giovedì 12 ottobre 2017
In continuo aumento il numero di persone che non hanno cibo: sono 815 milioni
Fame e spreco, l'insostenibile paradosso dell'alimentazione

L'obiettivo «fame zero» rischia di diventare irraggiungibile se non si affronta il paradosso legato al cibo. Che è troppo o troppo poco, a seconda dei punti del globo in cui si vive. Invece di diminuire il numero delle persone che soffrono la fame è in aumento: nel 2016 erano 815 milioni (l’11% della popolazione mondiale, 38 milioni in più rispetto al 2015) e la questione demografica legata soprattutto alla popolazione africana (attualmente 1,2 miliardi di persone che raddoppieranno entro il 2050) impone una strategia che sia altrettanto veloce e affronti il problema in maniera globale.

Tra gli obiettivi Onu inseriti nell’Agenda 2030 quello della lotta alla fame (il numero due) sembra il più ovvio e per certi versi a portata di mano: basterebbe equilibrare gli sprechi con le carenze. Un terzo del cibo prodotto (per un valore di 750 miliardi di euro l’anno) viene buttato via: basterebbe a sfamare il quadruplo della popolazione che soffre la fame. Di questo e di altre tematiche legate all’alimentazione e all’ambiente si parlerà nell’ottavo Forum internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato dalla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (Bcfn) che si terrà a Milano il 4 e 5 dicembre prossimi. Tra gli ospiti d’onore Bob Geldof, attivista nella lotta alla fame, e due economisti come Gunter Pauli e Jeffrey Sachs. Uno dei focus sarà sull’immigrazione e sulle conseguenze che essa comporta.

«Nel mondo ci sono 244 milioni di migranti e 65 milioni di rifugiati - ha spiegato il vicepresidente di Bcnf Luca Virginio - in pratica il 5% della popolazione è in movimento. Ma bisogna sottolineare come la stragrande maggioranza degli spostamenti avvenga all’interno dello stesso continente. In Africa questa percentuale ad esempio è del 95%. Il problema è che se il continente si svuota perché i giovani con maggiore determinazione e capacità emigrano allora diventeranno sempre più pesanti le dipendenze dagli aiuti internazionali». L’altra faccia della medaglia è la percentuale sempre più elevata di popolazione che deve fare i conti con l’obesità: 2,1 miliardi di persone. Un fenomeno che nell’ultimo periodo sta colpendo in Italia soprattutto le nuove generazioni. Secondo il Food Sustainability Index, l’indice sulla sostenibilità ambientale che mette a confronto i paesi del G20 e altri 14 con una spiccata presenza di paesi mediterranei elaborato dalla fondazione Barilla, gli italiani sono una delle popolazioni con l’aspettativa di vita sana più alta al mondo dopo Giappone e Corea del Sud. Ma è allerta per la "Generazione Z" ovvero per gli under 18: uno su quattro è in sovrappeso e la causa principale è l’allontanamento dalla dieta mediterranea verso e proprio elisir di lunga vita e la diffusione sempre maggiore del cibo spazzatura. Ogni anno in Italia si buttano 110 chilogrammi di cibo a testa.

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