno sviluppo che, oltre ad apportare benefici territoriali e ambientali grazie a una maggiore efficienza energetica e conseguente diminuzione di emissioni di CO2, produrrà vantaggi economici creando le condizioni anche per aumentare i posti di lavoro - commenta Giulio Santagata, Senior Advisor di Nomisma –. Tenendo conto che tra 2013 e 2021 l’occupazione delle cartiere e degli impianti di trattamento dei rifiuti cartacei è aumentata del 2,5% l’anno, grazie agli investimenti Pnrr il tasso si attesterà al 3,5% fino al 2026». Il riciclo del vetro in Italia registra un +4,2%, passando da un tasso del 76,6% nel 2021 all’80,8% nel 2022. I dati presentati dal Coreve-Consorzio per il recupero del vetro evidenziano così un nuovo traguardo tagliato dal nostro Paese nella sfida dell’economia circolare, con l’Italia che non solo si conferma per il quarto anno consecutivo al di sopra del target Ue fissato al 2030 (75%), ma capace, inoltre, di sfondare il tetto dei 2,5 milioni di tonnellate di vetro raccolto in un anno. Anche le regioni del Sud hanno fatto registrare un incremento notevole della raccolta, passando da 33,7 kg pro capite a 35,5 kg, riducendo così in modo significativo il quantitativo di vetro che finisce in discarica. Inoltre il Coreve finanzia con altri otto milioni di euro nel 2023 i bandi, frutto dell’accordo con Anci- Associazione nazionale Comuni italiani, per migliorare quantità e qualità della raccolta differenziata del vetro in Italia.Nel 2022, 351 Comuni hanno ricevuto finanziamenti per oltre sette milioni di euro come contributo a fondo perduto ai 122 progetti presentati per un valore totale complessivo di circa dieci milioni di euro. Sale così a 15 milioni la dotazione finanziaria complessiva dei bandi nel biennio 2022-23. Sul sito www.coreve.it nella sezione Bandi sarà possibile scaricare i regolamenti e gli allegati, successivamente si potrà registrarsi e inviare la documentazione richiesta. Per ogni informazione è, altresì, disponibile la struttura tecnica Anci-Conai: strutturatecnica@anci.it. Per raggiungere gli obiettivi comunitari di circolarità delle risorse non sono fondamentali solo le frazioni merceologiche che siamo soliti differenziare (tra cui quella organica è la più importante con circa il 35% dei rifiuti urbani prodotti), ma anche i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) e quelli tessili, specialmente nelle città e nelle aree a maggior densità abitativa. Negli ultimi anni si è assistito a un incremento delle quantità di frazione organica da trattare in tutte le aree del Paese, e al contempo a un crescente numero di progetti per la realizzazione di impianti dedicati grazie anche all’impulso del Pnrr. Ciò nonostante, a livello nazionale sono circa 1,3 milioni le tonnellate trattate in impianti di regioni diverse da quelle di produzione. Con il raggiungimento degli obiettivi di economia circolare, la stima del fabbisogno impiantistico al 2035 per il trattamento dell’organico mette in rilievo l’autosufficienza del Nord Italia e della Sardegna, mentre Centro, Sud peninsulare e Sicilia presentano un importante deficit. Crisi pandemica e geopolitica hanno enfatizzato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche, fondamentali per la transizione energetica ed ecologica. Da questo punto di vista il corretto riciclo dei Raee (circa 360mila tonnellate raccolte nel 2021) rappresenta un’opportunità per ridurre la dipendenza da Paesi terzi. Per raggiungere questo obiettivo è necessario implementare le infrastrutture e snellire le procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti: oggi in Italia si raccolgono circa sei kg per abitante l'anno di Raee contro una media europea di dieci kg/ab anno. Mentre l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili comporterà un incremento di questa frazione, in parte proveniente dall’industria della moda, che dovrà essere adeguatamente gestita. A oggi il 72% dei Comuni italiani raccoglie separatamente i tessili per una quantità complessiva di circa 154mila tonnellate nel 2021. Sono necessari investimenti in nuove tecnologie di selezione e riciclo, per garantire il raggiungimento degli obiettivi di circolarità. L’introduzione di un modello di Epr-Responsabilità estesa del produttore in questa filiera potrebbe contribuire a generare benefici ambientali, sociali ed economici su scala europea, con un risparmio di 4-4,3 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, la creazione di oltre 15mila nuovi posti di lavoro e un giro d’affari compreso tra 1,5 e 2,2 miliardi di euro.

