mercoledì 14 febbraio 2018
Dal Cucciolo alle Scrambler: la produzione dal 1946 al 1977 del marchio bolognese in vetrina al Parco Esposizioni di Novegro. Un percorso di storia italiana lungo trent'anni tutto da ammirare
Monocilindriche Ducati, la passione in Mostra

La rassegna tematica della 72° Mostra Scambio di Novegro, che si svolgerà da venerdì 16 a domenica 18 febbraio, questa volta è riservata alle monocilindriche Ducati costruite tra il 1946 e il 1977. Sarà questo il motivo di richiamo che condurrà i visitatori lungo un percorso di oltre 30 anni attraverso modelli legati indissolubilmente alla storia della motocicletta e del motociclismo italiano e mondiale.

Spesso ci si chiede cos’hanno di così speciale le Ducati per essere amate da migliaia di appassionati in tutto il mondo. Una domanda cui sembrerebbe difficile rispondere razionalmente se consideriamo che la Ducati è stata, per buona parte del secolo scorso, una delle Case più tradizionalmente restie ad accettare i cambiamenti che il mercato imponeva. Scopo di questa tematica è presentare motociclette Ducati con motore ad un cilindro – sia a due che a quattro tempi – a partire dall’immediato dopoguerra fino al 1977, anno in cui cessa la produzione, almeno negli stabilimenti italiani del merchio, di questo tipo di motoveicoli.

In questo periodo la Casa bolognese è stata particolarmente prolifica di modelli che spaziano dai “cinquantini” di caratteristiche economiche e tranquille alle mezzo litro particolarmente sofisticate e di prestazioni ultra sportive. E’ importante puntualizzare che il successo della Ducati all’estero è forse più significativo di quello conseguito in Italia, per cui in molti casi le esigenze specifiche di certi mercati (quello USA in testa) hanno condizionato la produzione di modelli particolari – sia per la cilindrata sia per l’impostazione generale della motocicletta – modelli che hanno avuto in certi casi, versioni corrispondenti per il mercato italiano, ma che, non necessariamente hanno avuto qui, un grande successo.

La storia

In un catalogo pubblicato nel giugno 1946 dalla SIATA di Torino troviamo quello che si può considerare l’annuncio della “nascita” della Ducati come marchio motociclistico. In questo catalogo, infatti, alla pagina in cui si reclamizza il Cucciolo troviamo scritto: “Per soddisfare le innumerevoli richieste del mercato interno ed esterno, Cucciolo è ora costruito in grandi serie parallelamente dalle Officine SIATA di Torino e dagli Stabilimenti di Bologna della S.S.R. Ducati”. Il Cucciolo era stato ideato dall’ingegner Aldo Farinelli e realizzato da SIATA, pur solo come prototipo, nel corso degli ultimi anni di guerra. Dunque nel lontano 1946 la Ducati optava come tante altre Case, per il settore moto al fine della sopravvivenza: le previsioni di un grande sviluppo della motorizzazione favorivano la scelta. Oggi a 72 anni di distanza la Ducati è ancora ben salda sulla scena mondiale anzi sta godendo uno dei suoi periodi più brillanti, soprattutto in campo sportivo grazie ai suoi grossi motori pluricilindrici. Ma per trent’anni la produzione e le fortune sportive si sono basate su motori monocilindrici sia a quattro che a due tempi anche se non sono mancati celebri motori Ducati a due e più cilindri realizzati a titolo sperimentale o destinati alle sole competizioni. E’ interessante notare come questi “mono” – e dall’altra parte anche i successivi bicilindrici – si possono raggruppare in famiglie con caratteristiche tipiche per ciascuna di esse, secondo un principio sempre tenuto presente in Casa Ducati, che uno schema motore può essere utilizzato con sviluppi successivi ed ovviamente entro limiti logici per unità di diverse cilindrate e con diverse destinazioni. Tra queste famiglie le più prolifiche sono state:
- Cucciolo e i suoi derivati
- Quattro tempi ad aste e bilancieri derivati dal 98 cc
- Ciclomotori e motoleggere con motore a due tempi

- I monocilindrici con motore a quattro tempi, distribuzione monoalbero in testa da 100 a 450 cc anche in versione “desmo”
I Cucciolo ed i suoi derivati restano in catalogo fino alla fine degli anni ‘50 ottenendo un ottimo successo commerciale e contribuendo a confermare la Ducati come Casa leader nel settore delle piccole cilindrate.

