Obbligo di dichiarazione per chi arriva da Congo e Uganda: la stretta italiana su Ebola

di Redazione romana
Dopo la lettera della presidente del Consiglio all'Unione Europea, che ieri ha chiesto a Bruxelles maggior coordinamento nei controlli, il tema è entrato nell'agenza del prossimo Consiglio europeo di giugno. Intanto si muove il ministero della Salute
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May 30, 2026
Controlli su Ebola in Uganda
Controlli su Ebola in Uganda
Il tema Ebola è entrato nell'agenda del prossimo Consiglio europeo di giugno. La decisione è stata presa dopo che la premier italiana Giorgia Meloni ha inviato una lettera alle istituzioni Ue per chiedere un maggiore coordinamento nei controlli. Proprio nel giorno in cui dallo Spallanzani è arrivata la buona notizia che i test a cui è stata sottoposta la dottoressa di Medici Senza Frontiere esposta a pazienti positivi ad Ebola in Congo hanno dato esito negativo, la presidente del Consiglio ha scritto all'Unione Europea chiedendo di rafforzare la vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi dalle zone colpite dal virus e inserire il tema già all'ordine del giorno del Consiglio europeo del prossimo 18 e 19 giugno. La lettera è indirizzata al presidente di turno dell'Ue Nikos Christodoulides, al presidente del Consiglio europeo António Costa e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L'obiettivo del governo italiano è dunque quello di sollecitare un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere dell'Ue. L'Italia, ha spiegato infatti Palazzo Chigi, «ritiene che la situazione epidemiologica nell'Africa centrale collegata al recente focolaio di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda richieda la massima attenzione». Parole alle quali l'Ue ha replicato sostenendo che la risposta arriverà «a tempo debito».
«Ribadiamo che la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino l'evolversi della situazione, che richiede vigilanza e coordinamento», ha aggiunto Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, ricordando in ogni caso che l'Ue dispone di «canali e strumenti per agire rapidamente». In vista dell'appuntamento del 18 e 19 giugno il governo italiano ha chiesto anche di anticipare il coordinamento in materia di Ebola tra i ministri della Salute già la prossima settimana e nel Consiglio Epsco del 16 giugno per definire le priorità operative. Già questo fine settimana, inoltre, l'Italia invierà a Kinshasa una squadra di esperti dell'Istituto Spallanzani, mentre l'Unicef ha avviato il trasporto aereo e la distribuzione di oltre 100 tonnellate di aiuti umanitari. Dal canto suo l'Oms-Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato il primo caso di guarigione di un paziente affetto da Ebola in Congo, ma l'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando il totale a nove, incluso un decesso, dall'inizio dell'epidemia. In Congo al 26 maggio erano 121 i casi confermati e 17 i decessi tra i casi confermati. Le autorità nazionali hanno inoltre registrato 1.077 casi sospetti. L'Oms ha identificato candidati farmaci e vaccini più promettenti da mettere in campo ma potrebbero volerci due o tre mesi per avviare la sperimentazione.
I cartelli che avvisano la popolazione ugandese sui sintomi di Ebola
I cartelli che avvisano la popolazione ugandese sui sintomi di Ebola
Sul fronte della prevenzione nel nostro Paese, il ministero della Salute ha ribadito che non c'è alcun caso di Ebola. Intanto è arrivato il primo provvedimento operativo annunciato nei giorni scorsi. Il ministro Orazio Schillaci ha infatti firmato un'ordinanza, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, che introduce per 120 giorni l'obbligo di dichiarazione sanitaria per chiunque provenga, direttamente o indirettamente, dalla Repubblica Democratica del Congo o dall'Uganda, oppure vi abbia soggiornato nei 21 giorni precedenti l'ingresso in Italia. La comunicazione dovrà essere trasmessa entro 24 ore al Dipartimento di prevenzione della Asl competente. L'ordinanza coinvolge inoltre compagnie aeree, armatori, gestori aeroportuali e autorità portuali, chiamati a informare i passeggeri e a raccogliere la documentazione necessaria prima dell'ingresso nel Paese. Insieme al provvedimento è stata diffusa anche una circolare tecnica che definisce le misure di prevenzione e i criteri per la valutazione epidemiologica e clinica del rischio. Come nel caso della dottoressa di Medici Senza Frontiere rientrata dal Congo: la donna sta bene, non presenta sintomi e resterà in osservazione fino all'8 giugno. Parole che non fermano le critiche dell'opposizione alla premier, accusata di incoerenza. «Con quale credibilità - si sono chiesti Ilenia Malavasi e Piero De Luca, del Pd - Giorgia Meloni invoca il coordinamento europeo sulla salute pubblica dopo che il suo governo si è astenuto sul Piano pandemico globale assieme a Paesi come Russia e Iran?». Per Alessio D'Amato di Azione, «l'atteggiamento del governo italiano è semplicemente vergognoso».

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