domenica 17 gennaio 2016
«L'emergenza occupazione non è una priorità nell'azione del governo e della Ue. Ora serve un nuovo scatto, chi amministra tuteli coloro che sono rimasti indietro» (nella foto il presidente di Mcl, Carlo Costalli, nel corso della recente udienza in Aula Nervi).
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«Il dramma dei disoccupati. Soprattutto di quelli più giovani. L’emarginazione morale di chi non ha lavoro. È vero, Papa Francesco ha ripetuto parole già dette; ma questo suo insistere sul tema è vitale, è ossigeno, è speranza». Carlo Costalli sembra ancora commosso. Pensa ai settemila militanti del movimento che non sono riusciti a trovare posto nell’Aula Nervi e hanno ascoltato il Papa in piazza. E pensa alla 'lezione' di Francesco. «Lavoro, lavoro, lavoro. Un tema sparito dalle scelte del governo e dalle politiche dell’Unione europea. L’occupazione non è più al centro della loro azione. Si pensa troppo ad altro: ai movimenti della grande finanza, ai portatori di interessi particolari, magari ai bacini di voti elettorali. E la persona passa drammaticamente in secondo piano. Quasi dimenticata». Costalli il Jobs act del governo Renzi non è stato comunque una prima risposta?Una risposta piccola, ancora parziale rispetto alle cifre sempre così drammatiche. Dal 2008 al 2014 la disoccupazione giovanile è infatti più che raddoppiata: oggi sfiora il 43 per cento. In Sicilia quattro persone su dieci vivono sul baratro della povertà assoluta. Si moltiplicano le disuguaglianze. Ora serve un nuovo scatto: la politica è decisiva e la tutela delle frange più deboli deve essere una strada obbligata. La povertà si combatte in primo luogo creando occupazione sana... Vero. Ma, in attesa dei posti di lavoro, è necessaria un’azione più forte ed energica per tamponare l’emergenza immediata: i poveri non possono aspettare, la loro stessa esistenza esige alle nostre coscienze risposte e interventi immediati. E su questo piano vedo un’azione ancora troppo debole. Il Papa dice: non prediche, ma aiuto concreto, Mcl quale contributo dà? In questi anni di crisi come movimento, pur nel nostro piccolo, abbiamo cercato di aumentare i posti di lavoro. Sono gocce rispetto al dramma dei numeri, ma comunque dei segnali. I nostri servizi fiscali e previdenziali crescono, le nostre cooperative realizzano progetti. E soprattutto si tratta di lavoro 'buono'. Penso al Papa che dice: 'Basta illegalità, basta raccomandazioni, basta scorciatoie'. Ha ascoltato l’applauso della nostra gente? Oggi l’Italia è ancora fortemente, purtroppo, il Paese delle raccomandazioni. C’è un humus storico-culturale che spinge in questa direzione. Ma la base del Paese è sana e vorrebbe un contesto diverso. Qual è la strada? Serve una classe dirigente diversa: più responsabile, più matura, più capace di scelte di prospettiva. Serve rinnovamento generazionale e morale. E questo chiama in causa il suo processo di selezione, che va cambiato e migliorato. Io voglio un’Italia Paese del merito. Dove si lavori con passione. Con impegno. Dal Parlamento fino all’ultima delle fabbriche. Dove i giovani scelgano di restare, non di scappare. Dove si arrivi al lavoro con un percorso 'pulito'. È un obiettivo possibile. Ascoltiamo il papa e camminiamo sulla strada che indica.
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