I quattro tempi ad aste e bilancieri

Al Salone del 1952, la Ducati si presenta con grosse novità: lo scooter Cruiser e la Motoleggera da 98cc confermando la decisone di entrare definitivamente nella produzione di motociclette vere e proprie, in competizione con le grandi Case già da tempo affermate. Pezzo forte il grosso scooter che fa scalpore per le ardite ed insolite soluzioni adottate. Di linea massiccia ma elegante, il Cruiser dispone di un motore monocilindrico orizzontale a quattro tempi da 175 cc, disposto trasversalmente al telaio davanti alla ruota posteriore e che sviluppa una potenza di 8 CV. Resterà in catalogo per due anni – ne saranno prodotti circa 2000 esemplari – e poi sarà abbandonato. Con motore derivato da quello del Cruiser, la Ducati presenta anche un motocarro leggero, il Muletto (200 cc ). Miglior fortuna tocca all’altra novità del 1952, il 98 cc. Veniva anche chiamato “Cavallino” da qui deriveranno molti modelli in diverse cilindrate e che resteranno in catalogo per oltre 10 anni con buon successo anche all’estero.

I due tempi

Nella seconda metà degli anni 50 l’interesse del pubblico per i prodotti Ducati si orienta verso le moto leggere a quattro tempi con motori ad aste e bilanceri (85, 98, 125) e più ancora verso le prestigiose monoalbero in catalogo dal 1956. Per contro i ciclomotori e le moto leggerissime a quattro tempi, Cucciolo e derivati, cominciano a denunciare la loro anzianità e non reggono il confronto con i più aggiornati modelli della concorrenza. In questa situazione la Ducati che ha ormai raggiunto, anche grazie ai successi sportivi, una posizione di rilievo a livello mondiale e una produzione di oltre 120 motoveicoli al giorno, non può non integrare la produzione con una serie di nuovi modelli leggeri e ciclomotori. La scelta del motore a due tempi è d’obbligo, soprattutto per la semplicità ed economia di costruzione che queste unità motrici presentano. Il primo modello, è presentato nel 1958, richiesto da un grosso importatore estero e riservato alla esportazione. Subito dopo (1961) viene preparata una linea di tre cinquantini con diverse caratteristiche ma basati su uno stesso motore: il Piuma 48, il Brisk 48 economico, lo Sport 48, tutti con pedaliera incorporata e cambio a tre rapporti a manopola.

I monoalbero

Nel 1954, la decisione della Ducati di entrare ufficialmente nelle competizioni con motociclette adatte a puntare alla vittoria, porta alla assunzione dell’ingegner Fabio Taglioni, già in forza alla Mondial. Taglioni, in tempo record, realizza una unità motrice monocilindrica, tutta in lega, con cambio in blocco, olio nel carter e distribuzione monoalbero in testa comandato da alberino verticale e due coppie di ingranaggi conici. Il primo motore è un 100 cc che, montato su un ottimo telaio basso e raccolto, equipaggia la squadra Ducati al Motogiro d’Italia del 1955. Denominato 100 Gran Sport, alla sua prima uscita fa il vuoto dietro di sé: cinque Ducati ai primi cinque posti della Classe 100 ed il vincitore, Gianni Degli Antoni è quinto assoluto superando anche il primo delle 125. Un trionfo che per anni si ripeterà in ogni tipo di competizione per macchine Sport. Nel 1968 viene aggiornata tutta la produzione di 250, 350, 450, con l’adozione di un nuovo telaio più robusto e rigido, più adatto a moto di una certa mole e potenza. Un tipo di moto che la Ducati ha sempre curato, su sollecitazioni del mercato Statunitense, è lo Scrambler, di cui sono ben note le 250, 350 e 450 che hanno avuto larghissima diffusione anche da noi.

Appuntamento a Novegro

La Mostra-Scambio di Novegro offre quindi la migliore opportunità per ricordare questa storia famosa. Il Parco Esposizioni Novegro infatti si è contraddistinto negli anni quale riconosciuto luogo d'incontro e di scambio commerciale per i collezionisti delle due e quattro ruote. Con la sua tradizione, il suo dinamismo e la grande offerta di prodotti e servizi la mostra consente al pubblico non solo di ammirare esemplari conservati in ogni dettaglio ma anche di trovare componenti e informazioni necessari per eseguire restauri e recuperi di motociclette, biciclette, auto e automezzi che costituiscono testimonianze importanti della nostra storia industriale. L’appuntamento è dunque fissato per il week-end al Parco Esposizioni Novegro, alle porte di Milano, per un omaggio alla produzione motociclistica italiana e mondiale.

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