Assunzioni nell'Ama a Roma

Dai poco più di 1.500 di oggi ai poco più di 2.500 entro il 2025: è questa la progressione dell’organico del servizio di pulitura e spazzatura sul quale sta lavorando il Comune di Roma, anche in vista del prossimo Giubileo per il quale sono state avviate o stanno per essere avviate opere di riqualificazione e valorizzazione per 1,8 miliardi di euro. Il potenziamento del personale si riferisce all’Ama, l’azienda municipalizzata che ha il compito della gestione integrata dei servizi ambientali che consiste nella pulizie delle strade, sanificazione e lavaggio delle aree di interesse storico e delle grandi arterie oltre alle attività relative all’intero ciclo dei rifiuti: raccolta, selezione, trattamento, recupero e smaltimento. Sul versante del personale, le 1.000 assunzioni sono 300 in più rispetto alle 700 di cui si era parlato alla presentazione del piano industriale. Oggi l’Ama ha poco più di 7mila dipendenti. Nel 2016 erano quasi 8mila. Quindi, come hanno più volte sottolineato i sindacati, gran parte delle disfunzioni si devono proprio a questo. Le selezioni riguarderanno in gran parte autisti, operatori ecologici e operai. Per gli autisti i principali requisiti sono: patente B o preferibilmente di tipo C, esperienza nella mansione maturata anche in lavori di facchinaggio, idoneità fisica per la movimentazione di carichi pesanti. Per gli operatori ecologici: diploma di scuola secondaria di primo grado (ex licenza media), anche prima esperienza, patente B. Le procedure per i concorsi dovrebbero cominciare tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre. Se si utilizzerà la procedura rapida, i nuovi assunti potrebbero entrare in servizio entro marzo del prossimo anno. Per maggiori informazioni: https://www.amaroma.it/lavora-con-noi.

