Edgar Morin,
un eterno curioso
ostinato della speranza

Intellettuale europeo, sociologo, umanista, studioso dell’educazione. Eppure nessuna di queste definizioni restituisce la ricchezza della sua figura e della sua opera
Google preferred source
May 31, 2026
Edgar Morin,
un eterno curioso
ostinato della speranza
Edgar Morin/ ANSA
A 104 anni ci ha lasciato Edgar Morin: intellettuale europeo, sociologo, umanista, studioso dell’educazione. Nessuna di queste definizioni restituisce la ricchezza della sua figura e della sua opera. Qualche anno fa, intervistato in occasione del suo centenario, si è definito semplicemente un eterno curioso, l’espressione che lo racconta meglio: un uomo che non ha mai smesso, come fanno i bambini, di interrogarsi sulla vita, sull’umano e sull’universo. Nato a Parigi nel 1921 da una famiglia di commercianti ebrei di Salonicco, Edgar Nahoum – questo il suo nome di nascita – sentiva fin da giovane il bisogno di vedere, sapere e comprendere la realtà nella sua complessità. Una formazione da autodidatta la sua: ha letto e amato autori come Tolstoj, Dostoevskij, Rimbaud, Rousseau, scoprendoli per caso e restando folgorato dalle loro parole. Da quelle letture ha preso forma una domanda che ha orientato la sua vita: perché studiare l’essere umano separando ciò che dovrebbe essere unito? Da una parte si studia la mente nelle scienze umane, dall’altra il cervello nelle scienze biologiche. Non riusciva ad accettare l’idea che questi saperi dovessero rimanere separati. Quando la ricerca è diventata la sua professione, ha rifiutato categoricamente di rinchiudersi dentro una sola disciplina, attirandosi critiche feroci del mondo accademico, ma avendo sempre chiaro il suo scopo: creare ponti tra discipline diverse. «Alla dottrina che ha sempre una risposta, preferisco la complessità che ha sempre una domanda», ha dichiarato spiegando la sua scelta. Fin dal dottorato si è dedicato a temi fondamentali e complessi come quello della morte, abbracciando sociologia, psicologia, mitologia, storia delle religioni e biologia, con l’obiettivo di scoprire l’uomo attraverso la morte e la morte attraverso l’uomo. È divenuto poi uno studioso di cinema, come fenomeno mediatico e della cultura di massa. Ha approfondito i temi dell’ecologia e della cittadinanza planetaria, dell’etica e della solidarietà umana, della politica e della pedagogia, alla quale ha dedicato i suoi testi degli ultimi anni, indicandoci la via per insegnare la comprensione tra individui, gruppi e culture.
Dentro le sue riflessioni c’era sempre anche la sua storia personale, che ha attraversato le tragedie più profonde del Novecento. In tutte le sue battaglie si è adoperato sempre per una causa universale: «Mi dicevo: non devo essere anti-hitleriano soltanto perché Hitler perseguita gli ebrei; devo considerare un interesse più generale, più globale, quello dell’umanità». Una postura che ha caratterizzato la sua azione civile anche in anni più recenti, sempre a difesa dei popoli perseguitati. Lucidità e speranza sono i tratti distintivi della sua vita e della sua attività di ricerca. Non ha ignorato i pericoli del nostro tempo come la proliferazione del nucleare, le minacce alla biosfera, i profondi squilibri economici globali, le insidie della tecnica che sembrano condurre l’umanità verso la catastrofe. Ma ha sempre ricordato che a volte accade l’improbabile. Portava l’esempio della Grecia del V secolo avanti Cristo: una piccola città come Atene che ha resistito per due volte a un immenso impero. Nessuno avrebbe scommesso su quel risultato, eppure da quella resistenza hanno preso vita esperienze decisive per la storia umana come la democrazia e la filosofia. «Il tesoro dell’umanità è nella sua diversità creatrice, ma la fonte della sua creatività è nella sua unità generatrice», è uno dei messaggi centrali della sua opera ma anche il filo che ha attraversato la sua lunga vita. Ci mancherà la voce di un’intellettuale europeo capace di visione, speranza e autentica curiosità. Non ci resta che farla nostra, riprendendo in mano i suoi libri, assumendo il suo sguardo sul mondo e sul genere umano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire