Don Bosco e il denaro:
l’abbandono fiducioso
alla provvidenza
per costruire il bene

Considerando la vita, le opere e gli scritti di Don Giovanni Bosco è possibile rintracciare il suo pensiero circa il denaro: esso non è ritenuto intrinsecamente negativo, ma uno strumento
May 9, 2026
Don Bosco e il denaro:
l’abbandono fiducioso
alla provvidenza
per costruire il bene
DON-BOSCO
Quale rapporto aveva don Giovanni Bosco (1815-1888) con il denaro? Come lo considerava? Nel viaggio che ci sta portando alla scoperta del pensiero e dell’agire di alcuni santi in materia di denaro, l’attenzione si sofferma sul sacerdote piemontese, descritto da Benedetto XVI come «un santo di una sola passione: la gloria di Dio e la salvezza delle anime»; un santo del quale ricordare con ammirazione «la profonda spiritualità, l’intraprendenza creativa, il dinamismo apostolico, la laboriosità instancabile, l’audacia pastorale e soprattutto il suo consacrarsi senza riserve a Dio e ai giovani».
Considerando la vita, le opere e gli scritti di Don Bosco, osserva padre Fabio Attard, Rettore Maggiore dei salesiani, «è possibile individuare un pensiero preciso circa il denaro: esso non è ritenuto intrinsecamente negativo, è considerato uno strumento: serve per realizzare le strutture e i progetti che vengono progressivamente ideati per i giovani. Il denaro, per don Bosco, è e deve essere a servizio dell’educazione». È l’educazione dei giovani, specialmente di quelli più svantaggiati, ciò che sta sommamente a cuore al santo. «Per loro elabora una percorso educativo, che oggi chiameremmo integrale, nel quale la dimensione umana e la ricerca del senso si vivono in un ambiente di amorevolezza, empatia, rispetto: è un sistema preventivo fondato su tre pilastri: ragione, religione, amorevolezza. E questo progetto educativo, per concretizzarsi, ha bisogno anche di molte strutture, che richiedono ingenti risorse economiche». Per questo Don Bosco diventa intraprendente e non esita a chiedere denaro a moltissime persone, ovunque, in Europa: e ovunque trova benefattori disposti a sostenere – a volte con somme modeste, a volte con importi cospicui – i suoi progetti. Ciò accade perché le persone hanno fiducia in lui, ammirano la sua coerenza: egli si mostra per ciò che è, un uomo povero, interamente dedito ai giovani, risoluto nell’usare il denaro ricevuto per loro, non per sé: «È la sua credibilità a convincere i benefattori.
Don Bosco insiste molto sul voto di povertà: bisogna vivere in maniera povera, per i poveri: è lo stile di vita adottato, le scelte compiute ogni giorno che raccontano ciò che siamo», prosegue padre Attard. «Noi salesiani cerchiamo di salvaguardare, promuovere, comunicare questa credibilità, vivendola in ogni parte del mondo in cui siamo presenti per aiutare i giovani. Anche oggi la credibilità, la coerenza con i principi e gli scopi professati è decisiva per qualsiasi istituzione: è il grande tema della trasparenza, giustamente molto sentito nella nostra epoca».
Insieme alla povertà, decisivo è per don Bosco l’affidamento alla provvidenza divina: ad esempio – racconta padre Attard – don Bosco, verso la fine della vita, quando è già molto malato, riceve l’incarico da Papa Leone XIII di completare la Basilica del Sacro Cuore a Roma, che non si riusciva a terminare. «E quando il Papa gli dice di non poter dare denaro per quest’impresa, don Bosco risponde di non volere soldi dal Pontefice ma benedizioni. Don Bosco conta sulla provvidenza divina e inizia a cercare benefattori: li trova e la Chiesa viene completata nel giro di pochi anni. Questo è solo un episodio, ma ce ne sono moltissimi che testimoniano il suo abbandonarsi fiducioso nelle mani di Dio». Don Bosco – conclude padre Attard – ci consegna insegnamenti fondamentali in materia di educazione e cura delle giovani generazioni, ma ci lascia un insegnamento importante anche in materia di denaro: esso esiste per essere condiviso, non accumulato, per assicurare vita buona alle giovani generazioni, non agi o privilegi per sé. Don Bosco è stato un uomo libero nei confronti del denaro: ciò che occupava il suo cuore erano i giovani, specie quelli più poveri, e il Signore. «Questa libertà si conquista imparando da Gesù ciò che conta davvero, lasciandosi toccare nel profondo dalle “cose” della terra. I santi sono tali non perché sono distanti dalle “cose” del mondo, ma perché con esse impastano la loro vita in nome del Vangelo. Bisogna avere il coraggio di guardare i poveri negli occhi, e non indurire il cuore. Ai ragazzi che in ogni parte del mondo frequentano le nostre scuole diciamo sempre che i poveri non scelgono di essere poveri, ma noi possiamo scegliere di essere generosi. E la goccia che ciascuno dà, unita alle altre, forma una cascata di benedizioni. Il secondo insegnamento che lascia don Bosco in tema di denaro riguarda la credibilità, la trasparenza: essa è irrinunciabile per tutti, soprattutto per gli uomini e le donna consacrati».

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