"Salvare" il proprio "Luogo del Cuore" con il Fai, ecco come

Nel 2026 si potranno candidare e votare destinazioni per la cui valorizzazione il Fondo per l'ambiente italiano stanzierà risorse in collaborazione con Intesa San Paolo. Tra i siti più amati dagli italiani, spiccano chiese e beni ecclesiastici
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May 13, 2026
"Salvare" il proprio "Luogo del Cuore" con il Fai, ecco come
La chiesa di San Pietro dei Samari nel Parco di Gallipoli, in Puglia / foto Fai - S.Zecca
L’unione fa la forza. Ne sanno qualcosa le Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma) che per il proprio santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato hanno ottenuto settantamila euro per averlo segnalato e fatto votare come “Luogo del Cuore” Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano). Arrivando in vetta alla classifica resa nota nel 2025 con 72mila preferenze, giunte anche grazie alle proprie comunità di «India, Messico, Colombia, Filippine», si legge nella scheda del Fai. La chiesa, originariamente appartenuta ai francescani, era stata ridotta a cantina vinicola, poi fallita e salvata da san Giovanni Bosco, a cui il conte Cesare Balbo aveva chiesto di comprarla. È così che il santuario è diventato per un periodo casa della santa e prima madre generale Maria Domenica Mazzarello e casa generalizia delle Fma, presenti tutt’oggi con scuole e un centro di formazione per migranti. Anche se, si legge nella scheda del Fai, adesso lo stabile «richiede restauro e messa a norma». Le religiose quindi, nel 2024, hanno partecipato alla campagna del Fai – il censimento dei “Luoghi del Cuore”, la cui tredicesima edizione è stata aperta ieri: ciascuno può candidare un luogo, votarne più di uno e organizzarsi per far votare i Luoghi del Cuore che più ama a più persone possibili. Anche perché chi arriva sul podio ha diritto a finanziamenti da 70mila euro (per il primo posto), 60mila euro (per il secondo) e 50mila euro (per il terzo). Mentre le candidature con almeno tremila voti potranno accedere al bando, che, nel 2027, selezionerà i progetti meritevoli, ai quali verrà ripartito ciò che resta dei 600mila euro stanziati da Intesa San Paolo. Considerando, comunque, che l’attenzione mediatica che si accende sui luoghi candidati, soprattutto grazie alle iniziative di promozione dal basso, spinge le comunità ad ottenere ulteriori finanziamenti, che a volte si aggiungono a quelli del Fai.
Per l’occasione, quindi, in tutta la penisola nascono quelli che la Convenzione Faro del Consiglio d’Europa chiama le “comunità di patrimonio”, guidate nella promozione del proprio Luogo anche da istruzioni pratiche e webinar del Fai. Si può votare sul sito o con moduli cartacei, ciò che conta è avviare processi per salvare ciò che dell’immenso patrimonio artistico, culturale e ambientale del nostro Paese sta andando in rovina. Non pochi, tra questi luoghi, sono chiese e beni ecclesiastici, tra cui rientrano conventi, abbazie, oratori, eremi e santuari. In tutto, sono un quarto dei votati, il 41% di quelli sostenuti e, su dodici censimenti, quattordici volte sono stati sul podio. In termini di tipologia di luoghi, sono i più votati. Non solo perché le comunità cristiane si rivelano in grado di fare comunità, ma perché molte opere d’arte si trovano tra le loro mura e, purtroppo, circa ottocento tra chiese e monasteri (secondo dati di fonte Cei ripresi e rilanciati dal Fai) risultano in abbandono o a rischio. E tra questi non è raro trovarne molti incastonati nella percezione identitaria dei cittadini che, anche quando si spostano verso le grandi città, non smettono di tornare col pensiero ai luoghi più belli che contraddistinguono le loro terre. Soprattutto se feriti. Come nel caso delle chiese ricordate nel nuovo videopodcast del Fai “I luoghi che leggiamo”, realizzato in collaborazione con quattro studenti dell’Università Iulm e condotto da autrici di testi di letteratura contemporanea.
Tra i luoghi evocati c’è l’isola di Poveglia, nella laguna di Venezia, inaccessibile assieme alle chiese che vanno in rovina, o la chiesa di Sant’Agostino a Penne (in provincia di Pescara), con annessa quella della Madonna della Cintura, delle quali si ricordano cicli di affreschi che mal convivono con gli uccelli che entrano dalle finestre senza vetri. Luoghi per i quali – mentre la Cei è impegnata con i fondi destinati a questo scopo dall’8xmille – non si smette di sperare in un futuro come quello della chiesetta di San Pietro dei Samari nel Parco di Gallipoli. Ridotta a rudere, è arrivata prima nel censimento del 2022. Al sostegno di 50mila euro del programma “Luoghi del Cuore” si sono aggiunti 70mila euro dal Comune di Gallipoli e 300mila dalla Provincia di Lecce. Con l’auspicio che sia il primo passo verso una sua nuova fruizione.

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