L'agonia disumana della piccola Beatrice, morta a Bordighera per gli abusi della madre e del compagno (arrestato)
La piccola fu trovata morta nella casa della mamma. L'uomo era già indagato: è accusato di maltrattamenti. Dalle foto e i messaggi nei telefonini l'orrore indicibile a cui la bimba di 2 anni è stata sottoposta. Le testimonianze choc delle sorelline

Avevano raccontato che Beatrice era morta a due anni dopo esser caduta dalle scale nella sua casa di Bordighera, vicino a Imperia, il 9 febbraio scorso. Ma già allora nessuno ci aveva creduto: i segni di percosse erano apparsi così evidenti da portare all’arresto della madre, Emanuela Aiello, per omicidio preterintenzionale. Sabato mattina è finito in carcere anche il compagno Manuel Iannuzzi, 42 anni, finora indagato a piede libero con la stessa accusa. Entrambi dovranno ora rispondere anche di maltrattamenti ripetuti e aggravati dalla morte della piccola.
Dentro il cellulare dell’uomo gli investigatori hanno infatti scoperto un abisso di sofferenza: foto della piccolina con il volto tumefatto, immagini che la ritraggono dopo presunti pestaggi e persino un video in cui alla bambina viene imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e lei scoppia in lacrime. Un episodio che, secondo gli inquirenti, documenterebbe il clima di sopraffazione e crudeltà in cui la piccola sarebbe stata costretta a vivere. Secondo il giudice che ha disposto la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta della procura guidata da Alberto Lari, gli indizi raccolti sono “gravissimi”. Nell’ordinanza si parla di condotte caratterizzate da “modalità atroci”, da una “intensità selvaggia” delle percosse e da una “indole crudele”, in un contesto definito di “vessatoria prevaricazione” ai danni della bambina. Gli investigatori ritengono inoltre che, nelle ore precedenti al decesso, la piccola non sia stata portata in ospedale nonostante le sue condizioni fossero già gravissime. Le richieste di soccorso sarebbero arrivate solo quando la bambina era ormai morta, in quello che la Procura considera un tentativo di simulare una richiesta di aiuto e di depistare le indagini. Non solo. Beatrice sarebbe spirata nella casa dell’uomo, dove la Aiello si era recata con la bambina e le sue due sorelline. Sarebbero state proprio quest’ultime, secondo il loro racconto raccolto dai carabinieri, a chiedere alla donna di portare Beatrice in ospedale, quando ormai stava malissimo. Ma non solo ci fu risposta negativa, alle due bambine fu addirittura intimato di non parlare a nessuno dell’accaduto.
“Quella mattina per farla riprendere l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero” hanno spiegato ai carabinieri le due sorelline, allontanate dal nucleo familiare e rinate dopo un percorso psicologico che le ha portate a maturare una maggior consapevolezza di quanto erano state costrette a sopportare.
Le piccole testimoni hanno così smontato la versione (concordata, secondo i carabinieri) della Aiello e di Iannuzzi: i due avevano detto che Beatrice era morta a Bordighera, invece sarebbe deceduta a casa di lui, nella vicina Perinaldo, per poi essere trasportata a casa già cadavere dalla madre. Qui era scattata la messinscena, smascherata quasi subito dall’intervento del personale del 118. La donna aveva chiamato i soccorsi sostenendo che la piccola aveva difficoltà a respirare. Tuttavia i sanitari avevano notato alcuni lividi e macchie sul corpicino che li spinsero a chiamare i carabinieri. Il medico legale, dopo l’esame esterno, disse che la morte era avvenuta qualche ora prima, ovvero durante la notte. La donna, interrogata in caserma, raccontò che i lividi sul corpo della bambina erano dovuti a una caduta dalle scale di qualche giorno prima, ma le contraddizioni del suo racconto e il trauma cranico (più altre lesioni) accertato dall’autopsia fecero scattare l’arresto della Aiello. Iannucci è rimasto indagato a piede libero fino a ieri, quando i carabinieri lo hanno prelevato a casa. Ora dovrà spiegare il perché delle violenze e come sia stato possibile scattare dei selfie alla piccola Beatrice, martoriata dalle ferite inferte da chi l’avrebbe dovuta accudire e proteggere.
Una vicenda che peraltro continua a riservare brutte sorprese: durante la perquisizione dei carabinieri, nel garage della famiglia Iannuzzi a Vallecrosia, i carabinieri hanno trovato due chili di tritolo. Franco Iannuzzi, padre di Manuel, è stato arrestato per detenzione di esplosivo.
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