sabato 11 aprile 2020
Nel laboratorio che ha lavorato anche per il nuovo ospedale in Fiera a Milano, giovani sottoposti a provvedimenti giudiziari
Operai al lavoro nella realizzazione dell'ospedale realizzato in Fiera a Milano

Operai al lavoro nella realizzazione dell'ospedale realizzato in Fiera a Milano - Ansa

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Continua senza sosta, in tempo di emergenza da coronavirus, la produzione di quadri elettrici della cooperativa sociale Cidiesse, che ha sede a Milano. Da oltre 30 anni questa realtà si occupa della formazione e dell’inserimento lavorativo di minori sottoposti a provvedimenti giudiziari o in situazioni difficili di devianza. «Attualmente stiamo fabbricando quadri elettrici per l’automazione industriale destinati a impianti per il settore farmaceutico e a macchinari medicali per la produzione del vuoto e dell’ossigeno da utilizzare nelle terapie intensive – spiega Antonio Baldissarri, presidente di Cidiesse –. Forniamo, fra l’altro, il nuovo ospedale della Fiera e anche per questo motivo siamo autorizzati a continuare a lavorare, benché a regime ridotto. Tecnici e amministrativi lo fanno da casa. Abbiamo coinvolto i nostri ragazzi più avanti nel percorso formativo». Nel laboratorio milanese i ragazzi sono sereni e lavorano volentieri con tutte le precauzioni previste dai decreti e dalle prescrizioni per garantire la sicurezza dei lavoratori e anche se un po’ di apprensione comunque rimane. «Non stiamo lavorando per mantenere alto il business, ma per una buona causa e lo percepiscono anche i ragazzi che hanno l’occasione di responsabilizzarsi rispetto ai doveri sociali, soprattutto nei momenti di difficoltà come questo» spiega Baldissarri.Distanze di sicurezza, mascherine, orario differenziato di ingresso al lavoro, misurazione della temperatura in entrata e sanificazione degli ambienti ogni due giorni sono alcune delle misure di protezione applicate in Cidiesse. In trent’anni di attività sono stati formati 220 giovani. Grazie al lavoro siamo riusciti ad abbassare la recidiva dal 70% a sotto il 10%. Nove ragazzi su dieci trovano un impiego a tempo indeterminato perché hanno imparato bene il mestiere. «Negli ultimi due mesi che passano con noi – aggiunge il presidente – i minori sono stimolati a cercare un lavoro autonomamente. Preparano il proprio curriculum, fanno telefonate, scrivono email e si cimentano nelle presentazioni. Li accompagniamo fino all’inserimento nel nuovo lavoro ed effettuiamo un follow-up di un anno». Collabora con la cooperativa un’équipe educativa composta da uno psicologo, un educatore professionale, che è anche perito elettronico, un operatore tecnico e operai specializzati. «La soddisfazione più grande per noi è vedere questi ragazzi cambiare, riuscire a insegnare loro la legalità – conclude Baldissarri – e la fiducia nel prossimo. Alcuni finiscono per ringraziare chi li ha arrestati».

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