«Rischiosi per l'ordine pubblico»: cancellati i concerti delle star del rap a Reggio Emilia

Le star di punta Kanye West e Travis Scott non si esibiranno. Il "Pulse of Gaia Festival", che doveva essere un evento unico in Italia, sembra sempre più un flop
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May 30, 2026
«Rischiosi per l'ordine pubblico»: cancellati i concerti delle star del rap a Reggio Emilia
Il rapper statunitense Kanye West al Coachella Valley Music and Arts Festival del 2019 EPA/ETIENNE LAURENT
«Ogni persona ha qualcosa di prezioso da offrire, specialmente Hitler». Questa frase è stata pronunciata da Kanye West, uno dei rapper più famosi del mondo. Nell’ultimo periodo le sue dichiarazioni filonaziste e antisemite hanno suscitato scandalo a livello globale, tanto che Regno Unito, Francia, Svizzera e Polonia hanno deciso di annullare i suoi concerti previsti per quest’estate. E adesso, è il turno dell’Italia.   
Il 18 luglio West si sarebbe dovuto esibire al “Pulse of Gaia Festival” di Reggio Emilia, ma il suo concerto è stato cancellato, insieme a quello di Travis Scott in programma il giorno precedente, «per motivi di ordine e sicurezza pubblica». Si tratta di un fatto piuttosto raro e rappresenta un altro duro colpo per un festival che era stato venduto come un grande evento internazionale, ma che si sta rivelando sempre più un flop.  
Presentato inizialmente come “Hellwatt Festival”, l’evento di cinque giorni era sotto la direzione artistica di Victor Yari Milani, quasi completamente sconosciuto nell’ambiente e alla sua prima esperienza in manifestazioni di queste dimensioni. Il 6 maggio, però, l’azienda organizzatrice ha deciso di interrompere i rapporti con lui per «visioni non più pienamente allineate», anche se, a quanto pare, le divergenze riguardavano soprattutto un aumento dei costi significativo rispetto alle previsioni iniziali, piuttosto ottimistiche. Con il cambio di direzione sono subito spariti due appuntamenti importanti: quelli di Martin Garrix e Lost Frequencies del 4 luglio. Ora, invece, la cancellazione ha coinvolto anche i nomi di punta del festival, Kanye West e Travis Scott. 
La decisione di annullare i due concerti, presa dal Prefetto della città emiliana, Salvatore Angieri, è arrivata in seguito alle istanze presentate dal Codacons e dalla Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia. Nel caso di Kanye West, il provvedimento si inserisce nel contesto delle polemiche che da anni accompagnano le sue dichiarazioni, e dunque è dovuto al pericolo che la sua presenza possa provocare contromanifestazioni difficili da gestire. A partire dal 2022, infatti, l’artista è stato protagonista di una serie di dichiarazioni pubbliche e contenuti diffusi sui social in cui ha espresso esplicita ammirazione per Adolf Hitler, ha ripreso stereotipi antiebraici e ha rilanciato teorie complottiste nei confronti della comunità ebraica.  
Per Travis Scott, invece, le motivazioni non sono state chiarite nello stesso modo. Per questo qualcuno ipotizza che possano aver inciso anche valutazioni organizzative ed economiche, considerando che la vendita dei biglietti non ha raggiunto i livelli attesi, ma questa non è la versione ufficiale. Il suo nome è spesso associato a concerti con un alto livello di violenza del pubblico: nel 2021, all’Astroworld Festival, una compressione della folla addirittura causò 10 morti e circa 300 feriti.  
In Italia è molto raro assistere a un annullamento giustificato in questo modo, soprattutto per eventi di tali dimensioni. In passato il ritiro delle autorizzazioni ha riguardato per lo più piccoli concerti nazi-rock organizzati da gruppi skinhead. Guardando all’Europa, però, si può trovare qualche esempio. Nel 2023 in Francia un concerto del rapper di estrema destra Millésime K fu vietato dal prefetto nella zona di Nantes. E la motivazione ufficiale era esattamente la stessa, ovvero il rischio di agitazione dell’ordine pubblico e di contromanifestazioni.   
Altri esempi di cancellazioni, o tentativi di cancellazioni, riguardano invece motivazioni esplicitamente politiche e reputazionali. Un esempio eclatante è quello di Roger Waters, ex leader dei Pink Floyd. Nel 2023 l’amministrazione di Francoforte tentò di bloccare il suo concerto in città accusandolo di antisemitismo per le sue posizioni su Israele. Waters ha definito più volte Israele uno Stato di apartheid colpevole di pulizia etnica, sostenendo un boicottaggio culturale del Paese. Inoltre, i funzionari tedeschi avevano segnalato alcuni spettacoli passati del musicista, in cui era stato utilizzato un pallone a forma di maiale decorato con la Stella di David e vari loghi aziendali. Alla fine, però, i tribunali stabilirono che il concerto poteva svolgersi, richiamando il principio della libertà artistica e d’espressione.  
Un altro caso noto è quello del festival reggae Rototom Sunsplash di Benicàssim, in Spagna. Nel 2015 gli organizzatori decisero di cancellare l’esibizione del cantante statunitense Matisyahu dopo le pressioni di gruppi filopalestinesi, che lo accusavano di sostenere le politiche israeliane. La controversia esplose rapidamente a livello internazionale e il governo spagnolo intervenne criticando la decisione. Di fronte alle accuse di discriminazione, il festival fece marcia indietro, si scusò pubblicamente e reinvitò l’artista, che alla fine si esibì regolarmente.  
Tornando all’Italia, il precedente più vicino è probabilmente quello di Valery Gergiev. Il direttore d’orchestra russo, da anni considerato molto vicino a Vladimir Putin, avrebbe dovuto dirigere un concerto alla Reggia di Caserta nell’estate del 2025. Dopo settimane di polemiche, petizioni e proteste da parte di attivisti e non solo, l’evento venne cancellato. Anche in quel caso il dibattito ruotava attorno al confine tra libertà artistica e opportunità politica, con il timore che la presenza di Gergiev potesse trasformarsi in una forma di legittimazione della propaganda del Cremlino.

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