martedì 9 marzo 2021
Dall’Italia al Venezuela, dall’Arabia Saudita allo Zimbabwe, ecco i dieci paesi nei quali le donne stanno cambiando la società in sella a una moto.
Eliana Macri, fondatrice di BikerX

Eliana Macri, fondatrice di BikerX

COMMENTA E CONDIVIDI

Adrenalina, libertà e indipendenza: per le donne la moto è questo e molto altro. Nel mondo sono, infatti, sempre più numerose le community e le iniziative sociali al femminile fondate sulla condivisione di questa passione. Dall’Australia al Venezuela passando per l’India, l’Arabia Saudita, lo Zimbabwe e fino da noi in Italia. Sono molteplici le motivazione che spingono le donne a sfrecciare insieme su due ruote: la voglia di concedersi una seconda possibilità dopo aver vissuto condizioni familiari difficili, il sogno comune di fare il giro del mondo in moto, il desiderio di emancipazione e di indipendenza, la lotta contro gli stereotipi e i pregiudizi di una società ancora molto maschilista, la missione di diffondere messaggi educativi e formativi.

E anche in Italia le due ruote sono sempre più rosa: ne è un esempio BikerX, la prima scuola di guida sicura su strada certificata FMI, fondata da una donna. “La passione per la moto mi accompagna da sempre, ma solo pochi anni fa ho finalmente trovato il coraggio di mettermi in sella – spiega Eliana Macrì, fondatrice di BikerX –. Aprire una scuola di guida sicura è stato un ulteriore passo in avanti, la realizzazione di un vero e proprio sogno nel cassetto. Oggi BikerX vanta numerosi corsi rivolti a neofiti ed esperti, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Il senso di libertà che assicura la moto, infatti, è una sensazione meravigliosa, ma non va dimenticato che quando si è in sella la sicurezza deve sempre essere messa al primo posto. Ecco perché non è mai troppo tardi per seguire corsi come questi”.

In Australia, invece, sono nate The Bendigo Girl Riders, un gruppo di oltre 100 donne accomunate da storie di vita complicate caratterizzate da divorzi e violenze domestiche che sfrecciano insieme spinte dalla voglia di riscatto e di riprendersi in mano la loro vita. La determinazione e il coraggio hanno spinto anche le oltre 3000 componenti di Women Riders World Relay a correre insieme per esaudire un sogno comune, ovvero quello di compiere il giro del mondo su due ruote: partendo dall’estremo nord-est della Scozia e scendendo lungo tutto il Regno Unito, hanno attraversato tutti e 5 i continenti.

Non solo, storie di emancipazione e indipendenza arrivano persino dalle zone rurali dello Zimbabwe dove l’adozione di tricicli elettrici a cinque posti da parte della start-up Mobility for Africa ha migliorato le condizioni di vita delle famiglie: questo mezzo chiamato “Hamba” ha permesso loro di trasportare e vendere i prodotti coltivati nei mercati lontani dai villaggi e di portare con molta più facilità l’acqua potabile a casa. In Arabia Saudita, Paese dove fino a due anni fa la guida era ad esclusivo appannaggio degli uomini, sono nate scuole guida dove le donne possono sperimentare l’ebbrezza delle due ruote.

Sono numerose in tutto il mondo le iniziative di diverse case motociclistiche e associazioni no profit impegnate ad abbattere gli stereotipi e i pregiudizi legati alle biker, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Un esempio arriva dal Venezuela dove, in risposta a una società ancora molto maschilista, è stato fondato il gruppo delle Ratgirls, le biker di Caracas: viaggiano in gruppo come una grande famiglia per ridurre il pericolo di aggressioni e si distinguono dalla giacche di pelle nera con la scritta ricamata “Long life”. Non è da meno il Pakistan, dove il programma Women on Wheels, che ha coinvolto più di 5000 partecipanti, è nato con lo scopo di contribuire a ridurre gli stereotipi e i tabù facendo emergere valori come libertà e indipendenza.

Un obiettivo condiviso anche da We for Women, l’iniziativa di Royal Enfield, casa produttrice indiana, che ha fornito le proprie moto alle poliziotte di Bangalore, permettendo loro di emanciparsi all’interno del corpo di polizia. Rimanendo in India va citato anche l’esempio di Sarika Mehta, fondatrice di Biking Queens, che ha scelto le due ruote come mezzo per diffondere messaggi educativi e di empowerment femminile durante i raduni dei biker e nelle zone rurali del Paese. Nel 2019 le Biking Queens hanno completato il viaggio dall’India a Londra in moto in 89 giorni, attraversando 21 Paesi accompagnate dal claim “Ride for Women’s Pride”. Inoltre, durante l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, hanno supportato le comunità locali distribuendo alimenti e beni di prima necessità.

Una storia simile arriva anche da Nairobi, in Kenya, dove il club Piki Dada, nella lingua locale “sorelle di moto”, è nato con l’obiettivo di avvicinare il mondo femminile alle due ruote.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: