Sgomberi rapidi e più case in affitto: cosa cambierà con il Piano casa del Governo

Alla Camera FdI si intesta il provvedimento per liberare gli immobili. Bignami: «CasaPound? Decide il Viminale». Le opposizioni: «Manca una risposta sociale»
May 6, 2026
Il capogruppo Galeazzo Bignami e i deputati Alice Buonguerrieri e Francesco Filini durante la conferenza stampa alla Camera “Sgomberi e sfratti. Le proposte di Fratelli d’Italia per tutelare la casa”, 6 maggio 2026
Il capogruppo Galeazzo Bignami e i deputati Alice Buonguerrieri e Francesco Filini durante la conferenza stampa alla Camera “Sgomberi e sfratti. Le proposte di Fratelli d’Italia per tutelare la casa”, 6 maggio 2026
Il Governo accelera sugli sgomberi e Fratelli d’Italia prova a intestarsi la regia politica del Piano casa approvato dal Consiglio dei ministri. Nella Sala Tatarella della Camera, tra dirigenti di partito e associazioni di categoria, il messaggio che i meloniani vogliono consegnare è chiaro: il ddl sulla liberazione degli immobili porta l’impronta delle proposte elaborate nei mesi scorsi da FdI. «L’obiettivo non è avere più sfratti ma più affitti», sintetizza il capogruppo Galeazzo Bignami. «Il tempo dell’indulgenza è finito», scandisce Alice Buonguerrieri, prima firmataria della proposta di legge da cui il Governo ha attinto gran parte dell’impianto normativo. La deputata parla di un intervento pensato per «restituire certezza ai proprietari» e accelerare il rilascio degli immobili occupati o a fine locazione.

La linea di FdI: tutelare la proprietà privata

La conferenza stampa ha il sapore della rivendicazione politica. Con Bignami che parla apertamente di una proposta «ampiamente ripresa» dall’esecutivo. Il capogruppo insiste sulla necessità di «dare risposte concrete» ai proprietari che non riescono a rientrare in possesso delle proprie case. Accanto a lui c’è Francesco Filini, responsabile del programma di Via della Scrofa e uomo chiave della macchina organizzativa meloniana. I due seguono soddisfatti gli interventi e, appena possono, si parlano sottovoce. Il messaggio politico, però, è tutt’altro che sfumato. Bignami insiste sulla necessità di «dare risposte concrete» ai proprietari che non riescono a rientrare in possesso delle proprie case e rivendica il lavoro condiviso con Confedilizia. La tesi di FdI è che l’incertezza sui tempi di rilascio degli immobili abbia progressivamente spinto molti proprietari fuori dal mercato delle locazioni, contribuendo alla riduzione dell’offerta e all’aumento dei canoni.

Procedure accelerate e ribaltamento dell’onere

Nel dettaglio, il disegno di legge introduce una corsia accelerata per il rilascio degli immobili occupati abusivamente e per i casi di fine locazione. Il punto centrale è l’«ingiunzione di rilascio», una nuova procedura sommaria che sostituisce la tradizionale convalida di sfratto e consentirà al proprietario di ottenere dal giudice un decreto in tempi molto più rapidi. Se la richiesta viene ritenuta fondata, il magistrato dovrà pronunciarsi entro 15 giorni dal deposito del ricorso, ordinando il rilascio dell’immobile «senza dilazione». Nei casi in cui il contratto sia già scaduto, il giudice fisserà il rilascio entro un termine compreso tra 30 e 60 giorni. Buonguerrieri insiste soprattutto sul «ribaltamento» dell’attuale meccanismo. Oggi, spiega, è il proprietario a dover affrontare un procedimento lungo e costoso per riottenere l’immobile; con la riforma, invece, il conduttore che intende opporsi dovrà attivarsi autonomamente davanti al giudice. «Non si sottraggono diritti agli inquilini», assicura la deputata di FdI, «ma si aumentano le tutele dei proprietari». Viene introdotta, inoltre, una penale pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo nel rilascio dell’immobile, misura pensata come deterrente contro comportamenti ostruzionistici. Il provvedimento interviene anche sulla gestione dei beni lasciati negli appartamenti dagli inquilini sfrattati: se non ritirati entro il termine fissato per il rilascio, potranno essere considerati abbandonati, evitando ai proprietari ulteriori procedure giudiziarie.

La stretta sulle morosità

Il testo modifica anche le regole sulla morosità e riduce i margini per sanare i mancati pagamenti. Nell’arco di quattro anni gli inquilini potranno ricorrere alla sanatoria giudiziale al massimo due volte, e non più tre, pagando canoni arretrati, interessi, oneri accessori e spese. Si accorciano inoltre i termini concessi dal giudice nei casi di comprovata difficoltà economica: il tempo per regolarizzare i pagamenti scende da 90 a 45 giorni, mentre il cosiddetto “termine di grazia” passa da 120 a 60 giorni nei casi di inadempienze legate a condizioni economiche precarie protratte per non oltre due mesi. Per il partito della premier, la stretta serve a riequilibrare il rapporto tra proprietari e inquilini e a ridurre i tempi delle procedure.

L’asse con Confedilizia

Prima dell’inizio della conferenza, Bignami si intrattiene a lungo con il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che il capogruppo poi invita a prendere la parola. Un segnale politico evidente del rapporto costruito tra il partito e l’associazione dei proprietari durante la stesura del testo. «Rendere certi e rapidi i tempi degli sfratti vuol dire restituire fiducia ai proprietari», è la linea di Spaziani Testa, secondo cui una maggiore tutela della proprietà potrebbe contribuire anche ad aumentare l’offerta di case in affitto e a contenere i canoni. Da qui lo slogan rilanciato anche dai dirigenti FdI: «Non più sfratti ma più affitti».

Il caso Roma: da Spin Time a CasaPound, Bignami si smarca

Nel finale, inevitabilmente, il confronto si sposta anche su temi più divisivi. Una domanda sugli sgomberi a Roma – dal caso di Spin Time fino alla vicenda CasaPound – porta Bignami, visibilmente infastidito, a smarcarsi. «C’è un elenco predisposto dal ministero dell’Interno con le priorità degli interventi e noi ci fidiamo delle valutazioni del Viminale», replica il capogruppo a una giornalista. Poi chiude rapidamente: «Tutte queste realtà devono essere superate».

Le opposizioni: «Manca una risposta sociale»

Sul provvedimento restano però forti le critiche delle opposizioni, che accusano il Governo di affrontare il tema della casa quasi esclusivamente dal lato della tutela della proprietà privata. Il responsabile Casa del Pd, Pierfrancesco Majorino, parla di un Piano «scritto sulla sabbia» e contesta soprattutto la consistenza reale delle risorse stanziate, giudicate insufficienti rispetto all’emergenza abitativa e al numero di alloggi pubblici sfitti. Per il deputato pentastellato Agostino Santillo si tratta di un progetto «semi-tarocco», in cui mancano risorse adeguate per affitti e morosità incolpevole. Anche Angelo Bonelli di Avs attacca il ddl sgomberi, accusando la maggioranza di voler «mandare via dalle case, in 15 giorni, le famiglie che non hanno alternative sociali ed economiche». Più prudente, invece, la posizione di Italia Viva. La capogruppo al Senato Raffaella Paita chiede di «aumentare l’offerta abitativa» e velocizzare le procedure, ma invita il Governo a non trasformare il confronto sulla casa in uno scontro ideologico tra proprietari e inquilini.

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