Il taekwondo italiano è un modello vincente in tutto. Anche nella solidarietà

La FITA del presidente Angelo Cito è al 1° posto nel ranking mondiale di questa arte marziale: «È un primato frutto dei risultati straordinari dei nostri atleti e dei tanti progetti solidali realizzati»
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May 30, 2026
Il taekwondo italiano è un modello vincente in tutto. Anche nella solidarietà
Atleti di taekwondo del Rwanda che fanno parte del progetto solidale della FITA, la Federazione Taekwondo Italiana che è la prima nel ranking mondiale
Con stupore, scopriamo che i sudcoreani, inventori e maggiori maestri di taekwondo, nel ranking mondiale con la loro federazione figurano soltanto al terzo posto, dietro agli Stati Uniti. Prima della classe? La FITA, Federazione Italiana Taekwondo di cui dal 2016 il presidente è Angelo Cito. Prima su 215 federazioni sportive nazionali affiliate alla WT. Uno straordinario risultato, reso pubblico all’assemblea generale che si è tenuta in Uzbekistan durante gli ultimi campionati mondiali Juniores. «La cerimonia ufficiale della premiazione ci sarà a novembre in Kazakistan durante il Grand Prix Finals – dice con il giusto orgoglio il presidente Cito -. Il nostro è un primato che è frutto di tutta una serie di parametri sportivi, etici, disciplinari e organizzativi, integrati ovviamente con gli eccezionali risultati agonistici conseguiti dai nostri atleti». E’ un azzurro infatti l’atleta di taekwondo più forte del mondo: il millennial Simone Alessio, vincitore di 2 ori iridate - 74 k e 80 kg - e un bronzo conquistato alle ultime Olimpiadi di Parigi 2024. Meglio di lui ha fatto il coscritto Vito Dell’Aquila, classe 2000, oro ai Giochi di Tokyo 2020 e campione mondiale categoria 58 kg. Simone e Vito sono le due punte di diamante di una Nazionale che si allena nel Centro Federale dell’Acquacetosa e che al Grand Prix si presenterà con 8 uomini e 3 donne, più due atleti e due atlete di Parataekwondo. Una squadra che rappresenta il vertice agonistico di un movimento in costante ascesa, forte dei suoi 600 club sparsi sul territorio nazionale in cui si allenano e gareggiano 40mila tesserati. «Negli ultimi dieci anni, e grazie anche alle imprese olimpiche e i successi ottenuti nei tornei internazionali, siamo sempre più presenti da Nord, tranne la Valle d’Aosta, a Sud, con prevalenza tradizionale di nostre palestre da Roma in giù. Io stesso sono un esempio di atleta “migrante”: ho iniziato praticare taekwondo all’età di 8 anni e poi da San Vito dei Normanni sono salito a Roma per studiare». A Roma giunsero anche i pionieri del taekwondo azzurro, i fratelli Park, Sun Jae e Young Ghi, che, nel 1966, approdarono dalla Sud Corea in congedo militare per studiare nel nostro Paese e poi porre le basi per la nascita della FITA. Sessant’anni di storia della Federazione n.1 al mondo che verranno festeggiati dal 4 al 7 giugno al Gran Prix di Roma . «La forza della FITA è quella di una federazione composta per oltre l’80% dalla componente tecnica. Anche la nostra classe dirigente è essenzialmente formata da ex praticanti e tra questi anche ex atleti di prima fascia. Questo perché si resta un atleta di taekwondo per sempre, basta fare questo sport un giorno soltanto e lo fai tutta la vita. Il 70% dei praticanti sono equamente divisi tra ragazzi e ragazze, molti gli universitari.
Il presidente FITA Angelo Cito con bambini siriani del progetto solidale del campo profughi di Azraq in Giordania
Il presidente FITA Angelo Cito con bambini siriani del progetto solidale del campo profughi di Azraq in Giordania
Tanti giovani hanno scoperto che il taekwondo fortifica l’autostima e soprattutto crea un rapporto speciale con il Maestro che non è solo il tecnico, ma una guida. La vera figura dell’educatore di cui oggi si avverte una certa carenza negli altri sport con grande sconforto delle famiglie che invece vorrebbero che i propri figli fossero seguiti da una figura rassicurante come quella dei nostri maestri». Uno sport aperto a tutti e il taekwondo paralimpico è forse il più simile alla disciplina olimpica. «Chi non ha un braccio ma dispone delle gambe si muove sul tatami e colpisce l’avversario compiendo lo stesso gesto atletico del normodotato. Antonino Bossolo, campione del mondo in carica e bronzo ai Giochi paralimpici di Parigi - primo medagliato paralimpico italiano - è il portabandiera di un movimento che si sta specializzando sempre più, specie in Lombardia e a Milano, con dei corsi mirati per i bambini autistici». Il taekwondo è anche un “paese per vecchi” vedi l’incremento della popolazione dei praticanti over 50. «Almeno un migliaio sono gli atleti in età compresa tra i 65 e gli 80 anni. Il tesserato più anziano? La signora Norina, 92 anni», sottolinea il presidente Cito che va fiero del processo di inclusione operato dalla sua Federazione attiva come nessun’altra in questo momento in Italia e non solo anche sul fronte della solidarietà e dell’accoglienza ai rifugiati. «Moussa Bahira Koulibalì è stato il primo rifugiato a chiederci aiuto. Sbarcato in Sicilia per sfuggire a violenze e torture indicibili nel suo paese, la Guinea, ha trovato un’ancora di salvezza nel taekwondo. Attualmente svolge la funzione di intermediario culturale presso il Centro di prima accoglienza di Lampedusa». E le storie di accoglienza nel piccolo mondo aperto del taekwondo italiano sono talmente tante che tutte meriterebbero di essere raccontate. «A marzo 2022, allo scoppio della guerra tra la Russia e l’Ucraina al nostro Centro federale si presentarono sette atleti ucraini minorenni, gli juniores Mariia Labuzova, Renata Podolian, Andrii Chumachenko, Oleksandr Chumachenko, Mykhailo Korsak, Danyil Babloniuk. Li aveva mandati da noi la loro federazione perché ce ne prendessimo cura e tutti pensavamo che l’accoglienza sarebbe stata di breve durata, invece oggi sono ancora qui con noi. Siamo presenti in Africa, in Kenya e in Ruanda. In Giordania abbiamo aperto “Azraq Refugee Camp’s”. Azraq è un campo profughi dove vivono 60mila persone, la maggior parte rifugiati siriani scappati dalla guerra civile del 2014, e lì insegniamo il taekwondo a decine di bambini. Ora, sette di queste giovane atlete la prossima settimana verranno a Roma, al Foro Italico, al nostro Grand Prix (rassegna di grande prestigio a cui prendono parte i maggiori campioni mondiali ed olimpici) per partecipare al torneo giovanile “Kim e Liù”. Per loro, sarà la prima volta che metteranno piede fuori dal campo di Azraq e il 3 giugno andranno in Vaticano da papa Leone XIV che incontrerà tutti i membri della FITA capitanati dal presidente Cito. Dopo il 1° posto al mondo, anche la benedizione papale, la favola del taekwondo azzurro continua.

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