Il film su Giulio Regeni, il no ai fondi e l’identità italiana in gioco

La vicenda del documentario escluso dai contributi ministeriali rilancia il nodo dei criteri culturali e del legame tra patria, lontananza e testimonianza civile
May 9, 2026
Il film su Giulio Regeni, il no ai fondi e l’identità italiana in gioco
Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio, alla presentazione del film "Tutto il male del mondo" nel gennaio scorso / ImagoEconomica
Ha suscitato un legittimo putiferio il recente diniego dei fondi ministeriali al documentario Giulio Regeni - Tutto il male del mondo di Simone Manetti, a dieci anni esatti dalla scomparsa del dottorando italiano all’Università di Cambridge che fu rapito, torturato e ucciso a Il Cairo nel 2016. Uno dei produttori del film, Domenico Procacci della “Fandango”, ha parlato di una scelta politica della commissione che determina i contributi selettivi: «Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, ma questo documentario è uscito e ha già vinto dei premi: bocciarlo non è stata una scelta artistica». Dal canto suo il ministro della cultura Alessandro Giuli, rispondendo alle interrogazioni parlamentari, ha ribadito l’autonomia della commissione, dalla quale intanto si sono dimessi tre degli esperti in disaccordo con la bocciatura. «Non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni – ha detto Giuli – ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire».
Ma quali sono i criteri previsti dalla legge? Il principale forse è la coerenza del film o della sceneggiatura con «personaggi e avvenimenti dell’identità culturale nazionale italiana». Ecco il punto che, di là dalle polemiche, rilancia in filigrana il tema cruciale dell’identità italiana. Un concetto giocoforza sfuggente, che invero serba un paradossale punto di forza nella sua storica debolezza, ovvero nel deficit di statualismo rispetto ad altre nazioni europee formatesi assai prima. Che cosa suggerisce o esprime l’idea di Italia ai giorni nostri? La tragica fine di Regeni riecheggia il martirio (alla lettera «la testimonianza») che vive nel corpo stesso della tradizione cattolica e dei valori che ispirarono al filosofo Benedetto Croce il celebre saggio Perché non possiamo non dirci “cristiani”. Come è mai possibile, dunque, non ritenere il film dedicato al sacrificio di Regeni congruo con l’identità culturale del Paese? Giulio era uno dei giovani italiani – quasi alla Mazzini, verrebbe da dire – che negli ultimi anni hanno perso la vita all’estero, al pari di Valeria Solesin tra le vittime del “Bataclan” di Parigi o di Antonio Megalizzi colpito in un attentato a Strasburgo. Erano poco più che ragazzi mossi dall’amore per la giustizia, dagli studi o dalle passioni, pronti al viaggio come conoscenza, eredi autentici dell’Italia che da sempre definisce l’appartenenza nella lontananza. Non possiamo dimenticare Dante Alighieri, una vita in esilio alle scaturigini della nostra lingua, né gli esiliati o i confinati Foscolo, Garibaldi, Silone, Carlo Levi, ma anche il cileno Neruda e il russo Brodskij che adotteranno l’Italia quale casa. Senza esilio non c’è patria... La Storia dovrebbe spingere ad ascrivere nell’«identità culturale nazionale italiana» anche le storie sui migranti, gli italiani di ieri come gli extracomunitari di oggi, i clandestini e i naufraghi di Lampedusa e di Cutro.
L’Italia è più larga e più umana delle sue frontiere. Non è solo lo Stato, bensì la letteratura, il belcanto (Va, pensiero, sull’ali dorate) e naturalmente il cinema che “dice” l’Italia in ogni dove grazie ai maestri Rossellini, De Sica, Visconti, Fellini, Olmi, Bertolucci e ad autori attualmente attivi, checché il festival di Cannes non abbia invitato quest’anno titoli tricolore. Uno struggente sentore di futuro echeggia negli scarni versi di uno scrittore contadino e modernissimo quale fu il lucano Rocco Scotellaro: «Io sono un filo d’erba / un filo d’erba che trema. / E la mia Patria è dove l’erba trema. / Un alito può trapiantare / il mio seme lontano». Un filo d’erba, un figlio lontano, Giulio Regeni.

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