Il Papa in sala operatoria al “Gemelli”: attesa sull’esito dell’intervento
di Giacomo Gambassi, Roma
All’ora di pranzo l’ingresso di Leone XIV al policlinico di Roma per il ricovero. Nel pomeriggio l’intervento per rimuovere il nodulo al polmone. Volto sorridente e passo sostenuto all’arrivo. Attesa per il bollettino medico. La preghiera in ospedale

Sorride Leone XIV quando scende dall’auto che si è appena fermata davanti al policlinico “Gemelli” di Roma. È il giorno del suo ricovero in ospedale. E anche dell’intervento chirurgico che lui stesso aveva annunciato. Fino a poche ore prima del suo arrivo, non era stato confermato che l’inizio della degenza dovesse corrispondere all’ingresso in sala operatoria. Invece è la Sala Stampa vaticana ad annunciare al mondo sia l’arrivo nel “nosocomio dei Papi” intorno all’ora di pranzo, sia l’intervento nel pomeriggio per rimuovere il nodulo al polmone «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato», come il Pontefice aveva spiegato domenica all’Angelus raccontando della sua malattia e dell’imminente ricovero. Nodulo scoperto durante alcuni controlli di routine, fanno sapere fonti vaticane: quindi, non dovuti a “segnali spia” che avrebbero fatto scattare l’allarme sulle condizioni cliniche del Papa. A eseguire l’intervento l’équipe medica di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora. Operazione su un Papa che ha 71 anni di età ed è al suo diciassettesimo mese di pontificato. Nel tardo pomeriggio è atteso il bollettino medico ufficiale.

Sono da poco passate le 13 quando Leone XIV si presenta al “Gemelli”. Ad attenderlo una folla giunta fin dal mattino che lo saluta con calore. Il Papa ricambia, toccato dall’affetto della gente, mentre raggiunge a piedi l’entrata principale con il suo consueto passo sostenuto. Il volto è sereno. Ad accompagnarlo i due segretari personali, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga e don Marco Billeri, e il prefetto della Casa pontificia, l'arcivescovo Petar Rajič. Assieme a lui anche il medico curante Luigi Carbone. All’arrivo Leone XIV viene accolto dai vertici del policlinico universitario: il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini, il direttore sanitario Andrea Cambieri. Un messaggio giunge anche dalla rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, che esprime al Papa a nome di tutta la famiglia dell’ateneo «la nostra affettuosa vicinanza. Nel momento del ricovero in ospedale, manifestando il forte legame che unisce l’ateneo alla Fondazione policlinico universitario “Agostino Gemelli”, lo accompagniamo con la preghiera e con profonda gratitudine per il suo magistero, che ci esorta a mettere al centro la dignità di ogni persona e a costruire dialogo e pace».

Le ore dell’inizio del ricovero del Papa e dell’intervento sono accompagnate dalla preghiera anche all’interno dell’ospedale. Alle 18 nella cappella San Giovanni Paolo II del policlinico il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, guiderà la recita del Rosario per esprimere la vicinanza e l'affetto della Chiesa di Roma al suo vescovo. Alla stessa ora, tutte le comunità parrocchiali e religiose della diocesi faranno altrettanto affidando Leone XIV all’intercessione della Vergine. All’ora di pranzo don Nunzio Currao, uno dei cappellani dell'ospedale, ha presieduto la Messa nella cappella del quarto piano, quello dell'accesso principale da cui è entrato Leone. Nella cappella principale invece, al piano inferiore, il lezionario è aperto sulla pagina del Vangelo del giorno, tratto da quello di Luca, un dialogo tra Gesù e il fariseo in cui il Signore invita all’elemosina.

A ospitare Leone XIV è il decimo piano del “Gemelli”, quello che Giovanni Paolo II aveva ribattezzato il “Vaticano 3” per indicarlo come “casa” del Papa dopo la Città del Vaticano e Castel Gandolfo. Ala con l’appartamento pontificio che era stato allestito per la prima volta nei primi anni Ottanta per Wojtyla dopo l’attentato del 1981 e che è stato utilizzato anche dai suoi successori.
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