sabato 31 ottobre 2020
Rza Aliyev, azero di 32 anni, è nel team di una società che studia opportunità di commercio nell’energia
Rza Aliyev, azero di 32 anni

Rza Aliyev, azero di 32 anni

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Diplomazia, finanza e imprenditoria. È ampio e variegato il bagaglio con cui Rza Aliyev, 32 anni, nato in Azerbaijan ma oggi residente a Londra, si presenta al forum dei giovani economisti chiamati a raccolta dal Santo Padre per l’evento internazionale 'Economy of Francesco' (19-21 novembre). Nella platea virtuale degli oltre 2mila partecipanti il suo posto è però ben circoscritto: siederà tra i 'changemakers' dell’energia. Cresciuto a Baku, sul mar Caspio, al crocevia di tre diverse religioni (cristiana, ebraica e musulmana), Rza parla sei lingue e ha viaggiato il mondo in lungo e in largo rincorrendo il sogno di diventare ambasciatore. C’è anche riuscito. Nel 2011 è stato nominato tra i delegati del suo Paese al comitato economico e sociale delle Nazioni Unite dinanzi a cui ha discusso una risoluzione sui programmi per il coinvolgimento dei giovani nelle decisioni dei governi. Dopo una parentesi come private banker nel principato di Andorra, Rza oggi fa parte di un team della società britannica BP, ex British Petoleum, impegnato nell’analisi e sviluppo di nuove opportunità di commercio nel comparto energetico globale. È finanza applicata all’energia, spiega, «ma con un’attenzione particolare a tutti gli aspetti della sostenibilità». L’esperienza nel settore gli è valsa l’incarico a organizzare nell’ambito dell’evento papale il 'villaggio' di giovani interessati a capire come coinvolgere i paesi poveri nella transizione energetica del pianeta che, passo dopo passo, sta abbandonando il modello tradizionale di energia prodotta da combustibili fossili per passare a quella 'pulita' di sole, vento e acqua. La sfida è ardua ma il 'globetrotter' azero pensa che possa offrire soluzioni anche per combattere la povertà. «Bisogna calibrare la produzione dei diversi tipi di energia – argomenta – e fare spazio ai paesi meno sviluppati nella commercializzazione globale di quello che riescono a produrre».

Le ricadute in termini di crescita per i paesi più poveri dell’Asia e dell’Africa possono essere enormi. Alle spalle di questa convinzione c’è, in parte, il vissuto personale di un ragazzo che ha visto il suo pae- se di origine, l’Azerbaijan, crescere e progredire grazie al commercio del petrolio. «Quando sono nato – racconta – la mia famiglia non aveva niente, non avevo per esempio la televisione, e i miei nonni si svegliavano alle tre del mattino per mettersi in coda alla distribuzione del pane. Nel 1995 è poi arrivato il progetto energetico a cambiare tutto. La povertà si è ridotta, è nata la classe media e il livello di istruzione è cresciuto. Avere elettricità nei villaggi significa poter disporre di più tempo per studiare». Rza è convinto che paesi ricchi e paesi poveri possano lavorare fianco a fianco per costruire un mondo più prospero e pulito. Ha maturato questa persuasione lavorando anche come vicesegretario di Nizami Ganjavi International Center, un’associazione che rappresenta più di centro capi di Stato, presenti e passati, impegnata nella promozione della tolleranza e del dialogo tra Paesi. Il segreto per rendere l’obiettivo più raggiungibile, lascia intendere, «è provare a sganciarsi dal mero interesse nazionale e adottare un approccio davvero globale che abbia un impatto sociale concreto per tutti». Cosa che, in verità, la drammatica esperienza del coronavirus potrebbe rendere ancor più difficile. «La pandemia – sottolinea – ci ha fatto capire quanto siamo connessi gli uni agli altri ma ha messo in evidenza, in particolare quando si parla di vaccino, la tentazione nazionalista».

Tra gli argomenti che Rza in- tende portare al centro della di- scussione della 'Davos dei piccoli' c’è proprio quello sull’impatto della crisi innescata dal Covid-19, non solo nel comparto energetico. «Credo che in termini economici – chiarisce – gli effetti della pandemia non siano ancora ben percepiti. Un’enorme quantità di posti di lavoro andrà persa e potrebbero servire decenni per recuperare. A farne le spese saranno soprattutto i giovani che dovranno reinventarsi. C’è il rischio, inoltre, che questo genere di crisi accada con più frequenza e non una tantum come avvenuto in passato con i crolli in finanza». C’è da disperare? «Bisogna abituarsi a immaginare il futuro come a un’altalena in continuo saliscendi e a progettare la vita 'per moduli' adattabili in maniera diversa a seconda della fase di crescita o di declino». Non è facile ma, certo, possibile. nella sfida sostenibile Rza Aliyev, nato in Azerbaijan e oggi residente a Londra

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