«Noi, la “famiglia degli storti”, testardamente aperti alla vita»

Valentina e Livio Proietti, con i loro quattro figli (tre adottivi) hanno ricevuto il premio “Due cuori & una tribù”, durante l’assemblea dell’Associazione famiglie numerose, in corso a Misano Adriatico
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May 30, 2026
«Noi, la “famiglia degli storti”, testardamente aperti alla vita»
La famiglia Proietti in un momento felice
Alcuni la chiamano «la famiglia dei miracoli», altri la «famiglia dei paradossi», loro si definiscono, semplicemente, «gli storti». Valentina e Livio Proietti, genitori di quattro figli (di cui tre adottivi) sono i vincitori dell’edizione 2026 del premio «Due cuori & una tribù». Domani mattina riceveranno il riconoscimento – un ovale realizzato dallo scultore pisano Andrea D’Aurizio – al villaggio San Pellegrino di Misano Adriatico, che da oggi fino a martedì ospita l’assemblea delle famiglie numerose d’Italia.
Abbracci e coccole. Musica e vignette disegnate dal vivo. Giochi e tornei sportivi. Gite e escursioni. Talk e dibattiti. Numeri e testimonianze. A Misano oltre 600 persone ascolteranno la storia d’amore della famiglia Proietti.
“Romani de’ Roma”, vivono in una casa a due passi dal carcere Rebibbia. Con loro abita anche nonna Enrica. Valentina Muraglie, 48 anni, consulente familiare, e Livio Proietti (58), docente in un istituto alberghiero, si conoscono 25 anni fa in parrocchia. Due anni e mezzo di fidanzamento, poi il matrimonio, celebrato il 27 giugno del 2003 nella chiesa di Sant’Achille martire. Da subito sognano una famiglia numerosa. Ma i medici comunicano loro che non potranno. Serviranno almeno due anni per elaborare il lutto.
Poi accade qualcosa di incredibile: «Ci stavamo chiedendo quale direzione dare al nostro matrimonio», il racconto di Livio «e avevamo concluso il nostro dialogo dicendoci: «Restiamo in ascolto, vediamo cosa Dio ci propone». Quindici minuti dopo arriva una telefonata. Non dal cielo, ma dal carcere. Una detenuta chiede che le sue tre figlie siano affidate ad un'altra famiglia. «Se il Signore è stato così esplicito – ci dicemmo – non potevamo rifiutare. Da due a cinque in pochissimi giorni».
Livio e Valentina si lanciano in un’esperienza straordinaria e, al tempo stesso, dolorosa. Arrivano altri ragazzi: vittime innocenti di abusi di ogni tipo e del sistema che aveva impiegato troppo tempo a fare chiarezza e a offrire loro protezione. «Quando ho deciso di iscrivermi alla scuola per consulenti – confida Valentina – l’ho fatto per aiutarmi ad aiutarli: temevo più di ogni altra cosa di fare danni su un danno preesistente».
Poi, dodici anni fa, Livio e Valentina accolgono la richiesta di adottare i primi due bambini. «Antonio veniva da un’esperienza di affido fallita. Sapevamo che aveva una sorella più piccola, Ivana: chiedemmo di non separarli. “Che, ve li prendete tutti e due?” ci disse il giudice, stupito e commosso. E noi, più stupiti di lui: “ E che famo? Li separamo un’altra volta?”». Da due a tre adozioni. Quando Francesco arriva nella casa di Livio e Valentina «aveva 4 anni e mezzo, pesava 9 chili, fino ad un anno prima era stato nutrito per via parenterale». Francesco ha la sindrome fetoalcolica: «Per i medici dovrebbe essere un semi-vegetale, invece è un furetto»
Nella «famiglia degli storti» succede di tutto. Valentina Muraglie, contro ogni previsione, scopre, alla tenera età di 44 anni, di essere incinta. Nasce Dario. La gravidanza scatena un inferno in famiglia. «I figli grandi avevano paura di perdere il loro “posto” nei nostri affetti, sostituiti da un figlio biologico…».
Ad un anno i medici diagnosticano a Dario una malattia neurodegenerativa rara e senza cura. Giornate tutte lunghe come il solstizio d’estate. Dice Valentina: «Quando gli occhi di Dario, al mattino, si accendono, è come se ogni giorno stessimo vivendo la nostra Pasqua di resurrezione».
Già la Pasqua. Il giorno di Pasqua di quest’anno Valentina scopre di essere di nuovo incinta. E qui avviene un altro miracolo: «Io sono andata nel panico, i ragazzi, incredibilmente, hanno accolto la notizia con grande gioia». Però la domenica in Albis Valentina si sente male. Il piccolo che aveva in grembo, adesso non c’è più.
Novanta metri quadri. Non molti per una grande famiglia. Eppure le porte degli «storti» sono sempre aperte. «Zingarelli, cugini delle bimbe in affido, hanno fatto entra ed esci fino all’adolescenza. Amici dei nostri figli, a pranzo a cena e pure la notte. In qualsiasi momento, chiunque arrivi, trova una tavola imbandita con niente per stare insieme». Due cuori che si allargano, una tribù che fa festa.

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