Papa Leone XIV assieme ai malati di Sla: nel dolore resta intatto il valore della vita

Oggi l’udienza dell’Aisla in Vaticano con i malati, i familiari e i volontari. Dal Pontefice il richiamo a un’alleanza nella cura: «Nessuno venga lasciato solo»
May 9, 2026
Papa Leone XIV assieme ai malati di Sla: nel dolore resta intatto il valore della vita
Un momento dell'udienza
Il Papa ci ha accolti veramente come un padre. Ci siamo presentati uno per uno e ciascuno ha messo nelle sue mani la propria vita, la propria sofferenza e le proprie speranze. È stato un momento indimenticabile». È emozionata Fulvia Massimelli, presidente di Aisla, l’associazione nazionale di riferimento per la tutela, l’assistenza e la cura dei malati di sclerosi laterale amiotrofica, la Sla: stamattina i vertici dell’associazione e una trentina di malati, più caregiver, volontari, medici e sostenitori, sono stati ricevuti in udienza da Leone XIV. Alcuni dei malati erano in carrozzina, con tracheostomia, attaccati ai respiratori, altri ancora in grado di camminare: tutti arrivati con un grande sforzo, chi da Trento, chi dalla Sicilia.  «Siete un’associazione che unisce persone che vivono la malattia, familiari e “curanti”, in un’alleanza terapeutica di forte vicinanza e prossimità che ben incarna lo stile stesso di Gesù nei confronti di chi soffre» ha detto il Pontefice, «il primo apporto di questo “patto”, che voglio sottolineare, è quello di chi è affetto da Sla, e ogni giorno, con impegno, fede e coraggio, testimonia che la bontà e il valore della vita sono più grandi della malattia e che, anzi, le sfide stesse che questa comporta si possono affrontare insieme, trasformandole in occasioni speciali e privilegiate per dare e ricevere amore. Grazie per questo! Voi, come profeti, insegnate a tutti il valore vero della vita, e il nostro mondo ha tanto bisogno di questo messaggio!».
«Un altro aspetto del vostro stile di lavoro – ha aggiunto Leone XIV – è poi la prossimità, a partire dalla vicinanza territoriale, che vi vuole presenti presso le abitazioni dei sofferenti. Pure questo è molto importante, perché la cura della salute, oltre che organizzazione e competenza, richiede presenza, anche fisica, per il bene della persona nelle sue diverse dimensioni: biologica, psichica e spirituale. La Chiesa sente molto il valore di questo “stare vicino”: di affiancare le persone, là dove si trovano, presso le loro case, per offrire un accompagnamento, oltre che assistenziale, anche spirituale, specialmente con attenzione alle domande di senso che il dolore suscita e che non possono restare inascoltate». È necessario rispondere «con gesti di cura alla cultura dello scarto e della morte» ha rimarcato papa Prevost. Che in ultimo ha invitato a volgere lo sguardo a Cristo: « Cari fratelli e sorelle, Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, che è passato per città e villaggi “guarendo ogni malattia e ogni infermità” (Mt 9,35), ha voluto vivere a sua volta la passione, la sua Via crucis, come tempo di prova, di dolore fisico e di sofferenza spirituale. È stato solidale con noi fino in fondo, mostrandoci però, con la sua croce e risurrezione, che il dolore e la sofferenza non possono fermare l’amore e annullare la potenza di Dio. Per questo tutti noi, figli della sua Pasqua, siamo il popolo della speranza, che non si arrende davanti alle difficoltà, ma unito e solidale, con l’aiuto di Dio, continua a camminare, senza arrendersi mai, senza arrendersi. E in questo io vi ringrazio di cuore per il vostro coraggio: non arrendetevi, camminate con questo coraggio e la speranza nel Signore!».
La Sla, commenta a margine dell’udienza Fulvia Massimelli, «è una malattia che porta naturalmente al silenzio, perché poi una persona non può più parlare, e all’isolamento della famiglia. Quando la malattia progredisce, spesso i familiari devono smettere di lavorare per assistere il proprio caro. Questo isolamento è sbagliato. Noi non vogliamo che accada e vogliamo che se ne parli tanto, perché le persone con Sla non devono mai essere lasciate sole. Non vogliamo lasciare indietro nessuno: né i malati né le famiglie». Dell’incontro con il Pontefice dice che conserverà soprattutto «lo sguardo di gioia e di stupore dei malati. Portavamo nel nostro cuore anche tutti quelli che non sono riusciti ad affrontare il viaggio a causa della malattia. Eravamo tutti insieme, siamo famiglia».

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