Il caso dei deepfake e le immagini manipolate della premier Giorgia Meloni
Le immagini generate artificialmente non risparmiano nemmeno i politici. Ascani (Pd): «Avevamo una legge sull'IA pronta, ma l'esecutivo l'ha bocciata»

Circolano sul web ogni giorno, sono visibili a tutti e chiunque può scaricarle e farne ciò che vuole: immagini manipolate della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, costruite ad arte con l'intelligenza artificiale per diffondere fake news, per screditare o per soddisfare fantasie sessuali. I deepfake sono la piaga del nostro secolo e non risparmiano nemmeno la politica. L'ultimo caso è stato segnalato dalla premier stessa che, postando una di queste foto sui social, ha lanciato un appello: «Il punto va oltre me. I deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no. Una regola dovrebbe valere sempre: verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque». Non è la prima volta che Meloni rimane vittima di questo genere di falsificazioni: a dicembre 2024 andò virale un video che la ritraeva impegnata in un bacio appassionato con il patron di X, Elon Musk. Anche in questo caso si tratta di un deepfake, e lo stesso vale per un filmato circolato online qualche mese fa in cui si vedevano Giorgia Meloni, Javier Milei e Benjamin Netanyahu seduti vicini in uno studio televisivo, impegnati ad assistere a uno spettacolo di magia di Donald Trump in cui il presidente americano faceva sparire sotto a un telo l’ayatollah Ali Khamenei. Nel 2024 poi, due persone, padre e figlio di Sassari, sono finite a processo per aver diffuso in rete video pornografici deepfake in cui appariva il volto della presidente del Consiglio. Numerosi anche i filmati falsi in cui personaggi politici come Meloni o il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, promettono grandi guadagni a fronte di piccoli investimenti e assicurano l’approvazione diretta del Governo. Vere e proprie truffe che hanno costretto la Consob a imporre l'oscuramento di numerosi siti web.
In Italia, dal 2025 è stato introdotto il reato di «diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite IA», ma ancora non esistono strumenti efficaci per affrontare un fenomeno che coinvolge numerosi soggetti: autori, piattaforme e utenti. Di recente, il Pd ha presentato una proposta di legge per limitare i deepfake nella propaganda politica, ma il ddl non ha ottenuto l'approvazione del Parlamento: «Oggi Giorgia Meloni si accorge che i deepfake sono pericolosi. Se ne accorge perché a esserne vittima è lei - ha commentato la dem Anna Ascani, vicepresidente della Camera -. La premier dimentica che il suo governo ha agito anche qui col solito schema: introducendo un reato. Niente di più inutile. Quello che serve è una legge che permetta alle autorità preposte di chiedere alle piattaforme la rimozione immediata di contenuti di questo tipo, soprattutto quelli che inquinano il dibattito pubblico. E questa legge non esiste perché questo esecutivo non l'ha voluta». «Sono su posizioni e idee politiche saldamente agli antipodi di quelle portate avanti da Meloni, ma da donna, offro la mia solidarietà alla premier perché questa è una battaglia su cui ci si dovrebbe unire - ha invece sottolineato la senatrice cinquestelle Alessandra Maiorino -. Riteniamo che l'obbligo di identità digitale sia un tema non più rinviabile. Il web non può continuare a restare la giungla senza regole che è ora». Anche Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati, ha espresso vicinanza alla premier: «È inaccettabile quanto accaduto alla premier Meloni. Credo sia doveroso tracciare una linea di demarcazione netta tra satira, intrattenimento e disinformazione, molestie, truffe o furti di identità». Manifestazioni di vicinanza alla presidente del Consiglio sono arrivate anche da Simonetta Matone, deputata della Lega e da Carlo Fidanza e Stefano Cavedagna di FdI.
Per contrastare questo fenomeno, molti personaggi dello spettacolo negli Stati Uniti stanno iniziano a brevettare la propria immagine. Di recente, la cantante Taylor Swift ha depositato alcune clip audio e una fotografia all'Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti. Lo stesso ha fatto, qualche mese fa, anche l'attore Matthew McConaughey. Questo stratagemma dovrebbe limitare la produzione selvaggia di deepfake, ma non basta. In Europa, invece, la Danimarca è il primo Paese che tenta di fare un passo in avanti sulla regolamentazione dell'IA. Di recente è infatti entrata in vigore una legge che riconosce il copyright sul corpo e sulla voce dei cittadini: in questo modo l'dentità digitale dei danesi sarà coperta dal diritto d'autore.
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