Tra premi, buone prassi e master

Strisce animate colorate, un Pac-man riciclone, un dispositivo per smistare gli imballaggi in vetro direttamente nei centri urbani, alimentato da energia solare: sono solo alcune delle idee creative sviluppate nell’ambito del primo programma nazionale dedicato all’economia circolare del vetro a alla sua sostenibilità: un progetto innovativo, lanciato dal Coreve, in collaborazione con H-Farm. Rivolto agli alunni delle scuole dell’Infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado del Paese, il progetto nasce per sensibilizzare i più giovani sulle opportunità rappresentate da un corretto conferimento degli imballaggi, nonché sulle straordinarie potenzialità del vetro, materiale “immortale”, in quanto riciclabile infinite volte. Ad aggiudicarsi un montepremi del valore complessivo di 27mila euro per l’acquisto di materiale didattico, istituti scolastici provenienti da tutta Italia, a testimonianza della sensibilità che il tema ricopre nel Paese, tra i più virtuosi a livello europeo. Inoltre un sondaggio rivela che gli italiani sono i consumatori europei più propensi a cambiare le proprie preferenze in termini di packaging, per dimostrare il loro impegno verso la sostenibilità e il futuro dell'ambiente. Secondo il 68% dei consumatori italiani, il cambiamento climatico è una delle problematiche più grandi che affligge oggi il nostro pianeta (è la percentuale più alta tra i cinque Paesi europei, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Italia). Oltre la metà (il 56%) ha dichiarato di nutrire preoccupazioni in merito all'impatto ambientale del packaging in plastica. Il 79% degli italiani è d’accordo con il fatto che è necessario fare di più per arrestare gli effetti dannosi del cambiamento climatico. La ricerca, condotta da Pro Carton, l'Associazione europea dei produttori di cartone e cartoncino, ha analizzato l’atteggiamento di oltre 5mila consumatori europei nei confronti dell'ambiente e degli imballaggi, esplorando aspetti diversi: dalla deforestazione, ai mezzi di trasporto, alle problematiche globali come la guerra in Ucraina, il Covid-19 e la crisi economica. In termini di decisioni di acquisto, il 60% dei consumatori italiani conviene che l'impatto ambientale del packaging di un prodotto è diventato molto più influente sulla scelta e l'84% è a favore di tipologie di imballaggi realizzati con materiali naturali e rinnovabili. Secondo il 69% degli italiani i brand si stanno impegnando abbastanza per introdurre packaging più ecologici. L’imballaggio gioca un ruolo fondamentale nella fidelizzazione al brand: il 42% dei consumatori italiani ha cambiato marchio solo per motivi legati al packaging utilizzato, il 49% è disposto a sostituire il brand o il prodotto se l’imballaggio non è riciclabile e il 46% ha indicato chiaramente l'imballaggio in plastica come motivo di cambiamento. Il 27% di pagare è propenso a pagare dal 5 al 10% in più per un prodotto impacchettato con un packaging che ha un ridotto impatto sull'ambiente. E ciò deriva dal fatto che l'82% di consumatori italiani si dichiara certo di sapere quali materiali di packaging possono essere riciclati. La caratteristica più importante di un singolo imballaggio è la facilità di riciclo: l'87% degli intervistati ha dichiarato che è importante confidare che l'imballaggio venga riciclato dopo l'uso. Il cartone gode dei più alti livelli di fiducia in questa categoria. L'83% dei consumatori italiani si fida del fatto che il cartone verrà riciclato in un nuovo imballaggio dopo l'uso. Al contrario, ci sono preoccupazioni per i bicchieri di plastica e i materiali di imballaggio flessibili, con solo la metà degli italiani che esprime fiducia nel riciclo di questi materiali. Questo spiega perchè l'87% degli italiani sceglierebbe un prodotto imballato in cartoncino piuttosto che in plastica e perché più della metà degli intervistati (57%) ritiene che l'uso di materiali più naturali e rinnovabili sia il futuro. Ridurre l'impatto ambientale, rispettare i limiti del pianeta, educare sui temi della sostenibilità e promuovere un’economia pensata per rigenerarsi: su questi principi si fonda la partnership strategica stretta da Circularity, piattaforma che offre alle imprese servizi di formazione e consulenza tecnico-strategica sull’economia circolare, e AWorld, piattaforma di gamification che guida e incentiva le persone a vivere sostenibilmente misurando la propria carbon footprint e proponendo azioni correttive per ridurla. Grazie alla partnership con Circularity, AWorld potrà offrire alle proprie aziende clienti un pacchetto di servizi che vanno dalla misurazione dell’intera carbon footprint aziendale a studi di Life Cycle Assessment, fino al riciclo dei propri scarti di produzione e alla redazione di Bilanci di Sostenibilità. AWorld in tre anni di attività, con più di 500mila utenti attivi in app ha coinvolto persone, dipendenti, cittadini e stakeholder in 171 Paesi contando un totale di oltre 11 milioni di azioni per il clima intraprese in tutto il mondo. Nel 2022, l’applicazione ha registrato più di otto milioni di azioni individuali a favore del Pianeta, quintuplicando in un anno i risultati raccolti nei quattro anni precedenti della campagna globale delle Nazioni Unite ActNow, per contrastare il cambiamento climatico e accelerare l’attuazione dell’Accordo di Parigi. Infine da segnalare che tra le 13 start up finaliste di Dock3 the start up lab, il primo premio è stato assegnato a Rcoffee, che ricicla e trasforma i fondi di caffè in pellet; Edy si è aggiudicata il secondo premio con una piattaforma per la gestione delle infrastrutture civili attraverso la realtà aumentata; il terzo premio è stato assegnato a Iotilize.me, un servizio che utilizza sensori per misurare la quantità di rifiuti prodotta dalle aziende. Il premio per la startup in ambito sostenibile consegnato dal gruppo internazionale Green Horse è stato assegnato a Agrisky, una piattaforma che permette ad aziende e cittadini di compensare efficacemente le proprie emissioni di carbonio tramite vertical farming. Dock3 the startup lab è il laboratorio per start up che ogni anno seleziona 100 giovani talenti da oltre 50 Atenei. In cinque anni di attività, ha formato e seguito 850 giovani, guidandoli nella composizione di un team, nella definizione dell’idea e nella verifica delle potenzialità di mercato. Infine da segnalare il master di I livello in Ecofashion | Design per la moda circolare e sostenibile dell’Università di Firenze, che nasce con l’obiettivo di formare figure professionali di alto profilo, in grado di gestire le sfide lanciate dal Green Deal Europeo nei settori del tessile e della moda, coniugando l’economia circolare e sostenibile con la transizione digitale. Il master intende fornire conoscenze e competenze nei diversi ambiti della sostenibilità per il settore tessile e moda che vanno dalla valutazione degli impatti, alla gestione della supply-chain, ai modelli di business circolari, all’utilizzazione di tecnologie innovative per la tracciabilità e il controllo della produzione, alla progettazione responsabile secondo Life Cycle Design e Lca fino alla comunicazione strategica. Ecofashion è pensato per progettisti, tecnici e manager dei settori tessile e prodotto moda, che intendano operare come manager della sostenibilità o come consulenti della sostenibilità nelle aziende tessili e di prodotto moda: dalla progettazione responsabile del manufatto, allo sviluppo tecnologico, al controllo analitico, al controllo di qualità e certificazioni. Il master approfondirà gli strumenti e le metodologie proprie dell’ecodesign, affrontando il calcolo degli impatti ambientali, i materiali innovativi, le smart technology per la tracciabilità e la trasparenza. La formazione alternerà lezioni teoriche, interventi di vari esperti, visite in aziende del settore del settore tessile, abbigliamento e accessori moda, esercitazioni pratiche che convergeranno in due workshop che si svolgeranno in collaborazione con importanti realtà del settore. Il termine per la presentazione delle domande di iscrizione è il 20 novembre 2023. Il master durerà nove mesi con inizio il 18 gennaio 2024. È previsto un numero chiuso per un massimo di 35 iscritti che saranno selezionati sulla base di titoli e curriculum. Per informazioni: master.ecofashiondesign@gmail.com.










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