Il Papa e la sua tela diplomatica: «La Chiesa collabora con tutti per la pace»
di Matteo Liut
Nell'incontro con i cappellani militari Leone XIV sottolinea la necessità di un impegno condiviso per raggiungere la vera pace. «Non è solo assenza di conflitto», afferma in un messaggio inviato alla Loyola University di Chicago

La Chiesa «proclama il Vangelo della pace» ed è «pronta a collaborare con tutti per custodire questo bene universale». Un impegno che la comunità dei credenti porta avanti nella consapevolezza che la pace «non è soltanto assenza di conflitto, ma pienezza di giustizia, di verità e di amore». Ancora una volta Leone XIV afferma con forza la richiesta di un lavoro comune che garantisca la pace al mondo e lo fa in un contesto particolare: l’udienza con i cappellani militari italiani e i loro responsabili, ricevuti ieri in Vaticano in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’ordinariato militare. «Il vostro servizio è un atto d’amore – verso il Paese, verso i territori, soprattutto verso le persone –, che si traduce in prossimità concreta, specialmente nei luoghi e nelle circostanze in cui maggiori sono le fragilità», ha detto Prevost ai presenti, accompagnati dall’ordinario militare per l’Italia, Gian Franco Saba, dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, e dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Trai cappellani militari tanti, ha notato il Papa, «hanno reso visibile la carità pastorale fino all’eroismo delle virtù, talvolta fino al martirio». La loro azione spirituale, in ogni caso, «contribuisce alla promozione del bene comune e della pace sociale, frutto – come ricordava Papa Francesco – di un paziente lavoro artigianale, che richiede formazione, giustizia e carità». E in questo spirito va vissuta anche «la missione del militare cristiano», il cui cuore sta nel «difendere i deboli, tutelare la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità, operare nelle missioni internazionali per custodire la pace e ristabilire l’ordine». Tutto questo non può essere ridotto a una «mera professione: è una vocazione». Secondo il Pontefice, quindi, occorre «ispirare con la linfa del Vangelo i codici, le norme e le missioni della vita militare perché, nel servizio alla sicurezza e alla pace, il bene comune dei popoli sia sempre al primo posto».
Parole cui si sono aggiunte, poche ore dopo, quelle rivolte ai partecipanti all’Incontro internazionale per la pace e la riconciliazione presso la Loyola University Chicago, un’iniziativa rivolta agli studenti e nata sul solco dei lavori del Sinodo sulla sinodalità. «La vera pace non è semplicemente assenza di conflitto, ma è dono di Dio – si legge nel messaggio inviato dal Papa a Chicago –. Questa pace non è come quella che il mondo ci offre, che purtroppo è spesso imposta con violenza e inganno».
I cristiani, prosegue Prevost, «oggi sono chiamati a essere collaboratori della pace insieme a Cristo, che anche nel nostro tempo desidera condividere questo dono con l’umanità». Per questo, nota il Papa, «siamo chiamati a promuovere una cultura della riconciliazione capace di superare la globalizzazione dell’impotenza, che ci tenta a credere che un’epoca priva di conflitti sia irraggiungibile». Espressioni che rivelano lo stile di papa Leone XIV, impegnato a far crescere una vera e propria rete di pace: «Se desideriamo promuovere la concordia a livello globale – spiega infatti ancora nel messaggio inviato alla Loyola University –, è necessario cercare l’impegno e il coinvolgimento della comunità internazionale per il bene comune, che trascende confini, tradizioni religiose e culture».
Per Prevost, in definitiva, è fondamentale tessere e far crescere una vera e propria tela diplomatica. Sforzo che si realizza anche attraverso incontri e udienze in Vaticano. Ieri, ad esempio, tra le persone incontrate dal Pontefice c’era anche il primo ministro della Repubblica di Lituania, Inga Ruginiene. Nei colloqui, fa sapere la Sala Stampa vaticana, «ci si è soffermati su alcune problematiche di carattere internazionale, con particolare riferimento alle situazioni di conflitto in Ucraina e Medio Oriente, auspicando che ci si adoperi, a ogni livello, nella ricerca di soluzioni diplomatiche che fermino la guerra». Prospettive probabilmente toccate anche nell’udienza con Ignace Youssif III Younan, patriarca libanese di Antiochia dei siri.
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