Raggi cosmici e campi smart, il futuro dell’Agri Food è Tech: l’Esg diventa investimento
L’agroalimentare è sempre più la nuova frontiera della sostenibilità, ma spesso in modo inconsapevole: Riello Investimenti con il fondo Linfa crea un ponte tra startup o Pmi e chi vuole investire in queste realtà che innovano il settore rendendolo amico dell’ambiente

Archiviamo l’immagine bucolica del contadino che lavora la terra solo con zappa e trattore. Dimentichiamo il coltivatore che per sapere se i propri campi avranno abbastanza acqua guarda solo il cielo, in attesa delle piogge. Oggi, per prevedere la salute delle piante e quindi i raccolti, c’è addirittura chi rileva e sfrutta i raggi cosmici in modo da controllare l’umidità del terreno. «E questo è solo uno degli esempi di come un settore spesso percepito come “vecchio” sia in realtà al momento uno dei più innovativi grazie ad aziende che creano tecnologie, a esso destinate, con un impatto tangibile sull’ambiente», spiega Federica Loconsolo, Head of Institutional Investors and Esg di Riello Investimenti Sgr, una società di gestione del risparmio indipendente che sostiene Pmi e startup pionieristiche (come quella che cerca i raggi cosmici) attraverso il fondo di investimento Linfa, che si concentra su operazioni di minoranza in realtà dell’Agri Food Tech, con un focus sulle fasi centrali della filiera – produzione, trasformazione, packaging e gestione degli scarti – piuttosto che sul prodotto finale.
«Quella dell’agricoltura – continua Loconsolo – è un’Italia sostenibile spesso in modo inconsapevole. Noi aiutiamo quelle piccole e medie imprese a etichettare le loro buone pratiche secondo i criteri Esg, trasformando quella gestione in valore finanziario e sociale quantificabile. Inoltre, le guidiamo per integrare altre azioni sostenibili». Così il fondo crea un ponte tra gli imprenditori in cerca di risorse e gli investitori che vogliono puntare su imprese davvero amiche dell’ambiente. «L’agroalimentare è certo uno dei principali contributori di emissioni di CO2, ma è anche un settore che, opportunamente indirizzato, può essere un grande attivatore di percorsi virtuosi. Basti pensare che da lì viene circa il 20-25% del Pil italiano», puntualizza, ricordando poi come molte innovazioni tecnologiche già oggi sono alla portata del coltivatore. Nel panorama finanziario, dove la sostenibilità oscilla spesso tra un imperativo etico e il sospetto di operazioni di facciata, Riello Investimenti Sgr ha scelto dunque di percorrere la strada di una strutturazione metodologica rigorosa. Come racconta Loconsolo, il vero punto di svolta per loro risale al 2020. In quell’anno, la società ha deciso di formalizzare un percorso che fino a quel momento era stato gestito in modo destrutturato, dotandosi di una policy specifica e diventando socia del Forum per la Finanza Sostenibile. Non si è trattato di un semplice adempimento burocratico, racconta, ma della costruzione di un modello proprietario capace di parlare la lingua delle Pmi italiane. Tra i temi della sostenibilità valutati come importanti da Sgr c’è per esempio la diversity «che per noi non è soltanto legata al genere, ma anche all’allocazione del lavoro per fasce di età». L’analisi di sostenibilità è applicata a tutte le fasi del processo di investimento e tra le strategie applicabili al settore che Riello utilizza, chiarisce la manager, c’è anche quella delle esclusioni dei settori non idonei in base alla policy stabilita. L’efficacia di questa visione, commenta Loconsolo, si vede anche attraverso gli esempi delle innovazioni concrete sperimentate dalle realtà italiane intercettate dal fondo Linfa: «C’è una società che riduce lo spreco alimentare efficientando la filiera tra produttori e ristoranti; la startup che utilizza sonde che sfruttano raggi cosmici per controllare l’umidità del terreno, ma anche scovare le perdite e quindi gli sprechi idrici, e c’è un’altra impresa che estrae gli esosomi da frutta e verdura per creare prodotti e applicazioni da destinare all’industria medica e cosmetica, con una tecnologia innovativa rispetto alle altre metodologie di estrazione, meno attente all’ambiente». Il focus delle operazioni attraverso Linfa si estende dunque molto oltre i campi: dalla logistica – sostenendo realtà che promuovono il ritorno al “vetro a rendere” per il delivery dell’acqua, così da combattere l’invasione delle microplastiche – a piattaforme hardware/software per rendere il biomanufacturing industrialmente scalabile e quindi economicamente realizzabile.
La buona notizia è dunque che nonostante il dibattito geopolitico attuale sembri a tratti declassare la sostenibilità a tema secondario, l’esperienza diretta di Riello sembra suggerire l’esatto contrario dal punto di vista degli imprenditori e degli investitori. «Chi ha visto e compreso come la sostenibilità sia uno strumento di creazione del valore e gestione efficiente del rischio aziendale o finanziario, ne trae veramente vantaggio. Continua a puntarci perché è assolutamente un win-win per tutti», conclude Loconsolo, riflettendo su una transizione ambientale che non è solo una missione etica, ma la chiave per generare valore economico reale e duraturo, per i privati e per il Paese.
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