martedì 14 aprile 2020
Si parte dal bilancio pubblico del 2019 che è stato positivo (1,6% di disavanzo, contro un obiettivo di 2,2%)
La sede del Cnel a Roma

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Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) annuncia uno stress-test diviso in dieci macroaree per valutare l’impatto della crisi economica sull’Italia provocata dal Coronavirus. Nell’ambito dei compiti affidati dalla Costituzione e dalla legge, il Cnel sta lavorando a un programma strategico da sottoporre a governo e Parlamento. I dieci ambiti dello stress-test rappresentano anche i settori maggiormente interessati dalla crisi: i servizi pubblici centrali e periferici, il servizio sanitario nazionale, la presenza dello Stato nell’economia; il sistema bancario; l’infrastruttura digitale; la logistica; la scuola e l’istruzione; l’agricoltura e la filiera agroalimentare; il turismo, i servizi e il tempo libero; il made in Italy; l’industria; il lavoro e il welfare. Lo stress-test sarà impostato partendo dal dato del bilancio pubblico del 2019 che è stato positivo (1,6% di disavanzo, contro un obiettivo di 2,2%). Prima della pandemia l’Italia era un’economia che resisteva su una linea di confine tra la stagnazione e il declino, ma è tuttora un Paese ricco. La ricchezza netta delle famiglie e delle imprese non finanziarie (ultimo dato Banca d’Italia 2018) è pari a 9.780 miliardi di euro. L’indebitamento di famiglie e imprese non finanziarie è inferiore ai 900 miliardi. L’Italia ha adempiuto scrupolosamente ai trattati europei. Non esiste ragione alcuna per cui un Paese con questi elementi di fondo possa subire una crisi finanziaria.

La pandemia ha completamente paralizzato i due pilastri sui quali l’Italia ha retto l’urto della grande recessione 2008-2015: le esportazioni - all’interno di una catena produttiva non solo nazionale e la filiera del turismo e dell’agroalimentare, che ha nella ristorazione interna e internazionale il suo punto di forza. Senza il decennale successo di questi due assi strutturali oggi registreremmo un livello di reddito inferiore del 25% rispetto al 2008, invece del -4% di prima della crisi. La paralisi della produzione di interi settori che l’Italia ha dovuto fermare per contrastare la diffusione del contagio, impone una verifica di tutte le risorse strategiche di cui il Paese dispone per la ripartenza; esige la identificazione dei i colli di bottiglia di cui l’emergenza pandemica ha mostrato in tutta evidenza l’esistenza.

«Nei giorni scorsi abbiamo rischiato l’avvitamento in una crisi finanziaria che avrebbe reso impossibile la ripartenza al termine l’emergenza. Per fortuna, questo scivolamento è, al momento, evitato grazie all’intervento seppur tardivo della Bce. Ma quanto riuscirà a reggere ancora il nostro Paese? Per questo serve dunque un vero stress-test generale», spiega Tiziano Treu, presidente del Cnel.

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