Non di sola scienza vive l'uomo: la dove c'era l'Expo sorgerà il nuovo monastero di Milano
di Lorenzo Rosoli, Milano
Il centro pastorale, progettato da Stefano Boeri, verrà realizzato per il 2030 nel cuore del distretto dell'innovazione Mind, tra laboratori e centri di ricerca. Oltre alla chiesa, vi saranno un chiostro aperto, un giardino e la Biblioteca delle Religioni

Il XXI secolo è ancora tempo di monasteri. È ancora tempo di dialogo fra Dio e l’umanità. Tra l’umanesimo cristiano e la scienza. Tra la preghiera, il cammino del sapere, la cura dei fragili e dei sofferenti, la fraternità tra uomini e donne di fedi diverse. Il XXI secolo è ancora tempo fecondo per affidare il dono di un monastero alle generazioni che verranno. È questa convinzione a muovere l’arcidiocesi di Milano in un sogno che ora è diventato progetto e che attorno al 2030 diventerà realtà. Una profezia che si fa storia. E che porta il nome di “Monastero Ambrosiano”. E che la Chiesa milanese intende realizzare – su progetto dell’architetto Stefano Boeri – all’incrocio fra il cardo e il decumano dell’area ex Expo 2015. Un luogo che undici anni fa vide confluire oltre venti milioni di persone da tutto il mondo all’esposizione dedicata al tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Terminata l’Expo, quell’area ha cambiato nome: è diventata Mind, acronimo di “Milano Innovation District”. Da allora è diventata casa di realtà come Human Technopole, l’istituto di ricerca per le scienze della vita, il Cnr, il campus scientifico dell’Università Statale, l’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e altre ancora. Un passo indietro: all’Expo 2015 c’era anche la Chiesa cattolica. Con presenze molteplici e incisive. C’era ad esempio la Santa Sede con il padiglione ispirato al tema “Non di solo pane”. Sì: non di solo pane vive l’uomo, dice Gesù nel Vangelo di Matteo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Parola che chiama alla trascendenza. Ma anche alla fraternità fra quanti si riconoscono figli dello stesso Padre. Ebbene: undici anni dopo la Chiesa di Milano - per voce del suo arcivescovo Mario Delpini, nello scenario suggestivo della storica abbazia di Chiaravalle - presenta il progetto del “Monastero Ambrosiano”. Perché davvero non di solo pane vive l’uomo. Come ben sapeva un predecessore di Delpini, l’arcivescovo Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, che in una Milano che cresceva tumultuosamente volle chiese e centri parrocchiali nuovi nei nuovi quartieri di periferia.
Cosa e come sarà, in concreto, il “Monastero Ambrosiano”? Lo ha spiegato, con l’architetto Boeri, il vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, monsignor Luca Bressan. Sarà un luogo capace di integrare in modo armonico la cura pastorale ordinaria di studenti, ricercatori, scienziati, ammalati – e degli abitanti di un quartiere nuovo di zecca, Cascina Merlata, all’estrema periferia nord ovest di Milano, sprovvisto di strutture religiose – con il dialogo interreligioso con le comunità ambrosiane di altre fedi. E con il confronto tra il sapere umanistico custodito dalle tradizioni religiose e il sapere scientifico impegnato nello studio dei segreti della vita. Un luogo che si offre come un chiostro aperto a Milano e ai suoi abitanti di oggi e di domani: un chiostro del XXI secolo – il Chiostro delle Religioni, a pianta triangolare – cinto da un porticato aperto che abbraccia il Giardino e la Biblioteca delle Religioni. E che prosegue fino a creare una grande vela ascendente nel cui spazio si apre la grande navata di una chiesa da 350 posti, cuore di un centro pastorale abitato stabilmente da una piccola comunità che si farà carico della vita pastorale e liturgica (e nella quale potrebbero convivere sacerdoti diocesani e religiosi).

Il monastero – progettato dallo studio Stefano Boeri Architetti su incarico della diocesi – si svilupperà su una superficie di 2.700 metri quadrati, con 1.100 metri quadrati destinati agli spazi aperti. E sarà un polo attrattivo non solo per i futuri abitanti di Mind – che secondo le previsioni entro il 2030 ospiterà circa settantamila persone – e per Cascina Merlata, ma per tutti i fedeli e gli abitanti della grande area metropolitana milanese. In copertura, la Biblioteca delle Religioni ospiterà tra i ciliegi di un piccolo bosco alcune statue provenienti dai Depositi della Veneranda Fabbrica del Duomo. Edificare nuovi centri parrocchiali, ha ricordato monsignor Bressan, costa fra i 5 e i 6 milioni di euro. Il “Monastero Ambrosiano” non costerà di meno: e l’impegno finanziario sarà a carico della diocesi, che ipotizza iniziative di fundraising. Il progetto del monastero nasce da una Call for ideas svoltasi nel 2023. E sarà luogo di dialogo interreligioso e di confronto fra le scienze della vita e il sapere umanistico custodito dalle tradizioni religiose grazie alla “alleanza” non solo con le istituzioni scientifiche già presenti in Mind, ma anche con altre realtà come l’Università Cattolica e la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale.
Per la diocesi, il Monastero Ambrosiano «è la responsabilità di essere presente là dove la ricerca si avventura su strade da esplorare», è «presenza e missione» nella città che si evolve e nelle sue inquietudini, ma è anche «l’esperienza dell’incanto di fronte a ogni opera dell’uomo compiuta con onestà e rispetto», ha detto l’arcivescovo Delpini all’incontro di presentazione del progetto, al quale sono intervenuti anche Elio Franzini, presidente di MM Spa, già rettore della Statale di Milano, e Igor De Biasio, amministratore delegato di Principia Spa, la società a partecipazione pubblica responsabile dello sviluppo di Mind. Il monastero, ha ricordato l’abate di Chiaravalle padre Stefano Zanolini, «è il segno di un’umanità che si lascia prendere per mano dal Vangelo» per orientare la vita alla ricerca di Dio e all’amore per i fratelli. Così era al tempo di san Benedetto. Così continua a essere al tempo di Mind e delle vie – promettenti, inquietanti, feconde – aperte dalle scienze della vita.
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