In cerca dei leader giovani per il futuro del Terzo settore
di Elena Inversetti
I ricercatori lo chiamano “degiovanimento”: non solo demografico, ma anche sociale. Eppure qualcosa si muove: ne parla “Verso una nuova leadership del Terzo settore”, l’indagine firmata da Elisabetta Cibinel con Carlo Bottai e Francesco Trentini

In Italia la popolazione under 35 continua a diminuire – secondo le proiezioni Istat, dal 29% del 2000 si scenderà al 18% entro il 2050 – e con essa rischia di ridursi anche il suo peso nella vita civile e sociale. I ricercatori lo chiamano “degiovanimento”: non solo demografico, ma anche sociale. Eppure qualcosa si muove. Su 134.815 enti del terzo settore iscritti al Registro Unico Nazionale (Runts), 9.602 sono guidati da under 35: il 7,1% del totale. Pochi, certo. Ma dove questo accade, i segnali di cambiamento sono concreti e misurabili, in controtendenza rispetto al resto degli enti. Numeri che ci danno una mappa di come i Millennials più giovani e la Gen Z ventenne desiderino trasformare l’economia, portando nuovi paradigmi di impegno sociale. E soprattutto sollevano una domanda cruciale: il Terzo settore è in grado di accogliere e di dare risposta alle nuove esigenze con governance consapevoli e leadership diffuse?
Qualche risposta arriva da “Verso una nuova leadership del Terzo settore”, l’indagine firmata da Elisabetta Cibinel di Percorsi di Secondo Welfare con Carlo Bottai e Francesco Trentini dell’Osservatorio Statistico sul Terzo Settore dell’Università di Milano-Bicocca. Il lavoro nasce nell’ambito di GenP (Giovani che partecipano), l’iniziativa nazionale promossa da Acri, l’Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio, per valorizzare le esperienze del Terzo settore orientate al protagonismo giovanile. L’indagine si basa sull’intera popolazione degli Ets iscritti al Runts nel secondo semestre del 2025.
Il profilo che emerge è preciso, come ci dice Elisa Cibinel: «Chi guida un ente del Terzo settore under 35 ha in media 31 anni – contro i 58 del legale rappresentante medio – ed è significativamente più radicato nel proprio territorio: il 71% proviene dalla stessa provincia dell’ente che rappresenta, contro il 65% del totale. Inoltre la presenza femminile ai vertici è quasi doppia rispetto alla media generale: il 59,3% degli enti guidati da giovani ha una legale rappresentante donna, contro il 29,7% del totale. E questi enti sono prevalentemente nuovi: il 74% è nato dopo il 2010, il 46% addirittura dopo il 2020».
Un’altra differenza riguarda gli ambiti di attività: «Gli enti guidati da giovani sono molto più presenti nella cultura e nel tempo libero (76,2% contro 66,2% del totale) e meno nei servizi sociali (16,2% contro 24,5%)». Un dato che dice qualcosa sulle priorità e sulle forme di impegno che i giovani portano con sé. «L’ingresso delle nuove generazioni nella leadership del Terzo settore avviene prevalentemente di propria nuove iniziativa, più che attraverso il ricambio all’interno di organizzazioni già consolidate» osserva Cibinel. «La mancanza di ricambio generazionale è un problema di sostenibilità per le organizzazioni: significa perdere conoscenze e, sul lungo periodo, rischiare di morire. La nostra sfida come ricercatori è continuare a osservare come si sviluppa il fenomeno». Nella prossima indagine, attesa per quest’anno, verranno infatti mappati i dipendenti under 35 in altre posizioni dell’organigramma con un approfondito focus anche qualitativo.
E se fosse una questione politica? Per Thomas Patriarca, 24 anni, lo è e per questo ha fondato Human Memories APS, un collettivo giovanile che opera tra sociale, cultura ed educazione nel savonese, con all’attivo diverse collaborazioni con realtà del terzo settore. È uno di quei 9.602 Ets. «Dignità del lavoro, sostenibilità ambientale, qualità delle relazioni, benessere collettivo: sono connaturate alla nostra forma mentis, perché attraversano direttamente le nostre vite» ci dice. «In questo senso il ricambio generazionale è per noi una questione politica, in quanto riguarda lo sviluppo di tutta la società. Non si tratta di rivendicazioni esterne, ma di criteri che dovrebbero essere interni al modo stesso in cui si pensa il lavoro. Il mercato del lavoro può cambiare quando i giovani non vengono soltanto coinvolti simbolicamente, ma messi nelle condizioni di incidere.»
Human Memories è nata dentro il Terzo settore: «Da noi i giovani non sono soltanto destinatari di progetti, ma soggetti attivi della costruzione sociale, protagonisti della comunità» continua Patriarca. «I temi che affrontiamo nascono da problemi che intercettano concretamente le nostre vite e che al contempo sentiamo come questioni collettive. La salute mentale, intesa anche come qualità delle relazioni e benessere collettivo, perché spesso abbiamo sperimentato sulla nostra pelle quella fragilità. La sostenibilità, perché siamo cresciuti con l’inquietudine per il pianeta che erediteremo».
Come rileva Cibinel e come testimonia Patriarca la sfida è creare le condizioni perché questa nuova leadership non nasca solo dall’esterno, attraverso nuove iniziative, ma cresca anche dentro le organizzazioni già esistenti.
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