"Ostinata resistenza" al Cpr: la chiesa casertana guida la protesta
Un’ampia rete di associazioni si oppone al Centro di Permanenza per i Rimpatri a Castel Volturno: perché «lede la dignità». Nasce un movimento popolare per una resistenza non violenta

È «un’ostinata resistenza» quella della Chiesta casertana e di decine di associazioni contro la decisione del governo di realizzare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Castel Volturno. Lo annuncia don Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta. Cita le parole di papa Leone XIV in occasione della recente visita ad Acerra, per spiegare che come per la “terra dei fuochi”, «siamo qui per organizzare un’ostinata resistenza, mite, rispettosa, non violenta ma ferma, non solo al Cpr a Castel Volturno». Perché la «prigione» amministrativa per immigrati irregolari, «lede la dignità delle persone». Dopo una prima presa di posizione di un mese fa, dopo l’appello lanciato dalle due diocesi e sottoscritto da Caritas italiana, Migrantes, tanti vescovi, associazioni, Lagnese in occasione dell’assemblea della Cei ha incontrato gli 11 vescovi delle diocesi che ospitano gli attuali Cpr. Ha avuto completo sostegno e ha ascoltato le loro esperienze: «L’assurdità di non poterli visitare, diversamente dalle carceri», «i suicidi, gli atti di autolesionismo, le violenze». Ad ascoltarlo in silenzio sono centinaia di persone che affollano il salone del Centro Fernandes di Castel Volturno, da 30 anni esempio positivo di condivisione, «una casa dell’amicizia – la definisce l’arcivescovo – che vuole narrare una storia diversa di questo territorio». Ci sono altri due vescovi, Giuseppe Mazzafaro, Vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti e Responsabile del Settore Migranti per la Cec («Dietro a norme sbagliate come quella dei Cpr c’è una cultura della paura») e Giacomo Cirulli, di Teano-Calvi, Alife-Caiazzo e Sessa Aurunca.
Ci sono il presidente della Regione, Roberto Fico, con tre assessori, associazioni come Agesci, Emergency, Legambiente, Mediterranea, Sant’Egidio, Asgi, Arci, i sindacati Cgil e Uil, i Comboniani in questo territorio da decenni. Da anni non si vedeva una partecipazione così. Davvero, sono sempre le parole di Lagnese, «un movimento popolare trasversale, non ideologico, perché siamo chiamati tutti a rispondere al disagio non con indifferenza ma con responsabilità». Anche questa una citazione di papa Leone ad Acerra. Un movimento che a Castel Volturno da tanto tempo si sporca le mani qui dove è scorso tanto sangue e tanto sudore, ricorda il parroco don Gianni Branco, il sangue della violenza camorrista (la strage di Pescopagano del 1990, quella di San Gennaro del 2008), il sudore dello sfruttamento dei lavoratori immigrati, fino alla morte, come Jerry Masslo, ucciso nel 1989.
«Non si può costruire un orrore come il Cpr a pochi chilometri dalla sua tomba», è lo sfogo di Francesco Dandolo, di Sant’Egidio. Un immigrato, amaramente, commenta «abbiamo lasciato le nostre case per avere sicurezza per finire nella bocca di uno squalo». Un altro, non meno amaramente, sostiene che «non servono Cpr ma centri per gli immigrati diventati vecchi, senza pensione e che vivono in case abbandonate». Cpr come «orrore», ma anche tante altre definizioni emergono dai 40 interventi dell’assemblea: «mostro giuridico», «deportazione», «lager», «scelta insana», «abominio», «serraglio». Ma da questo popolo non esce solo un fermo «no». «Diciamo un sì al rispetto della dignità – rimarca l’arcivescovo –, sì al presente e al futuro di Castel Volturno, sì alla sicurezza che non si costruisce coi Cpr». Anche Fico assicura che «non diciamo “no” è basta. Castel Volturno merita tutt’altra attenzione. Come Giunta faremo presto delle azioni. E verremo a votarle proprio qui”. Intanto c’è chi propone di “opporci coi nostro corpi». E padre Alex Zanotelli sprona: «Diamoci da fare, è solo l’inizio. Disposti anche a pagare di persona». Come il patrono di Castel Volturno, San Castrese, vescovo africano, profugo in Campania, scampato a un naufragio.
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