«Notte tranquilla» per il Papa al “Gemelli”. Attesa per gli esami dopo il tumore rimosso
di Giacomo Gambassi, Roma
Oggi nuovi aggiornamenti sanitari. Un messaggio di Leone XIV al fratello. Ieri pomeriggio l’intervento: confermata la diagnosi di adenocarcinoma polmonare e asportato il lobo inferiore del polmone destro. Alla Messa sulla famiglia letta l’omelia di Leone XIV dove sottolinea l’importanza della preghiera. «Senza famiglie solide, il mondo non ha avvenire»

Prima notte al policlinico “Gemelli” di Roma per Leone XIV. E prima notte dopo l’intervento chirurgico di ieri pomeriggio durante il quale è stato rimosso il tumore maligno al polmone. Notte del Papa che «è trascorsa tranquilla», fa sapere di prima mattina la Sala Stampa vaticana. Nella giornata di oggi saranno forniti ulteriori aggiornamenti sanitari. L’intervento è durato novanta minuti, mentre il Papa è stato in sala operatoria per tre ore. «Quando è tornato nella stanza, ha chiesto la cena», ha raccontato il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni. Stanza che si trova al decimo piano del “Gemelli” dove si trova l’appartamento papale fatto allestire negli anni Ottanta per Giovanni Paolo II e utilizzato anche dai suoi successori. Leone XIV è assistito dalle persone che abitualmente si occupano di lui nell’appartamento pontificio. Il fratello del Papa, Louis Prevost, racconta alla televisione statunitense NewsMax: «Ho ricevuto un messaggio dopo la fine dell’operazione. Era in buone condizioni e non aveva dolore».

La durata del ricovero resta, per il momento, di circa una settimana, come era stato anticipato fin da domenica quando Leone XIV aveva annunciato al mondo di avere un nodulo al polmone «individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato». C’è attesa anche per le nuove risultanze degli esami, in particolare l’esame istologico: saranno proprio gli esiti degli accertamenti a permettere di determinare il tempo della permanenza al “Gemelli” e la necessità, o meno, di terapie farmacologiche. Ancora non è stata resa nota la dimensione del nodulo asportato. Nel bollettino medico che era seguito all’intervento, arrivato nella tarda serata di ieri, non si fa riferimento a farmaci, quindi neppure a una eventuale chemioterapia. Accertamenti che consentiranno anche di stabilire la modalità della riabilitazione polmonare e di riassettare l’agenda papale nell’immediato futuro: la possibilità dell’Angelus di domenica affacciandosi dal policlinico; il rientro nel Palazzo Apostolico in Vaticano; la ripresa delle udienze; e i viaggi programmati nelle prossime settimane, fra cui quello a novembre in America Latina.

Restano comunque le parole positive del team che ha operato Leone XIV. «L’intervento è riuscito», è scritto nel bollettino medico di ieri. E si aggiunge: «Per rendere l’intervento radicale è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita». E poi viene fatto sapere l’esito dell’«esame istologico estemporaneo» che «ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori»: il tumore, appunto. Nodulo scoperto durante alcuni controlli di routine: perciò, non imputabile a “segnali spia” che avrebbero fatto scattare l’allarme sulle condizioni cliniche di Leone XIV. In sala operatoria «non ci sono state complicanze». A eseguire l’intervento l’équipe medica di chirurgia toracica guidata dal professor Stefano Margaritora, 66 anni, romano, laureato all’Università Cattolica, con migliaia di operazioni all’attivo e centinaia di pubblicazioni nel curriculum. Con lui Elisa Meacci, Maria Teresa Congedo e Leonardo Petracca Caravella.

Questa mattina il Papa avrebbe dovuto presiedere la Messa in piazza San Pietro per chiudere l’incontro sulla famiglia voluto dal Pontefice a dieci anni dall’esortazione apostolica di Francesco, Amoris laetitia. A sostituirlo è il cardinale Luis Antonio Tagle, nuovo decano del Collegio cardinalizio, che legge l’omelia preparata dallo stesso Leone XIV. Non una sua riflessione, ma quella del Pontefice. Nel testo si ricorda l’«importante invito di Gesù» a «chiedere al Padre nel suo nome». Invito alla preghiera che Leone XIV rilancia e che si è già tradotto in una mobilitazione orante in tutta la Chiesa e in tutto il mondo per il Papa ricoverato. Il Pontefice lo declina guardando alla famiglia che è «luogo privilegiato di preghiera». E aggiunge: «La preghiera comune e i Sacramenti hanno un ruolo molto rilevante nella vita familiare, perché, aprendo i cuori all’agire di Dio, permettono di giungere insieme anche là dove da soli non si arriverebbe mai. Sono un nutrimento solido e una medicina salutare; perciò esorto calorosamente tutti a riscoprire e promuovere questa pratica»

La celebrazione è occasione di preghiera per la famiglia, come dice Tagle all’inizio dell’Eucaristia, ma anche per il Pontefice in ospedale. Nell’omelia Leone XIV tiene a sottolineare «i valori dell’apertura e del rispetto verso la vita, dal concepimento al termine naturale» di cui «la famiglia è depositaria per eccellenza, come faro per il bene dell’umanità». Elogia «gli sforzi di tante famiglie che, nelle nostre città e nei nostri paesi, vivono la loro vocazione e missione giorno per giorno, senza clamore, ma con fedeltà a volte eroica». Indica l’urgenza di «educare i giovani che si preparano al matrimonio, insegnando loro l’importanza delle virtù», tra le quali un posto speciale va assegnato «alla castità, condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale». Ricorda i «momenti di fatica, di errori e di cadute», ma avverte che «per quanto ferita possa essere una famiglia, essa può sempre crescere a partire dall’amore». Quindi ammonisce: «Senza famiglie solide, aperte al dono dei figli, attente alla loro educazione e alla loro crescita, il mondo non ha avvenire».
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