Il Papa è in Camerun. «Ama il prossimo tuo: il comandamento vale anche per gli Stati»

di Giacomo Gambassi, inviato a Yaoundé
Leone XIV è arrivato nell’Africa centrale. Grande festa nella capitale Yaoundé. «La pace non è slogan ma rifiuto della violenza. I leader religiosi siano coinvolti nelle mediazioni politiche». La sicurezza nazionale? Solo nel «rispetto dei diritti umani». L’urgenza di impegnarsi per «un mondo più equo» e per «spezzare le catene della corruzione»
April 15, 2026
Il Papa è in Camerun. «Ama il prossimo tuo: il comandamento vale anche per gli Stati»
Papa Leone XIV accolto da una ragazza camerunense all'aeroporto di Yaoundé, capitale del Camerun / Epa
Si rivolge al Camerun, ma parla a tutto il mondo Leone XIV, non appena arriva nella nazione dell’Africa centrale. «Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso», spiega durante il suo primo appuntamento pubblico nella capitale Yaoundé dove atterra nel pomeriggio di oggi. Incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico che ha come cornice il palazzo presidenziale. A dargli il benvenuto il presidente Paul Biya, 93 anni e da 43 al potere, che aveva già accolto due Papi in Camerun: Giovanni Paolo II nel 1985 e nel 1995, e Benedetto XVI nel 2009. Insieme a loro, sempre, la first lady Chanta con i capelli color rame. «La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza», afferma Leone XIV in un Paese che fa i conti con la guerra civile. Nove gli anni di scontri nel nord-ovest e nel sud-ovest fra gruppi separatisti anglofoni ed esercito regolare francofono – come il resto della nazione – che hanno causato 6mila morti, che hanno costretto un milione di persone a sfollare e che sono accompagnati da un brutale sistema di rapimenti.
Papa Leone XIV in Camerun nel palazzo presidenziale durante l'incontro con il presidente Paul Biya. Al loro fianco la first lady Chantal Biya / REUTERS
Papa Leone XIV in Camerun nel palazzo presidenziale durante l'incontro con il presidente Paul Biya. Al loro fianco la first lady Chantal Biya / REUTERS
Il Papa chiama in causa chi ha in mano le sorti dei popoli. «La pace è responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili», ribadisce. Ma per scriverla un contributo fondamentale arriva dalle fedi. Ecco che Leone XIV invita a favorire «il dialogo interreligioso» che ha ispirato «profeti di pace, giustizia, perdono» e che è antidoto al «veleno dei fondamentalismi» che nel nord del Camerun hanno il volto anche dei terroristi islamisti di Boko Haram. Ma soprattutto chiede che i «leader religiosi» siano coinvolti «nelle iniziative di mediazione e riconciliazione» perché «la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco». Risposta a chi vorrebbe una fede privatistica o capi religiosi silenziati.
L'arrivo di Leone XIV in Camerun / REUTERS
L'arrivo di Leone XIV in Camerun / REUTERS
Quindi aggiunge che la Chiesa cattolica, a cominciare da quella in Camerun, «desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione». Autorità che il Papa richiama a «essere ponte, mai fattore di divisione». E autorità che sono tenute a «servire il proprio Paese» dedicandosi «con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia». Non è un caso che citi il “De civitate Dei” di sant’Agostino – il giorno dopo aver visitato i luoghi del dottore della Chiesa – secondo cui coloro che governano «non comandano nella brama del signoreggiare ma nel dovere di provvedere». 
La folla lungo le strade di Yaoundé, capitale del Camerun, in attesa del Papa / AVVENIRE
La folla lungo le strade di Yaoundé, capitale del Camerun, in attesa del Papa / AVVENIRE
È una metropoli in festa quella che abbraccia il Papa nella seconda delle quattro tappe del suo viaggio in Africa cominciato lunedì. Cinque le ore di volo per andare dall’Algeria a Yaoundé. Migliaia di persone lungo le strade gli rendono omaggio, fra striscioni, canti e grida. Il termometro segna 30 gradi. A differenza dell’Algeria, gli ombrelli non servono a ripararsi dalla pioggia che aveva seguito il Pontefice, ma dal sole a picco. Sui vestiti delle donne è stampata l’immagine di Leone XIV. E i bambini lo salutano con i rami di palma fra le mani. In un Paese a maggioranza cristiana, i cattolici sono il 30% della popolazione che conta 29 milioni di abitanti. Il Papa si presenta come «servitore del dialogo, della fraternità, della pace». E spiega in francese che cosa intenda per “pace disarmata e disarmante”, parole con cui ha inaugurato il pontificato. È pace disarmata perché «non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti»; ed è disarmante «perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza».
Papa Leone XIV in Camerun nel palazzo presidenziale durante il suo primo intervento / VATICAN MEDIA
Papa Leone XIV in Camerun nel palazzo presidenziale durante il suo primo intervento / VATICAN MEDIA
Giustizia e pace si intrecciano nella riflessione del Papa. «Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace», fa sapere dando voce ai desideri dei popoli. Il Pontefice è ben consapevole di essere in un continente taglieggiato e oppresso. Perciò esorta a «dare forma, anche politica, a un mondo più equo». E affronta la questione della «sicurezza» che entra anche nell’agenda politica dell’Occidente. «La sicurezza è una priorità – afferma Leone XIV –, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato». E denuncia il flagello della corruzione. «Occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita una benedizione». Altrettanto doverose sono «la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto».
I bambini in festa per l'arrivo del Papa nel palazzo presidenziale della capitale del Camerun / AVVENIRE
I bambini in festa per l'arrivo del Papa nel palazzo presidenziale della capitale del Camerun / AVVENIRE
Il Pontefice incoraggia a valorizzare la società civile, «forza vitale per la coesione nazionale» che svolge «un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale» e che «contribuisce a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze». Poi le donne che sono al tempo stesso «prime vittime di pregiudizi e violenze» e «instancabili artefici di pace». Quindi il monito: «La loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali». Un pensiero particolare va ai giovani. «Quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza», avverte. E concorre all’«emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del pianeta». Da qui l’urgenza di «investire nell’istruzione» anche «per contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite».
Leone XIV durante l'incontro con i bambini nell’orfanotrofio “Ngul-Zamba” gestito dalle Figlie di Maria a Yaoundé / VATICAN MEDIA
Leone XIV durante l'incontro con i bambini nell’orfanotrofio “Ngul-Zamba” gestito dalle Figlie di Maria a Yaoundé / VATICAN MEDIA
Infine i bambini. Lo assaltano davanti al palazzo presidenziale, rompendo i cordoni di sicurezza. E Leone XIV li incontra nell’orfanotrofio “Ngul-Zamba” gestito dalle Figlie di Maria. «Noi siamo figli di Dio. Non siamo orfani», dicono al Papa tre piccoli ospiti. «In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo – osserva il Pontefice – questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato». Poi assicura: «Là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente». Ultimo evento della giornata, il dialogo a porte chiuse con i vescovi del Camerun.

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