venerdì 4 agosto 2023
Sottoscritto l'accordo tra il ministero delle Imprese e le aziende di distribuzione per un paniere di prodotti a prezzo calmierato. Le associazioni di produttori Centromarca e Ibc: "Inapplicabile"
Da ottobre il carrello della spesa "anti-inflazione". Ma l'industria non ci sta

Ansa

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Con l’opposizione di due importanti associazioni del settore dell’industria dei beni di consumo, dal primo ottobre scatterà il trimestre anti-inflazione sul carrello della spesa. A prevederlo è il protocollo d’intesa sottoscritto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso e dai rappresentanti delle associazioni della distribuzione moderna e del commercio tradizionale. L’obiettivo è di accelerare il processo di rientro dell'inflazione già in corso negli ultimi mesi e che è proseguito, seppur lentamente, anche a luglio. "Con il paniere calmierato siamo convinti di poter dare un definitivo colpo all’inflazione riconducendola a livelli naturali”, ha detto Urso.

Entro il 10 settembre saranno definite con le associazioni che hanno sottoscritto l'accordo, che riguarda anche beni primari non alimentari come i prodotti per l'infanzia, le modalità del "trimestre anti inflazione", che durerà dal 1° ottobre al 31 dicembre e che prevederà prezzi calmierati su una selezione di articoli rientranti nel "carrello della spesa", attraverso diverse modalità, come l'applicazione di prezzi fissi, attività promozionali sui prodotti individuati, o mediante iniziative sulla gamma di prodotti a marchio come carrelli a prezzo scontato o unico.

Inoltre, nell'ambito della strategia anti-inflazione che il governo intende perseguire, il ministero delle Imprese e del Made in Italy costituirà un tavolo permanente presso il Ministero, nel quale potranno essere coinvolti gli altri dicasteri competenti, "la cui prima riunione - ha annunciato Urso - si svolgerà entro il mese di settembre". L'impegno prevede anche specifiche politiche di sostegno al settore.

L'accordo è stato siglato, oltre che da Urso, dai rappresentanti di Federdistribuzione, Associazione Nazionale Cooperative dei Consumatori COOP, Associazione Nazionale Cooperative fra i Dettaglianti, Confcommercio - Imprese per l'Italia, Federazione Italiana Esercenti settore Alimentare - Fiesa Confesercenti, Federfarma - Federazione nazionale unitaria dei titolari di farmacia italiana, A.S.SO.FARM. Federazione Aziende e Servizi Socio Farmaceutici, Federazione Farmacisti e Disabilità Onlus, Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (MNLF) - Confederazione Unitaria delle Libere Parafarmacie Italiane (CULPI), Federazione Nazionale Parafarmacie Italiane, Unione Nazionale Farmacisti Titolari di Sola Parafarmacia (UNaFTISP).

Contrarie, però, associazioni industriali del largo consumo come Centromarca e Ibc, che “hanno ritenuto non praticabile la sottoscrizione del protocollo. La decisione è stata presa tenendo conto sia di aspetti sostanziali sia di valutazioni di carattere formale e giuridico''. Le due associazioni spiegano che ''la gran parte delle industrie è impegnata nella definizione di contratti di acquisto delle materie prime con prezzi che oscillano costantemente. A titolo di esempio, Nomisma, per le commodity agricole, su base indice Fao, registra le seguenti variazioni tendenziali (giugno 2023 rispetto gennaio 2020): zucchero +74%, cereali +26%, carne +14%, lattiero caseari +12%, olii vegetali +6%. Rispetto a gennaio 2021 il costo del vetro è cresciuto dell'88%, la carta del 65%, il pet del 37%. I costi logistici si mantengono alti. La marginalità delle aziende si è deteriorata a causa del forte aumento del tasso di sconto. Il quadro complessivo non consente previsioni realistiche sulla dinamica dei conti economici e sulle linee delle politiche commerciali dei prossimi mesi''.

Secondo Centromarca e Ibc ''un'azione di controllo dei prezzi, a prescindere da queste variabili e dalle differenti condizioni delle singole aziende, rischia di pregiudicare la tenuta del tessuto produttivo (soprattutto delle piccole e medie imprese) e la continuità dei fondamentali investimenti a presidio di qualità, sicurezza, sviluppo, occupazione e sostenibilità''. Ma non solo: ''i bilanci industriali registrano riduzioni dei margini, a conferma del fatto che - consapevoli della debolezza del potere d'acquisto delle famiglie - i produttori di beni di largo consumo hanno fatto quanto era in loro potere per trasferire con gradualità a valle gli extracosti (materie prime, energia, imballaggi, trasporti) anche incamerando negli anni scorsi contrazioni significative dei profitti. Nell'alimentare i margini per unità di prodotto hanno registrato una riduzione del 41,6%''.

Inoltre, un'intesa che ''controlli'' i prezzi (anche al ribasso) costituirebbe, evidenziano le due associazioni, un potenziale cartello, sanzionabile da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. “L'attuazione del contenuto del protocollo determinerebbe, inoltre, interferenze nelle relazioni di filiera e una distorsione della concorrenza tra le imprese, che competono tra loro sulla base di posizionamenti, margini e politiche di prezzo differenziate''. Centromarca e Ib hanno invece auspicato “una riduzione sensibile dell'iva sui beni di consumo, ulteriori tagli al cuneo fiscale e azioni che portino la concorrenza nei settori in cui non è presente''.

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