Gli studenti ancora non soddisfano le imprese italiane: «Mancano artigiani qualificati»
di Andrea Ceredani, Milano
Nei prossimi anni caleranno gli iscritti agli istituti tecnico-professionali, ma le nuove assunzioni arriveranno proprio in quei campi. A "Orientatalenti", Giorgia Meloni sollecita i giovani: «Coltivate le vostre passioni»

A 19 anni, Anna Allievi ha già le idee chiare sul proprio futuro. «Sono certa di voler diventare orafa», racconta mentre lavora a un gioiello sotto la guida della sua docente. Ma non è sempre stato così: prima di iscriversi a un Ifts (Istruzione e formazione tecnica superiore), aveva frequentato un istituto tecnico a indirizzo “Relazioni internazionali”. «Ho impiegato un anno a capire che quella non era la mia strada», confessa. Il suo è stato un “riorientamento” di successo, ma resta un caso quasi isolato. La distanza tra le competenze richieste dalle aziende e la formazione dei più giovani, in Italia, è ormai siderale: solo in Lombardia, il 48% delle assunzioni risulta al momento difficile da reperire. Moltissime imprese richiedono specializzazioni tecniche. In numeri: entro il 2035, prendendo a riferimento sempre la Lombardia, gli iscritti agli istituti tecnici diminuiranno del 35%. Nello stesso periodo, il sistema produttivo avrà bisogno di 673mila nuovi impiegati: di questi, il 46% con formazione tecnico-professionale. A rivelarlo è una nuova ricerca di Adapt, pubblicata ieri in occasione dell’inaugurazione di “Orientatalenti”, uno dei più grandi eventi di orientamento in Italia, che nell’arco di tre giorni radunerà a Milano circa 30mila studenti, coinvolgendoli in 130 workshop e 160 momenti di incontro con imprese e università.

«Abbiate fiducia nelle vostre capacità, coltivate le vostre passioni, non abbiate paura di guardare lontano». Con questo augurio, affidato a una lettera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inaugurato la fiera e salutato gli studenti. Quasi uno su due (46%) di fronte a un futuro «incerto e precario» ammette di sentirsi «disorientato», come rivela l’indagine Censis “Senso della scuola, senso del lavoro”. Sei su dieci, però, credono anche che «la vita vera si trovi fuori dalle mura scolastiche». Ovvero nell’incontro con le aziende.
«È importante che nessuno di questi ragazzi – ribadisce Diego Montrone, cofondatore dell’Ats Orientatalenti e presidente di Galdus – perda nessuna occasione che il mondo offre loro, solo perché non la conoscono». Per questo, la fiera propone agli studenti decine di laboratori professionali: dalla sartoria alla ceramica. «Nella nostra scuola i ragazzi imparano a lavorare con l’arte – spiega Fabrizio Collini, docente di restauro –. Non è un mestiere che oggi può essere sostituito dall’IA». Quasi tutti i suoi alunni, al termine del corso, ottengono un impiego. «A volte – assicura il docente – non riusciamo a soddisfare le richieste delle aziende». In altri casi, invece, sono le imprese stesse a formare i professionisti di cui hanno bisogno. Nel settore della pelletteria, spiegano i delegati di grandi aziende, «scarseggiano modellisti, prototipisti e macchiniste. Artigiani qualificati da formare molto rapidamente». In generale, le stime parlano di decine di migliaia di figure mancanti. A imparare il mestiere nei loro workshop, ieri, si è seduta una classe di un istituto tecnico a indirizzo “Relazioni internazionali”: quasi nessun alunno – confessano i ragazzi – aveva mai considerato di lavorare come pellettiere. «È grazie a queste esperienze – replica Montrone – che ciascun ragazzo può scoprire la propria vocazione».

Tra le opzioni messe a disposizione degli studenti presenti a "Orientatalenti", infine, c'è anche l'impiego nella pubblica amministrazione. «Le opzioni nella Pa sono moltissime: dal geometra al magistrato - spiega Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione -. Il nostro obiettivo è che tutti gli impiegati nella pubblica amministrazione si sentano orgogliosi e soddisfatti del proprio lavoro». Un traguardo da raggiungere superando «lo stigma del posto fisso». Al momento gli impiegati nella Pa sono circa 3,4 milioni, «ma vogliamo che diventi un contesto di lavoro desiderabile anche per i più giovani - conclude Zangrillo -. Per questo investiamo nella formazione continua: i ragazzi sanno che quello che imparano oggi rischia di diventare obsoleto nell'arco di pochi mesi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





