L'energia ha messo il turbo all'inflazione in Europa
di Pietro Saccò
A marzo nell’area euro i rincari dell’energia hanno spinto l’inflazione dal 1,9% al 2,5%, riaccendendo i timori per prezzi, bollette e tassi Bce

Solo a marzo, nell’area euro, la componente energia dell’inflazione è aumentata in media del 6,8% rispetto a febbraio. La prima stima flash di Eurostat sui prezzi al consumo del mese che si è appena concluso conferma così che le tensioni in Medio Oriente e i rischi per i flussi energetici stanno già riaccendendo la pressione sull’inflazione. Il rialzo delle quotazioni di petrolio e gas continua infatti a riflettersi sui costi di trasporto, sulla produzione e, a cascata, sui prezzi di beni e servizi. Era qualcosa di cui chiunque avesse fatto il pieno all’auto nelle ultime settimane si era già accorto; ora il movimento compare con chiarezza anche nei dati statistici.
Quel balzo mensile dell’energia del 6,8% segna una brusca inversione rispetto al -3,1% registrato a febbraio su base annua e porta il rincaro dell’energia al 4,9% rispetto a marzo dello scorso anno. È questo il fattore che ha avuto il peso maggiore nella risalita dell’inflazione dell’area euro, passata dall’1,9% al 2,5%. Le stime degli analisti erano anche peggiori, ma in alcuni Paesi la dinamica dei prezzi è già particolarmente sostenuta: la Croazia è al 4,7%, la Lituania al 4,5%.
L’Italia, in questo contesto, è al momento messa meglio di altri partner. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a marzo l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività è salito all’1,7% dall’1,5% di febbraio, mentre l’indice armonizzato europeo è rimasto stabile all’1,5% su base annua. Anche l’aumento mensile della componente energia in Italia, pari al 4,9%, è inferiore alla media dell’area euro. E, sempre secondo l’Istat, su base annua i prezzi dell’energia restano ancora più bassi del 2,3% rispetto a un anno fa.

Questo non significa però che il problema sia marginale. Nei dati più recenti comparabili di Eurostat, relativi al primo semestre del 2025, il prezzo dell’elettricità per le famiglie italiane era pari a 32,91 centesimi per kWh, collocando l’Italia nel gruppo dei Paesi europei con le bollette domestiche più care. Il timore, a questo punto, è che i rincari dell’energia si trasferiscano gradualmente al resto del paniere e provochino una nuova accelerazione dell’inflazione in tutta l’area euro.
Nella relazione con cui ha accompagnato la presentazione del bilancio 2025 della Banca d’Italia, chiuso con un utile netto di 1,7 miliardi di euro dopo gli 0,8 miliardi del 2024, il governatore Fabio Panetta ha avvertito che rispetto alle previsioni dello scorso dicembre l’attacco all’Iran ha «modificato bruscamente le prospettive». Riprendendo gli aggiornamenti delle proiezioni della Banca centrale europea, Panetta ha segnalato il rischio che il nuovo choc energetico si propaghi al resto del sistema: «L’intensità di tali effetti dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari».
La posizione di Panetta è in linea con l'intervento da Christine Lagarde alla conferenza “The Ecb and Its Watchers” della scorsa settimana. In quell’occasione la presidente della Bce ha spiegato che Francoforte dovrà prima valutare la natura e la portata dello choc energetico, poi il modo in cui esso si trasferirà all’inflazione e infine la risposta di politica monetaria più adatta. «Piccoli shock di offerta, occasionali e di breve durata, possono essere ignorati – ha detto Lagarde –. Ma quando le deviazioni attese dal nostro obiettivo di inflazione diventano più ampie e persistenti, le ragioni per intervenire si rafforzano».
Per ora la Bce, nell’ultima riunione del 19 marzo, ha lasciato invariati i tassi al 2,00% sui depositi, al 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali e al 2,40% su quelle marginali. Ma le attese dei mercati si stanno spostando verso un possibile rialzo nei prossimi mesi: per S&P si muoverà già ad aprile, secondo Moody’s a giugno. Molto dipenderà dall’evoluzione della crisi mediorientale e dalla durata della tensione sui mercati energetici. Sia Panetta sia Lagarde hanno però insistito su un punto: rispetto al 2022, quando l’inflazione dell’area euro superò il 10%, la banca centrale parte oggi da una posizione più solida, con inflazione vicino all’obiettivo del 2% e una politica monetaria già più “normale” rispetto a quella dei tassi a zero.
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