Il Papa è stato invitato nel Board of Peace su Gaza
di Redazione
Lo ha rivelato il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un evento nel pomeriggio: «Sta valutando. Si tratta di una questione che esige un po' di tempo per dare la risposta». Trump? «Rispetti il diritto internazionale».

Anche il Papa ha ricevuto l'invito di Trump per partecipare al Board per la pace a Gaza e la Santa Sede sta valutando cosa fare. Ad affermarlo è stato nel pomeriggio il Segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, rispondendo ai giornalisti a margine di un evento all'Antonianum di Roma, organizzato dall'Osservatorio for Independent Thinking. Il presidente degli Stati Uniti, ha osservato Parolin, «sta chiedendo a vari Paesi di partecipare, mi pare di avere letto che anche l'Italia sta riflettendo se aderire o meno». Poi ha aggiunto: «anche noi abbiamo ricevuto questo invito, il Papa ha ricevuto l'invito, e stiamo vedendo che cosa fare, stiamo approfondendo». Si tratta di «una questione che esige un po' di tempo per dare la risposta». Il cardinale ha poi spiegato che «la richiesta non sarà quella di partecipare economicamente» perché, ha aggiunto, «noi non siamo in grado di farlo». La Santa Sede, infatti, si trova «evidentemente» in «una situazione diversa rispetto agli altri Paesi, quindi ci sarà una considerazione diversa». In ogni caso, per la questione palestinese, per la Santa Sede, che ha riconosciuto la Palestina come Stato già dieci anni fa, l'unica formula fattibile resta quella "dei due popoli e due Stati". «Vediamo che cosa succederà», ha proseguito, «ma il problema è proprio questo: che in tanti anni non si è mai avviata una vera azione per i palestinesi», per i loro diritti, quindi, «benvenuta la formula che sempre più Paesi sostengono ma si deve trovare una modalità per assicurare al popolo palestinese il diritto di avere una terra dove vivere in pace».
Poi, rispondendo alla richiesta dei cronisti di commentare le parole di Trump sulla direzione che sta prendendo l'Europa, il Segretario di Stato vaticano, ha commentato che si tratta del «suo punto di vista». L'«importante» è «rispettare il diritto internazionale», ha aggiunto, «al di là dei sentimenti personali, che sono legittimi», bisogna «rispettare le regole della comunità internazionale». «Queste tensioni» con l'Europa, ha aggiunto riguardo al primo anno di presidenza del tycoon, «non sono salutari, la situazione internazionale è grave», sarebbe importante «eliminare le tensioni e discutere questioni controverse senza entrare in tensione».
Interpellato sulla questione del Venezuela, Parolin ha sottolineato che «il popolo venezuelano merita un trattamento migliore rispetto a quello che ha vissuto in questi ultimi tempi», e che oggi è «difficile prevedere l'evoluzione dell'attuale situazione». La prima cosa da fare, ha aggiunto il Segretario di Stato vaticano, che è stato nunzio apostolico a Caracas dal 2009 al 2013, «sarebbe stabilizzare il Paese economicamente, ricostruire la nazione e arrivare ad elezioni democratiche che rimettano in piedi un governo che sia espressione della volontà popolare». Da parte Usa, secondo il cardinale ci sarebbe «questa volontà», che si augura «si realizzi'». Poi, richiamando la propria esperienza personale nel Paese sudamericano, ha affermato che, anche negli anni in cui era nunzio, «vi era una grande tensione tra l'episcopato e Chavez», con i vescovi che esprimevano «critiche sulle linee politiche del presidente».
Il cardinale, poi, ha confermato che, sui grandi temi, papa Leone XIV «ha dato chiari segni di volere continuare nella linea di Papa Francesco», cercando «di chiarire alcuni punti che erano rimasti incerti», come, ad esempio, sui temi dell'evangelizzazione e della sinodalità. «Ogni Papa è sé stesso - ha aggiunto. Lo stile di Leone è diverso dallo stile di Francesco, nel modo di approcciarsi con le persone e anche nel modo di governo però questo è ovvio e non deve scandalizzare». Anche sulla questione degli armamenti, contro la cui vendita Bergoglio si era battuto con forza, ha concluso, la Santa Sede continua a impegnarsi «per promuovere una convenzione internazionale sulla moralità non solo dell'uso, ma anche del possesso». L'altro fronte è quello del disarmo nucleare, davanti alla rinovata minaccia atomica sul fronte del conflitto Russia-Ucraina. «Stiamo lavorando in questa direzione - ha spiegato - anche se non incontriamo molto consenso da parte dei Paesi che detengono arsenali atomici». Nonostante le difficoltà, il Segretario di Stato ha ribadito che la Santa Sede continuerà a insistere su questo percorso.
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