Il Vangelo e la convivenza possibile:
Giovanni riletto dall’economia civile

Per molto tempo la critica lo ha considerato il Vangelo più lontano dai fatti, una rielaborazione tardiva e astratta, ma le categorie dello spirito del Vangelo di Giovanni sono ancora oggi i fondamenti della convivenza
May 7, 2026
Il Vangelo e la convivenza possibile:
Giovanni riletto dall’economia civile
Il Polo Lionello Bonfanti
Alleanza, dono, gratuità, verità: il Vangelo di Giovanni le chiama categorie dello spirito. L’economia civile le chiama fondamenti di una convivenza possibile. Giovanni non somiglia agli altri tre. Dove Marco è essenziale e rapido, dove Luca popola il racconto di poveri e donne e perduti, Giovanni si apre con un prologo cosmico, «In principio era il Logos», e costruisce un Gesù di altezza teologica che a tratti sembra staccarsi dalla terra. Per molto tempo la critica lo ha considerato il Vangelo più lontano dai fatti, una rielaborazione tardiva e astratta. Oggi invece l’ipotesi più accreditata tra gli esegeti è che il quarto Vangelo abbia all’origine una fonte oculare, forse Giovanni di Zebedeo, il «discepolo amato» e contenga dettagli storici originali che non si trovano nei Sinottici.
È proprio questa dualità, la vetta teologica e la radice storica, il Logos eterno e il carpentiere di Nazareth, a renderlo il terreno più difficile e più fertile per una lettura economica. Perché Giovanni non racconta parabole. Non ha il seminatore, non ha il figliol prodigo, non ha il buon samaritano. Eppure è pieno di gesti economici: le nozze di Cana e il vino che non finisce, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, i mercanti scacciati dal tempio, Lazzaro restituito alla vita quando tutto sembrava perduto. Segni, li chiama Giovanni, non miracoli. Azioni che indicano qualcosa che va oltre l’evento, che interrogano il senso di ciò che produciamo, distribuiamo, consumiamo, sprechiamo o custodiamo.
Queste sono solo alcune delle questioni al centro del commento di Luigino Bruni al Vangelo di Giovanni, l’ultimo di una lunga serie di libri che, nati dalle pagine di Avvenire, hanno dato vita a una Scuola di Economia Biblica. Un percorso di formazione che negli anni ha guidato centinaia di persone attraverso i testi sacri con un metodo preciso: una lettura laica e antropologica che cerca nelle Scritture le fondazioni dell’agire economico e sociale.
Il corso che la Scuola dedica a Giovanni si svolge online ogni mercoledì dalle 16 alle 19, dal 13 maggio al 1° luglio, con un weekend conclusivo in presenza al Polo Lionello Bonfanti dal 3 al 5 luglio. C’è una frase nell’introduzione al commento di Bruni che vale come bussola per tutto il percorso: Giovanni, scrive, «è amico dell’uomo, forse ancora di più di chi la fede non ce l’ha mai avuta o un giorno l’ha persa senza ritrovarla più». Dice molto sul metodo della Scuola, e sul perché vale la pena leggere un testo scritto duemila anni fa in un contesto di dominazione economica e politica non così diverso dal nostro.
Le iscrizioni al corso sono aperte sul sito del Polo Lionello Bonfanti www.pololionellobonfanti.it

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