venerdì 12 giugno 2020
I dottori in ingegneria, nelle professioni sanitarie e in architettura mostrano le migliori performance occupazionali (90%)
I laureati in ingegneria e nelle professioni sanitarie hanno più opportunità di entrare nel mondo del lavoro

I laureati in ingegneria e nelle professioni sanitarie hanno più opportunità di entrare nel mondo del lavoro - Archivio

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Presentato nella sede del ministero dell’Università e della Ricerca - Viale Trastevere 76/A, Roma - il Rapporto 2020 Almalaurea sul Profilo e sulla Condizione Occupazionale dei laureati. La presentazione di questa XXII Indagine si è svolta alla presenza del ministro dell’Università e Ricerca Gaetano Manfredi, del presidente di Almalaurea, professor Ivano Dionigi, del direttore di Almalaurea, professoressa Marina Timoteo. In collegamento da remoto anche Remo Morzenti Pellegrini, rettore dell’Università di Bergamo, dove il 4 giugno si sarebbe dovuto svolgere il convegno annuale alla presenza delle istituzioni, dei rappresentanti degli Atenei consorziati. Il Rapporto 2020 sul Profilo dei laureati di 75 Atenei si basa su una rilevazione che coinvolge oltre 290mila laureati del 2019 e restituisce un’approfondita fotografia delle loro principali caratteristiche. Il Rapporto 2020 sulla Condizione occupazionale dei laureati di 76 Atenei si basa su un'indagine che riguarda circa 650mila laureati e analizza i risultati raggiunti nei mercati del lavoro di Italia, Europa e resto del mondo dai laureati nel 2018, 2016 e 2014, intervistati rispettivamente a 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo.

«Nel 2019, a un anno dal conseguimento della laurea, il tasso di occupazione è stato pari al 74,1% tra i laureati di primo livello e al 71,7% tra i laureati di secondo livello. Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un tendenziale miglioramento del tasso di occupazione che, rispetto
al 2014, risulta aumentato di 8,4 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 6,5 punti per i laureati di secondo livello». È quanto si legge nel Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati.

I laureati in ingegneria, nelle professioni sanitarie e in architettura mostrano le migliori performance occupazionali (tasso di occupazione superiore al 90%). Sono, invece, nettamente al di sotto della media i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi insegnamento, letterario, psicologico e geo-biologico (il tasso di occupazione è inferiore all'83,0%). Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico, intervistati a cinque anni, si evidenziano importanti differenze tra i gruppi disciplinari: i laureati del gruppo medico hanno le più elevate performance occupazionali (tasso di occupazione pari al 93,8%); al di sotto della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di occupazione si ferma al 78,2%. Si legge ancora: «A cinque anni dal titolo, i valori più elevati di efficacia sono raggiunti tra i laureati magistrali biennali dei gruppi educazione fisica (74,2%), geo-biologico (69,3%), e dei gruppi architettura, scientifico, psicologico e chimico-farmaceutico (superiore al 65,%). Nel Rapporto emerge anche una forte differenziazione nella composizione per genere dei vari ambiti disciplinari: nei corsi di primo livello le donne costituiscono la forte maggioranza nei gruppi insegnamento (93,8%), linguistico (84,2%), psicologico (79,9%) e professioni sanitarie (71,0%). Al contrario, esse risultano una minoranza nei gruppi ingegneria (26,4%), scientifico (26,7%) ed educazione fisica (34,0%). Tale distribuzione è confermata anche all'interno dei percorsi magistrali biennali. Nei corsi magistrali a ciclo unico le donne prevalgono nettamente in tutti i gruppi disciplinari: dal 95,4% nel gruppo insegnamento al 54,7% nel gruppo medicina e odontoiatria. Infine, «per la prima volta, Almalaurea ha anche analizzato i dati parziali (da marzo a giugno 2020) sulla condizione occupazionale dei laureati per fotografare la situazione contingente, con particolare riferimento al periodo di blocco causato dall'emergenza Covid-19. L'indagine parziale ha raccolto le risposte di 46mila laureati del periodo gennaio-giugno 2019, di primo e di secondo livello, a un anno dal titolo, e di circa 19mila laureati del periodo gennaio-giugno 2015, di secondo livello, contattati a cinque anni dal titolo. Dai dati emerge che nei primi mesi del 2020 il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è pari al 65% tra i laureati di primo livello e al 70,1% tra i laureati di secondo livello. Rispetto alla rilevazione del 2019, entrambe le quote sono in calo: rispettivamente di -9 e di -1,6 punti percentuali».

Il documento osserva che «si tratta di segnali positivi che, tuttavia, non sono ancora in grado di colmare la significativa contrazione del tasso di occupazione osservabile tra il 2008 e il 2014 e che devono comunque essere contestualizzati anche rispetto all'attualità». Inoltre, «sempre nel 2019, ma a cinque anni dal conseguimento del titolo di laurea, il tasso di occupazione è pari all'89% per i laureati di primo livello e all'86,8% per i laureati di secondo livello. Tali tassi risultano in tendenziale aumento, rispetto al 2015, di 3,4 punti percentuali e di 2,1 punti percentuali, rispettivamente (si è scelto il 2015 perché rappresenta l'anno in cui si rileva l'inversione di tendenza). Resta però vero, anche in questo caso, che questi segnali positivi intervengono dopo anni di significativa contrazione del tasso di occupazione che, tra il 2012 e il 2015, è diminuito di cinque punti percentuali per i laureati di primo livello e di 5,7 punti per quelli di secondo livello».

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